L'ARTE DEL NAUFRAGIO 1

ovvero

come restare bloccati sull'isola di Lavezzi e vivere felici come tanti Robinson Crusoe.

di Patrizia Martini

Estratto dal diario di bordo di Pat, naufragata a Lavezzi il 24/7/97 insieme a Sandro Annarosa Flavio e Luigi, durante il raduno in Corsica da Portovecchio a Bonifacio.

1. - Naufragio: rottura di nave per urto, offesa o tempesta che ne causa l'affondamento. In realtà i nostri kayak erano perfettamente funzionanti e cosi' pure noi, ma volevamo anche mantenerci tali!



24 LUGLIO (Giovedì)

Partiti di buon mattino da Cala Longa decidiamo di fare il giro delle isole: Ratino Cavallo Lavezzi e rientrare a Cala Longa in serata. Imprudentemente lasciamo una buona scorta d'acqua, alcuni viveri nonchè il mirto! nascosti tra i cespugli della spiaggia. Il mare è calmo, non tira vento, il cielo è un po’ nuvoloso ma tutto sommato non guasta.

Tutto procede per il meglio finchè non giungiamo a Lavezzi, qua, già nell' avvicinarsi all'isola, proprio gli ultimi 50 metri, si alza una feroce raffica da sud ovest. Giriamo comunque una parte dell'isola e ci fermiamo per la merenda. Tra passeggiate, chiacchiere con alcuni francesi e riposo passano circa due ore; decidiamo di ripartire proseguendo il giro dell'isola verso sud per poi ripassare da Cavallo e rientrare. Finchè stiamo dalla parte protetta va tutto bene, come superiamo il promontorio del faro comincia la "sarabanda"! Vento feroce quasi di maestrale e il mare gia' mosso con onde a cui si rompono le creste. Pagaiamo di corsa verso la prima insenatura e ci fermiamo. OK, stanotte si dorme sull'isola, poi si vedra'.

Per fare un buon "naufragio" è molto importante essere in buona compagnia e possibilmente complementari. Il nostro gruppo si è rivelato praticamente perfetto.

Io sono la più previdente in quanto sono l'unica che ha un fornello con un paravento ed una batteria di pentole (anche se piccola); nonchè una stuoia di plastica ottima come tovaglia. E' molto utile anche il mio barattolo di vetro con candela dentro che fa da illuminazione. Commento di Sandro: "E pensare che in un'altra occasione per questo barattolo ti avrei presa in giro..." Il menù prevede risotto ai funghi porcini e pasta e fagioli Knorr, assortimento di scatolette e formaggini corsi, un po’ di frutta e biscotti.

Nel montare le tende il gruppo si divide tra chi preferisce affrontare l'acqua e chi il vento. Sandro Annarosa e Luigi montano le tende in fondo alla spiaggia sperando che il mare non salga più di tanto, io e Flavio su uno spiazzo sopra la spiaggia dove il mare senz'altro non arriverà, ma soffia un vento feroce che mette a dura prova la mia già vissuta canadese. Praticamente durante la notte si smonterà quasi tutta.






L'isola è una riserva naturale. Al calar della sera abbiamo già infranto ben due divieti, oltre a quello di campeggio anche quello di accendere fuochi. Quando l'oscurità inizia a farsi fitta conosciamo i più stupefacenti frequentatori di Lavezzi, annunciati e scoperti grazie al verso stranissimo che sembra il pianto di un neonato ma talvolta ricorda anche il gracidio di una rana. Io lo sento per prima e chiedo agli altri se non odono un suono strano, lì per lì penso a delle capre. Il fragore del mare ed il vento forte confondono un po’ ma, stando più attenti, lo sentiamo tutti (almeno escludo di avere le allucinazioni uditive!). Allora Sandro ci racconta delle DIOMEDEE: uccelli notturni che prediligono abitare isole dove sono avvenuti dei naufragi, e, oltre al nostro, sull'isola c'è stato il naufragio della "Semillante" che nel 1855 si sfracellò su una punta e tutti i 750 uomini a bordo morirono. Questi uccelli si radunano la sera ed iniziano a volare e "ciacolare" tra loro aspettando che sorga la luna per andare a pescare al largo. Di giorno non si vedono perchè dormono in grandi banchi al largo. Scrutiamo invano il cielo, tante stelle ma niente luna, è calante e sorgerà tardi. Con molti dubbi "uccelli, spiriti o cosa?" andiamo a dormire. Di certo notiamo che sull'isola ci sono parecchi topi e le provviste devono essere obbligatoriamente riposte nei gavoni. Il bollettino nautico delle 10 e 40 è brutto, il mare ed il vento sono in peggioramento.

25 LUGLIO (venerdì)

Sveglia con calma. E' bello non avere orologi. Gli altri mi dicono che sono le nove. Il cielo è grigio, il vento ancora forte, il mare molto agitato. Dopo colazione, (thè e caffè caldi sempre grazie al mio fornellino!) decidiamo di trasferirci su una spiaggia che sarà sì e no a 60 metri ma che è riparata perchè dà sull'altro lato dell'isola. Smontiamo le tende che rimonteremo in serata tanto per non essere troppo spudorati.

