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Turkish wedding
Coppia di sposi sotto i Camini delle Fate.
Iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO nel 1985, la Cappadocia, regione della Turchia, deve il suo aspetto affascinante ad antichissimi depositi di tufo e all’azione erosiva dei due vulcani Hasan Dagi ed Erciyes Dagi, avvenuta circa 8 milioni di anni fa, che ha dato vita a curiose forme coniche, torri, grotte, passaggi sotterranei e cucuzzoli noti come “Camini delle Fate”, dove poi l’ingegno umano ha saputo ricavare i propri rifugi, le abitazioni e i luoghi di culto. Inizialmente abitata dagli Ittiti tra il 1800 e il 1200 a.C., fu poi invasa dagli Assiri, dai Frigi, Lidi, Persiani e infine Romani che la trasformarono in loro provincia nel 17 d.C. Ma fu nell’epoca bizantina che la regione divenne rifugio di anacoreti e cristiani che vi scavarono le loro abitazioni nella roccia e poi di monaci eremiti che costruirono qui i loro monasteri, intagliando la roccia e affrescando le pareti, e che realizzarono anche chiese rupestri e città sotterranee vere e proprie con tanto di cantine e granai.
Veduta verso il Sassopiatto e il Sassolungo da Cima Juribrutto
Cima Juribrutto si trova a nord della Val di Venegiota, dopo Passo Rolle.
Le cime dolomitiche sono da sinistra: il Sassopiatto con lo scivolo innevato inclinato alla sua sinistra, il Dente con la caratteristica forma a dente inclinato, Torre Innerkofler, Punta Grohmann e infine la lunga cresta del Sassolungo.
Da cima Juribrutto, bellissima cima da salire d'inverno con le ciaspole o con gli sci oppure bellissima escursione da fare d'estate, si ha una impressionante veduta panoramica che spazia dal Latemar, poi il Catinaccio, il Sassopiatto, il Sassolungo, la Marmolada, il Sorapis, il Pelmo, la Civetta fino alle Pale di San Martino.
Vasilyevsky Island with Kunstkamera Museum
L'isola Vasilyevsky è una delle maggiori isole sulle quali sorge San Pietroburgo, separata dall'isola dei Decabristi dalla Piccola Neva e in parte affacciata sul golfo di Finlandia. Sull'isola si trovano numerosi monumenti ed edifici di notevole importanza artistica e storica l'Università di San Pietroburgo, la cui sede si trova nei Dodici Collegi, il Museo navale militare centrale, fino al 2013 ospitato nel palazzo della Borsa, l'Accademia russa di belle arti, la sede pietroburghese dell'Accademia russa delle scienze, la Kunstkamera e il rompighiaccio Krasin. Non va dimenticato inoltre lo scalo passeggeri del porto marittimo della città.
Camoscio alpino (Rupicapra rupicapra)
Il camoscio è un animale che già dall'aspetto, robusto e compatto, rivela la sua natura perfettamente adattata ai terreni più scoscesi e impervi. Il portamento fiero, la schiena dritta, le zampe lunghe e forti gli conferiscono un'innata eleganza. Scattante, nel suo splendido manto nerastro invernale, il camoscio sembra un vero e proprio "diavolo" della montagna.
I maschi adulti pesano fra i 30 ed i 45 chili, al garrese misurano 75-85 cm e il loro corpo è lungo fra i 120 ed i 140 centimetri. Le femmine sono più leggere e snelle, pesano 25-35 kg, con un'altezza al garrese di 65-75 cm ed una lunghezza complessiva di 110-130 centimetri. In ambedue i sessi la coda è corta (10-14 cm) ma evidente.
Nei mesi estivi i camosci sfoggiano una livrea chiara di varie tonalità del marrone-nocciola, dal beige molto chiaro al rossiccio, con una linea scura che scende lungo tutta la schiena. Scure sono anche le zampe, in contrasto con il ventre bianco-giallastro.
Il mantello invernale, fatto di peli lunghi, folti e perfettamente isolanti, è di tonalità più intense: dal grigio antracite, al bruno scuro, quasi nero. Questi colori favoriscono l'assorbimento delle calde radiazioni solari, preziose nei rigori alpini. Nei maschi adulti, lungo la colonna vertebrale spicca una lunga criniera di peli (Bart) lunghi anche 30 cm. La gola ed il muso (attraversato da una riga scura laterale) sono biancastri e rendono inconfondibile questo affascinante ungulato.
