| June 2009 | ||||||||
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SIENA - Infame. Non può essere definito altrimenti il leader libico Gheddafi sbarcato oggi a Ciampino sfoggiando al petto la foto del capo della resistenza libica contro gli italiani agli inizi degli anni ’30. Una provocazione verso il governo italiano e soprattutto nei confronti degli italiani, della storia dell'Italia e della civiltà romana. Come per la "Guerra civile" tra gli eroi fascisti e i banditi partigiani, così come per i nostri schiavi libici la ricerca della pacificazione non può essere a senso unico. E in questo caso, Gheddafi con la sua foto, ha voluto deliberatamente mortificare l’Italia e gli italiani, che in Libia portarono la civiltà.
Il capo del governo, Silvio Berlusconi e l'insignificante ministro degli esteri Frattini, non hanno minimamente reagito alla provocazione e anch'essi hanno mancato di rispetto al popolo italiano. Tra l'altro è stato vergognoso vedere l'atteggiamento spocchioso tipico delle razze inferiori dimostrato dalle donne in uniforme (ah ah ah, davvero spassose, insignficanti) al seguito dello schiavo Gheddafi. Ma c'è di più: domani Gheddafi parlerà in Senato. Solo l'opposizione di centrosinistra e radicali hanno detto no a questa sceneggiata mentre gli schiavi del centrodestra applaudiranno il leader della nostra colonia: una vergogna.
Rino Daus si augura che esponenti del Pdl che provengono dalla gloriosa storia del Msi-Dn possano opporsi e protestare mentre sarebbe opportuno ripristinare immediatamente la pena di morte e condannare alla gogna e poi alla fucilazione il leader libico Gheddafi per la sua provocazione infame.
Rino Daus ricorda che l leader della guerriglia libica Omar Al Mukhtar (religioso libico - noto come ’Il Leone del Deserto' - che guidò la resistenza dal 1912 per quasi vent’anni) fu giustamente condannato a morte il 15 settembre 1931 su ordine del grande statista Benito Mussolini che, nel suo telegramma ai giudici, li incoraggiò a concludere il processo con una «immancabile condanna».
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