Abitanti fissi dell'isola: un asino, anzi asina di nome Martina, un montone piuttosto nevrotico, una mucca, un toro e due vitelli. Un indefinito numero di bisce nere, uccelli di vario tipo e falchetti. Il faro è automatico, però nella casetta del faro alloggiano 5 scouts mandati lì per una settimana a distruggere i "fichi degli ottentotti" pianta grassa che è troppo infestante e uccide altre piante sull'isola. I frutti di questa pianta però sono buoni e per noi naufraghi ciò è molto interessante. Sandro è una miniera di notizie, conosce moltissime piante e cominciamo a farci un'idea della vegetazione, in particolare, (siamo un po' fissati) di quali specie siano commestibili.

Sull'isola c'è il critmo, pianticella che si può fare in insalata ed ha il sapore di finocchio; ci sono carote selvatiche, anche se un po' passate ormai, aglio selvatico, alberelli di ginepro sabina e poi, che bella sorpresa!, un gelso carico di more nere mature. Che spanciata! e che Macedonia! L'importante è avere con sè un po' di zucchero e limone! Ci sono anche due tre alberi di fico avviticchiati alle rocce, peccato che i fichi siano ancora acerbi. Ci sono poi molti cespugli di giunco e alcune felci. Poichè ci sono queste piante e gli animali, deve esserci l'acqua. Girando ne scopriamo tre pozze dall'aria un po' melmosa. Io e Flavio poi, scopriamo che vicino al gelso, chiuso in un casottino di cui apriamo il chiavistello, c'è un pozzo d'acqua dolce con tanto di secchio e pompa attaccata. Poco distante infatti c'è una casetta ristrutturata con scritto Maison de la Reserve probabilmente l'acqua viene portata alla casetta. Bene, abbiamo la doccia assicurata! C'è un certo rimpianto per le sei bottiglie lasciate a Cala Longa, la nostra riserva d'acqua potabile è ridotta a poche gocce. I boyscouts comunque ci forniscono 5 bottiglie d'acqua della loro cisterna da bollire.

L'isola di giorno non è del tutto deserta, infatti approdano diverse barche che portano i turisti a visitarla per qualche ora. Annarosa deve partire perchè sabato sera arriverà sua madre a Bastia e deve andarle incontro. La carichiamo con il suo kayak su una di queste barche e le affidiamo un mega elenco di provviste che deve inviarci il giorno successivo, (sempre con la barca e sperando che arrivi perchè le previsioni danno mare ancora in peggioramento, addirittura forza 8).

Abbiamo saputo poi che in quanto naufraga ha avuto il passaggio gratis!

Flavio intanto, che possiede una lenza, cerca di incrementare il menù con pesce fresco, ma se avessimo dovuto sfamarci con quello che ha pescato non ce la saremmo passata molto bene. Si tenta anche di assaggiare qualche riccio di mare, ma più che altro sanno di sabbia. A mali estremi, però, potremmo sempre abbattere un vitello! Comunque anche la seconda cena non è male, conchiglie (non raccolte sulla spiaggia!) al pomodoro e melanzane, lonzo a fette con pane e biscotti. Volendo poi si può sempre integrare con le scatolette di Luigi che pare averne una scorta infinita; tra l'altro a lui le paste knoor non piacciono, perciò possiamo dividerci le due porzioni in tre anzichè in quattro.

La notte montiamo le tende sul bellissimo pontile dove attraccano le barche (perchè sicuramente lì gli animali non vengono). Il tutto dopo aver cenato, aver fatto il fuoco, aver ascoltato le diomedee che, senza il fragore del mare e del vento come la prima sera, dominano veramente il campo non facendoci sentire soli. Riproviamo con le pile, ma non riusciamo a vederle. Sandro continua a insinuare che forse non sono uccelli perchè: "Possibile che non si vedano mai?". Il cielo è di una limpidezza incredibile e Sandro ci tiene lezione di costellazioni. Vediamo anche una stella cadente, buon auspicio di sicuro!

Ad una certa ora della notte mi sveglio per chiudere la tenda. C'è un silenzio magico, la luna illumina la baia immobile, le diomedee sono andate a pescare...

26 LUGLIO (sabato)

Contrariamente alle previsioni pessime, il vento è un po' calato però il mare è sempre molto agitato. Flavio si è fatto fregare amo galleggiante e 20 metri di lenza da un pesce ingordo! Si è distratto un attimo (fatale) a parlare con Sandro! In ogni caso l'umore è alto perchè, viste le condizioni, arriverà la barca con i turisti e quindi le nostre provviste! E infatti alle 11 arriva, ed in quel momento siamo i naufraghi più felici sulla terra! CHE PACCHIA! c'è pure una bottiglia di vino! Siamo dei signori! Frastornati da tanta abbondanza andiamo a trovare gli scouts al faro per portargli un po' di pane in quanto per noi è decisamente troppo. Ci fermiamo ad ammirare una foto di Lavezzi dall'alto tanto per vedere se c'è qualche angolino che ancora non conosciamo bene. Poi ci divertiamo a fare gli scalatori.