Il camoscio è un animale decisamente sociale: capita di osservarne branchi anche molto numerosi, di oltre cento soggetti, ma la loro composizione è variabile e dipende da parecchi parametri, come la morfologia della zona, la stagione, la disponibilità alimentare.
I branchi più frequenti sono formati da femmine, con i piccoli ed i giovani di entrambi i sessi; sono sempre guidati da una femmina esperta e sono "aperti": gli animali possono farvi ingresso o uscirne con facilità. Se la densità dei camosci è elevata si possono formare anche gruppi di maschi giovani, subadulti o persino giovani adulti (fino a 6-7 anni d’età).
Come avviene in molte altre specie, anche i maschi maturi di camoscio tendono a condurre vita solitaria e si avvicinano ai branchi femminili solo nel periodo degli amori, fra la fine di ottobre e metà dicembre.
In questo periodo i maschi più vigorosi difendono dai potenziali rivali una propria zona del territorio, nella quale cercano di far rimanere delle femmine, che poi tenteranno di "sedurre" attraverso rituali di corteggiamento molto complessi. Le sfide tra maschi sono elettrizzanti e scatenano spesso lunghi e vertiginosi inseguimenti, su e giù per i più ripidi pendii. Le lunghe e veloci corse in salita sono possibili grazie al portentoso adattamento evolutivo di questo animale, il suo cuore, se proporzionato al peso corporeo, risulta di dimensioni doppie rispetto a quello dell'uomo! Le incredibili evoluzioni su terreni difficili sono possibili anche grazie alla particolare conformazione degli zoccoli. Questi sono di forma quasi triangolare, con i bordi taglienti per non scivolare sul ghiaccio (come i ramponi), un cuscinetto morbido per aderire sulla roccia (come le scarpette da arrampicata) e una striscia di pelle fra le unghie che si apre e consente di non affondare nella spessa coltre bianca (come una racchetta da neve).
Nel corso dell'inverno si possono formare anche grandi assembramenti, con animali di diverso sesso ed età, concentrati dove è più facile reperire cibo.
Infatti ad inizio dello scorso inverno ho avuto la fortuna di avvicinarmi a un grosso branco di camosci composto quasi esclusivamente da femmine e piccoli d’anno, probabilmente oltre una cinquantina di esemplari. In questa foto ci sono due femmine con due piccoli.
Il Catinaccio dalla Forcella Piccola del Latemar
Foto fatta dalla Forcella Piccola del Latemar durante la discesa dallo Schenon del Latemar.
Si possono notare le imponenti cime del versante ovest del Gruppo del Catinaccio, Cima Catinaccio (2981 mt), Cima Sforcella (2810 mt) e la bellissima parete della Roda de Vael (2806 mt).
20 Apr 2018
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Ghiandaia (Garrulus glandarius)
La ghiandaia (Garrulus glandarius) è un uccello passeriforme appartenente alla famiglia dei Corvidae.
Inconfondibile nell’aspetto, soprattutto grazie all’azzurro intenso picchiettato di nero delle penne che presenta sopra le ali. la Ghiandaia trascorre tutta la vita tra le fronde degli alberi, in particolare sulle querce con sottobosco e sulle conifere. Molto di rado si avventura sui terreni aperti e di solito lo fa solo se questi si trovano vicino ai boschi o, almeno, a una macchia di alberi. Il suo territorio è relativamente ampio, pari a circa 25 ettari. In particolare, quando non trovano cibo a sufficienza, le popolazioni che abitano i climi più rigidi migrano verso territori più miti e, in questi casi, è possibile osservarle anche in gruppi discretamente numerosi.
Interno della Chiesa del Salvatore o del Sangue Versato
CHIESA DEL SALVATORE O DEL SANGUE VERSATO DI SAN PIETROBURGO
Con le sue molteplici cupole, la Chiesa del Salvatore o del Sangue Versato è diventata uno dei simboli più riconoscibili di San Pietroburgo da quando è stata riaperta al pubblico nel 1997.
Costruita in memoria dello zar Alessandro II, che fu vittima di un attentato perpetrato dal gruppo terroristico Volontà del Popolo nel 1881, la Chiesa della Resurrezione di Cristo (questo è il suo nome ufficiale) doveva essere un luogo privato di cordoglio per la morte dello zar.
Furono i bolscevichi ad aprire al pubblico le elaborate porte di questa chiesa incredibile, ma la struttura non era stata concepita per accogliere migliaia di persone, per cui gli interni cominciarono subito a risentirne.
In seguito alla chiusura delle chiese ordinata da Stalin negli anni ’30, l’edificio venne adibito a magazzino degli articoli più svariati, dalle patate alle scenografie teatrali.
