...ed io sono andato a "vederlo". Volevo fotografarlo, volevo incontrare tutti i miei amici fotografi per salutarli e per farmi quattro chiacchiere con loro, volevo passare un paio d'ore.

Così sono andato. Non c'era molta gente all'inizio, era mercoledì, cosa vuoi?!, giovani-giovani e pensionati. La città che lavora e produce era altrove, a tirare su "schei", a creare ricchezza. Piano piano però son cominciate ad arrivare sempre più persone, giovani sopratutto, ben vestiti, educati, a modo. Ragazzi tranquilli, insomma, non gente ai margini, ... forse anche perchè Uolter non saprebbe parlare "ai margini", forse nessuno saprebbe farlo.

Sono comparsi, timidi, gli striscioni. Qualcuno ha portato decine di cartonati che dicevano "Si può fare" e hanno cominciato a distribuirli ai presenti. Insomma l'entusiasmo cresceva e cresceva, e all'improvviso, preannunciato dal boato della piazza, piccola ma molto elegante, è arrivato Uolter, circondato dalla sicurezza e dall'affetto di tante persone. E "lo show elettorale" è cominciato, seguendo tutte le regole che ben conosciamo.

Io intanto l'ho fotografato bene. Lui, la piazza, i giovani (che erano tantissimi, meraviglia!), tutto il contorno, .... ma i giovani erano tanti. E allora ho pensato che se i giovani erano tanti doveva esserci pure un motivo, e allora ho iniziato anche ad ascoltare quello che diceva.

Ho iniziato ad ascoltarlo da dentro e da fuori, contenuto e forma, lettura facile e retro-pensiero. E alla fine ho capito una cosa: la speranza. Tutti quei giovani erano lì, educati, nuovi, seri, per provare a coltivare una speranza grande di cambiamento.

Chissà, ho pensato sorridendo, forse si può fare davvero.

Sergio Vollono