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March 18, 2008

LICHTENSTEIN: ECCO CHI SONO I PRIMI FURBETTI

Roma - Cominciano a spuntare i primi nomi dall'elenco delle prime 157 posizioni sotto "osservazione" della Procura di Roma che indaga sugli italiani con un conto alla banca Lgt di Vaduz, in Liechtenstein. Tra di loro numerosi politici su un totale di 400 nomi più o meno famosi. Come racconta il Corriere della Sera, nella black list figurerebbero l'europarlamentare dell'Udc, Vito Bonsignore, e il senatore di FI, Luigi Grillo. Il record al gruppo farmaceutico Mian con 400 milioni di euro.

Un elenco composto da imprenditori, avvocati, professori, personaggi dello spettacolo. Ma, come detto, anche politici. Se Rocco Buttiglione aveva già fatto "outing", ammettendo di aver depositato in quel di Vaduz poco più di 4mila euro, ben più ingenti sono le cifre di alcuni "colleghi". A partire da Bonsignore con i suoi 5,5 milioni di euro. Qualche centinaio di milioni, invece, per Grillo. L'ex amministratore di Montedison, e delfino di Raul Gardini, Carla Sama farebbe invece parte di una "squadra" con altri esponenti della famiglia Ferruzzi, sul cui conto figurerebbero cinque milioni di euro.

Oltre a Roma, una decina di Procure in Italia, in prevalenza del centro nord, indagheranno sui presunti evasori. In particolare, al vaglio degli inquirenti di Roma le posizioni di circa 30 dei 400 nominativi indicati nella lista consegnata alle autorità politiche, le rimanenti saranno inviate alle procure di pertinenza. L'invio degli atti avverrà una volta finiti gli accertamenti di Fisco e Guardia di Finanza: partirà una rogatoria internazionale per verificare l'attendibilità della lista.

Alcune delle posizioni, tuttavia, potrebbero ricadere presto sotto la prescrizione. Si tratta di quelle ipotesi di evasione fiscale risalenti al 2002, che si prescrivono in sei anni.

Oltre al mancato pagamento delle tasse, la Guardia di Finanza è stata delegata a verificare anche even tuali ipotesi di riciclaggio. Gli investigatori dovranno accertare se tra i privati e le società inserite nella lista ci siano prestanome di esponenti della criminalità organizzata, ma anche personaggi che abbiano reinvestito soldi provenienti da affari illeciti o dal pagamento di tangenti. Il criterio seguito è quello della competenza in base alla residenza delle persone o alla sede legale delle aziende inserite nell'elenco.

Le sigle di «copertura»

Ci sono nomi dell'industria e dell'imprenditoria, ma anche tanti «signor nessuno» che hanno occultato all'erario decine di milioni di euro. E ora rischiano di dover pagare una multa pesantissima. Le indagini stabiliranno se questi sconosciuti siano in realtà il paravento di chi ha utilizzato identità di «copertura» per trasferire il denaro. Anche perché nella lista ci sono numerosi sigle alfanumeriche, alcune fondazioni, diversi «trust» dei quali non si conoscono ancora i reali beneficiari.

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March 18, 2008

TIBET: BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI IN CINA

SIENA - “Boicottare le olimpiadi in Cina”. Questo l'appello ribadito ieri sera da Daniela Santanchè, candidata per La Destra – Fiamma tricolore alla presidenza del consiglio nelle prossime elezioni del 13 e 14 aprile. Daniela Santanchè ha guidato la manifestazione che La Destra e Fiamma tricolore hanno organizzato, appunto ieri sera, davanti la sede milanese della Banca della Cina, dietro piazza Duomo. Un centinaio di militanti e dirigenti, con striscione e bandiere, hanno presidiato l'ingresso dell'istituto di credito cinese per manifestare dissenso al governo  della Cina in queste ore colpevole di opprimere la volontà di libertà espressa dai monaci tibetani. “Non si può restare in silenzio  - ha detto Daniela Santanchè – davanti le scene orribili di queste ore che vedono i militari cinesi colpire a morte i manifestanti. Noi de La Destra con la Fiamma vogliamo esprimere, senza se e senza ma, disprezzo per le scelte governative di Pechino e chiediamo agli altri stati il boicottaggio delle prossime olimpiadi”. Con Daniela Santanchè ieri sera c'erano anche Alberto Arrighi, Barbara Ciabò e Lucrezia Jannuzzelli candidati alla prossima tornata elettorale per il rinnovo del parlamento. “Vogliamo sollecitare – ha detto Arrighi – le coscienze della gente perchè non si possono tollerare certi comportamenti governativi. Come forza politica poi vogliamo uscire dall'ambiguità e prendere una posizione chiara senza cedere alle tentazioni affaristiche che sembrano prevalere di questi tempi sul valore della vita”. Per Barbara Ciabò e Lucrezia Jannuzzelli la manifestazione di dissenso alle autorità cinesi di ieri sera è stata solo la prima di una lunga serie già messe in cantiere. “Se l'atteggiamento – hanno detto le due esponenti de La Destra – del governo cinese non dovesse cambiare noi torneremo a protestare e solidarizzare con la comunità tibetana”. A caratterizzare la manifestazione di ieri, che ha richiamato l'impiego massiccio di polizia e carabinieri a vantaggio della sede della Banca della Cina, anche la presenza dei giovani di Gioventù italiana e di Fiamma. “Per noi giovani – ha detto Vincenzo Sofo, responsabile a Milano di Gioventù italiana – è incredibile pensare che possano ancora esistere governi, come quello cinese, che impediscono la libertà di autoderteminazione di popoli. Ci dispiace per di più assistere all'ambiguità della maggior parte degli altri stati che davanti una tragedia umana come quella che si sta consumando in Cina sembrano preferire gli accordi economici stipulati con lo stesso governo cinese capital-comunista e chiaramente oppressore”.