Nei primi anni ’70, dopo decenni di abbandono, fu finalmente avviato un processo di restauri che però procedette a rilento in quanto il clima politico non era ancora sufficientemente aperto nei confronti della religione. Oggi è ricordata soprattutto come la chiesa dei tempi lunghi: ci vollero 24 anni per costruirla e 27 per ristrutturarla. Vale la pena visitarla per i mosaici che decorano le pareti interne, realizzati da 30 artisti su una superficie di 7000mq.
Tofana di Mezzo e Tofana di Dentro
Tofana di Mezzo e Tofana di Dentro viste dalla cima della Tofana di Rozes.
Le Tofane, uno fra i più importanti gruppi montuosi dell'area delle Dolomiti Orientali, sono poste a ovest di Cortina d'Ampezzo e a nord ovest di San Vito di Cadore e si estendono sul lato occidentale della conca ampezzana tra il Passo Falzarego e la Val di Fanes. Massiccio dal carattere storico, le Tofane richiamano ogni anno in gran numero gli amanti della montagna, sia in estate sia in inverno si possono ammirare i panorami più suggestivi percorrendo i numerosi sentieri o scendendo lungo le piste da sci.
Le Tofane sono caratterizzate da tre vette dominanti, tutte con un altitudine superiore ai 3.000 metri, la Tofana di Rozes, o de Fora (3.225 metri), la Tofana di Mezzo (3.244 metri) e la Tofana de Inze, o di Dentro (3.238 metri).
In passato la Tofana di Mezzo e quella de Inze contenevano dei piccoli ghiacciai appartenenti al bacino del Piave e che durante questi ultimi anni sono quasi interamente scomparsi.
Nel corso della Prima Guerra Mondiale (1915-18) le Tofane furono luogo di violenti scontri armati fra soldati italiani e austro-ungarici, ed è questo il motivo della loro importanza storica ai giorni nostri.
Questo rilevante gruppo montuoso risulta essere una delle più grandi attrazioni turistiche delle Dolomiti, è per questa ragione che nel corso degli anni sono stati costruiti molti rifugi alpini, numerosi percorsi escursionistici e vie ferrate, come la Ferrata Lipella, con differente livello di difficoltà e di impegno, i cui tracciati prevedono un equipaggiamento conformato e l'assunzione di adeguate misure di sicurezza, sono inoltre frequenti i passaggi aerei. La zona di Cortina e della Valboite offre inoltre anche numerose possibilità per gli amanti dell'arrampicata.
Venetian mask from Venice Carnival
Il Carnevale di Venezia è una festa cittadina che si svolge con cadenza annuale nel capoluogo veneto. Si tratta di uno dei più conosciuti e apprezzati carnevali del mondo.
Le sue origini sono antichissime: la prima testimonianza risale ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta.
L'istituzione del Carnevale da parte delle oligarchie veneziane è generalmente attribuita alla necessità della Serenissima, al pari di quanto già avveniva nell'antica Roma (vedi panem et circenses), di concedere alla popolazione, soprattutto ai ceti sociali più umili, un periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti, durante il quale i veneziani e i forestieri si riversavano in tutta la città a far festa con musiche e balli sfrenati.
Attraverso l'anonimato che garantivano maschere e costumi, si otteneva una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali ed era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell'aristocrazia. Tali concessioni erano largamente tollerate e considerate un provvidenziale sfogo alle tensioni e ai malumori che si creavano inevitabilmente all'interno della Repubblica Veneta, che poneva rigidi limiti su questioni come la morale comune e l'ordine pubblico dei suoi cittadini.
I cittadini che indossano maschere e costumi possono celare totalmente la propria identità e annullano in questo modo ogni forma di appartenenza personale a classi sociali, sesso, religione. Ognuno può stabilire atteggiamenti e comportamenti in base ai nuovi costumi ed alle mutate sembianze. Per questo motivo il saluto che risuonava di continuo nell'atto di incrociare un nuovo "personaggio" era semplicemente Buongiorno signora maschera!
Il primo documento ufficiale che dichiara il Carnevale di Venezia una festa pubblica è un editto del 1296, quando il Senato della Repubblica dichiarò festivo il giorno precedente la Quaresima.
In quest'epoca, e per molti secoli che si succedettero, il Carnevale durava sei settimane, dal 26 dicembre al Mercoledì delle Ceneri, anche se i festeggiamenti talvolta venivano fatti cominciare già i primi giorni di ottobre.
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