Quando si esce da una scuola d’arte ci si sente invincibili, immortali, portatori esclusivi della creatività assoluta. Il giovane neodiplomato artista ha la forza delle sue idee a spingerlo, ed è ocnvinto che tutte le porte gli si apriranno davanti. Quelli dal miglior rendimento scolastico credono, addirittura, che le agenzie pubblicitarie e gli studi di progettazione grafica stiano facendo una gara per accarrarsi il loro talento.
Poi si scontrano con la realtà: il neodiplomato è considerato solo manovalanza.
Troppo lento, troppo inesperto; timido o arrogante, senza mezza misura. E le idee geniali? E la ventata di novità? Tutto superfluo. O inapplicabile al mondo del lavoro- In sostanza, il miglior diplomato si trova ad essere, all’interno dell’ambiente di lavoro, la persona meno considerata. Gli studi grafici triturano I novellini senza sosta. E molti si deprimono.

Cambio scena.

Ho saputo in questi giorni che l’agenzia dove lavoro mi affiancherà un grafico. Non un ragazzino, ma uno della mia età, che ha sempre fatto il grafico. Anzi, quando qualche mese fa hanno scelto me, anche questo altro tizio era in ballottaggio. Poi, hanno pensato che il lavoro era tanto e, visto il livello medio dei clienti, bisognava cogliere l’occasione di avere due persone di esperienza e mature.
Cosa c’è di tanto eclatante in questo? Semplice, hanno preso il mio compagno di banco a scuola. Io ero, lui anche. Siamo andati all’università entrambi. Abbiamo accumulato esperienza come schiavi sfruttati, sottopagati; in dieci anni abbiamo fatto volantini per sagre, giornaletti falliti, adesivi. Ora una rinomata agenzia ci prende entrambi, dandoci libertà di proporre e condizioni di lavoro invidiabili.
E ho capito. La scuola arriva fino ad un certo punto. Sei il migliore, sviluppi le tue idee, ma poi sarà il lavoro a fare il resto. La scuola ti da una preparazione immediata basilare e una latente. La prima ti servirà per poter entrare la prima volta in uno studio e iniziare a camminare.

La seconda si manifesterà dopo anni, se avrai la costanza di imparare, di credere, di spostare I tuoi obietti sempre qualche centimetro più avanti.
Io ero frustrato a vent’anni, perchè facevo inserzioni pubblicitarie su cartine turistiche, e mi chiedevo come mai nessuno si accorgesse del mio talento. A scuola ero bravo, forse tra I migliori. Ma le mie idee non interessavano a nessuno. Semplicemente, non ero pronto, non avevo metodo, non avevo conoscenza, non avevo spina dorsale. Ci sono voluti dieci anni di rodaggio per diventare quello che credevo di essere il giorno dopo l’esame di maturità.