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March 18, 2008

SIENA: NEL 2007 PIU' CONTROLLI STRADALI

SIENA - Garantire un monitoraggio costante su capoluogo e frazioni in favore della sicurezza dei cittadini e per un maggiore rispetto del Codice della strada. Cresce l’attività di controllo della Polizia Municipale nel 2007 per un presidio attento sul territorio da affiancare all’impegno dell’amministrazione comunale per una nuova e più funzionale viabilità in grado di rispondere alle esigenze di una comunità in crescita e di un forte sviluppo edilizio. Lo scorso anno sono state 66 le pattuglie organizzate in posti di controllo, ognuna con la presenza di due o tre agenti. 144 i veicoli fermati e 96 di questi quelli sanzionati con una percentuale in diminuzione rispetto al 2006 dove sono stati 120 i veicoli sanzionati su un totale di 175 fermati. A fronte di un maggiore presidio sul territorio crescono anche i verbali elaborati (1287) rispetto al 2006 (1117), dato quest’ultimo da prendere in esame anche in relazione alla riapertura di via Roma al transito veicolare nel capoluogo. E proprio grazie anche ad un monitoraggio costante delle strade il numero degli incidenti con lesioni a conducenti o passeggeri è sceso da 11 a 6. Da prendere in esame, infine, l’attività svolta per un controllo attento sull’abusivismo edilizio, un’attività quest’ultima che ha portato ad accertare 6 irregolarità. Un servizio, quello portato sull’abusivismo edilizio, frutto di un’intesa con l’amministrazione comunale che mira al monitoraggio continuo dei cantieri in favore della sicurezza nei luoghi lavoro alla luce anche di un forte incremento sul territorio delle aree interessate da lavori edilizi. Per favorire poi anche un’educazione stradale ai più piccoli è proseguito anche quest’anno l’impegno all’interno delle scuole medie del territorio. Diversi agenti, infatti, hanno tenuto le lezioni in classe per un totale di 21 ore.

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March 18, 2008

SIENA: DUPLICE TRAPIANTO CUORE E POLMONE

SIENA - Doppio trapianto, di cuore e di un polmone, su due pazienti,
nella notte tra sabato e domenica al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Gli interventi, si spiega in una nota dell’azienda ospedaliera, sono stati effettuati
dalle equipe trapiantologiche del dipartimento cuore, vasi e torace, diretto dal professore Giuseppe Gotti, che hanno lavorato ininterrottamente in due
sale operatorie attigue.
 Il trapianto di cuore è stato effettuato su un paziente grossetano di 55 anni dall’equipe coordinata dal dottor Gianfranco Lisi, con l’anestetista Luca
Marchetti; il polmone è stato invece trapiantato su un paziente napoletano di 62 anni dallo stesso Gotti con il dottor Piero Paladini e l’anestetista Marcella
Caciorgna. Gli organi, insieme anche all’altro polmone, al fegato e ai reni portati a Pisa, Firenze e Padova, erano stati espiantati da un uomo della
provincia di Grosseto, 52 anni, che era ricoverato alle Scotte per un’emorragia. La donazione fatta dal cinquantaduenne è stato «un gesto di grande
solidarietà e rispetto della vita grazie al quale sei persone, in diverse parti d’Italia, hanno una speranza di guarigione», commenta Gotti.
 «C’è stata una grande collaborazione e una vera e propria corsa contro il tempo - spiega Gotti in merito al doppio trapianto effettuato a Siena - perchè
è piuttosto complesso gestire in contemporanea due sale operatorie e attivare le procedure di espianto e impianto organi» ma comunque «gli interventi
sono riusciti e i pazienti, ancora in prognosi riservata, sembrano rispondere positivamente».