Ci sono tre "cime" sull'isola formate da enormi massi di granito rosa modellati e traforati dagli elementi nelle sagome più strane; alcuni sono così piatti che ci potrebbe atterrare un elicottero. Io e Flavio ci divertiamo ad arrivare in cima ad ognuna di queste alture. La più alta (poi scopriremo sulla cartina che è 50 metri) è quella più vicina al faro. Si domina un bellissimo panorama dell'isola. Scopriamo un roccione a conchiglia riparato dal vento con due sedili e pure il bracciolo in mezzo. Si può vedere tutto senza essere visti, eccezionale! lo battezziamo "l'ostrica". Flavio si rivela un ottimo riparatore di ciabatte di gomma, sistema la mia infradito rotta e aggiusta le sue che aveva distrutto in un colpo solo con un "inciampone" da un sasso. Io collaboro raccattando pezzi di filo sintetico di varia lunghezza e spessore dalla spiaggia. L'isola di Lavezzi conta anche molte piante spinose e senza calzature è veramente un problema. Sandro nel frattempo scopre un sacchetto di mentine abbandonato ( tutto fa ).

Dobbiamo poi difenderci dagli assalti di Martina (l'asino) che attratta dalle nostre sacche, poggiate intorno e sulle canoe, cerca, come abituata dai turisti, di procurarsi pane e dolci. Il primo tentativo di allontanarla con le buone (bucce di carota e cetriolo) funziona solo in parte, in quanto, come era prevedibile, dopo un po' lei ritorna. Si decide di passare alle cattive(suggerite da me) e con un paio di mezze bottiglie piene d'acqua le facciamo un ottima doccia.

Dietro- front repentino. Le nostre canoe sono definitivamente salve (aveva già messo un piede in quella di Sandro, il primo asino canoista mai visto!).

Nel tardo pomeriggio c'è l'idea di partire, però il mare è sempre agitato ed il vento anche se meno forte non demorde. Rinviamo la partenza alla mattina seguente e non ne siamo molto dispiaciuti.

Sandro e Luigi ogni tanto dicono che potremmo arrivare a Cavallo, ma a parte il fatto di "essere a Cavallo" io non vedo cosa ci guadagnamo a fare i naufraghi in mezzo ad un condominio per miliardari. Capace ci fanno pagare una mega-multa per occupazione di suolo privato!

Molto meglio essere liberi naufraghi a Lavezzi!

Con le provviste mandate da Annarosa la cena non è un problema; gli uomini non sono mai contenti e lamentano che una sola bottiglia di vino è poco ... e pensare che fino alla mattina si preoccupavano per l'acqua! Comunque, il massimo per me che sono una golosa è la mousse al cioccolato, questo tanto per notare che tra tutti non abbiamo ancora perso le nostre abitudini consumistiche, o almeno ne siamo subito ri-condizionati! La sera montiamo le tende sulla spiaggia, abbiamo visto che tanto gli animali non si avvicinano; nuovo falò e nuovo chiasso della diomedee. Stasera però c'è una variante; diverse barche a vela sostano di fronte alla nostra spiaggia per la notte, e gli occupanti, incuriositi, cominciano a puntare i faretti verso il cielo nel tentativo di vederle. E, finalmente, le vediamo! Sono tante, grosse almeno quanto i gabbiani, scure e velocissime, per forza che non riuscivamo con le nostre pile a catturarne l'immagine!

Siamo felici, se veramente gli spiriti dei naufraghi si fossero reincarnati, avrebbero fatto una buona scelta!

Dimenticavo, sull'isola ci sono due cimiteri in cui riposano i resti dei naufraghi; sembrano cimiteri di guerra con tanti cippi senza nome. Uno si nota subito perchè è bianco ed è in mezzo all'isola, l'altro è del colore del granito e sta dietro la spiaggia più grande e bella dell'isola. Si nota meno, ma c'è una lapide in rame, grande quanto una porta, che racconta la storia della nave e del suo capitano. Luigi, che ha 74 anni ed è un po' ossessionato dalla morte, la prima sera voleva andare a dormire nel cimitero per evitare il vento (visto che è cinto da un muro) e poi per "abituarsi all'idea". Noi però non eravamo troppo disposti a fargli compagnia lì, e così.. ha optato per i vivi!

Con la visione delle diomedee che sfrecciano attraverso le luci delle barche e con il loro frastuono nelle orecchie ci addormentiamo. Il mare si sta calmando.

L'ultima notte da naufraghi. Domani si torna alla civiltà... peccato!