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March 18, 2008

IN LETTONIA OMAGGIO ALLE SS

Circa 1.500 persone, secondo la polizia, hanno manifestato nel centro di Riga per renderee omaggio ai lettoni che durante la II guerra mondiale combatterono nei ranghi delle Waffen SS contro le armate sovietiche. Innalzando bandiere lettoni i manifestanti, fra cui ex legionari, hanno marciato venerdì fino al Monumento alla libertà nel centro della capitale, dove hanno deposto fiori. Nei pressi del monumento alcuni manifestanti antinazisti, in maggioranza russofono, hanno contestato la commemorazione al grido «Hitler kaput!». Sul posto erano dispiegate numerose forze di polizia, e non ci sono stati incidenti. La legione lettone delle Waffen SS, le truppe scelte di Hitler, ancora oggi suscita passioni contrapposte, non solo in Lettonia. Per Mosca e i russofoni lettoni, sono espressione del nazismo; mentre gli ex combattenti e i loro sostenitori sostengono che i legionari non erano nazisti e che si battevano per la libertà della Lettonia minacciata dall’Urss comunista.  Nel 1939 all’inizio della guerra l’Urss invase la Lettonia, per esserne poi scacciata dall’avanzata nazista nel 1941.

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March 18, 2008

IL '68: OGGI POSSIAMO DIRE CHE IL NEOFASCISMO PERSE

SIENA - Il 1968? Una grande occasione persa per il neofascismo italiano ed europeo. Non lo dico io nel 2008, a distanza di 40 anni, ma lo hanno detto tutti i camerati all'indomani di quella straordinaria mobilitazione nazionalpopolare e giovanile. Ed oggi sarebbe importante continuare a riflettere e a discutere.

Il neofascismo ebbe paura delle proprie radici movimentiste, il neofascismo del Msi di Almirante attuò una strategia perdente perchè già aveva perso la sua missione della nascita, quella di un movimento sociale mentre nel corso degli anni diventò un partito di regime pur odiato dal Regime. E da lì a poco, quella contrapposizione, sfociò in un periodo buio e triste. Argomenti troppo lunghi ed impegnativi, però, per affrontare in queste poche righe.

Da oggi, inizia una cronologia degli eventi del 1968, italiani ed internazionali per ricordare a 40 anni di distanza quella che poteva essere la "rivoluzione" democratica del neofascismo italiano e che invece divenne un micidiale strumento dell'ignavia comunista che ha difatti degenerato questo paese.

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March 18, 2008

'68 NEL MONDO: C'ERA UNA VOLTA IL 18 MARZO

Questi i principali fatti della contestazione e della quotidianità, il 18 marzo 1968, che accaddero lontano dall'Italia.

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March 18, 2008

UN LIBRO PER CAPIRE: PER CRESCERE

CATALOGO - LA VERITA' PER LA STORIA - 8 SETTEMBRE 1943 : PIETA' E TRAGEDIAaa
 
 AUTORI :Alberto Giovannini-Vittorio Mussolini-Duilio Susmel
aaaaaaaaaaLuigi Imperatore-Giuseppe Ciarrapico
 
 


I GIORNI DELL'ODIO, APRILE 1945

La tragica conclusione della guerra civile in Italia attraverso la monografia di Alberto Giovannini, gli scritti di Vittorio Mussolini - Duilio Susmel - Luigi imperatore - Giuseppe Ciarrapico.


oltre 300 documenti fotografici inediti fuori testo

N. Pagine : 324
Prezzo : €. 25.82
 

 

 AUTORE : Henri Landemer 
 


LE WAFFEN SS

La storia non ha ancora scritto le vicende delle Waffen SS.
Questa nostra pubblicazione, primo tentativo d'indagine storica, interessa soltanto le Waffen SS - I Soldati, le formazioni d'élite delle Armate Tedesche della II Guerra Mondiale.

con illustrazioni fuori testo, nuova edizione

 
 N. Pagine : 408
Prezzo : €. 20.66
 

 

AUTORE : Yukio Mishima 
 


SOLE E ACCIAIO
(con prefazione di Marcello Veneziani e saggio di Pierre Pascal)

Il testamento spirituale e ideologico del piu' grande scrittore giapponese del nostro secolo. Le speranze e le ragioni di un ribelle tradizionalista, che si e' ucciso facendo, " harakiri " per denunciare gli orrori e le miserie della societa' moderna.

 
 N. Pagine : 224
Prezzo : €. 20.66
 

 

   
 AUTORE : Amilcare Giovanditto 
 


LA LEGIONE ARABA

E' la storia del ritorno guerriero della gente di Allah, dalla leggendaria cavalcata del deserto con l'inglese Lawrence alla conquista di Aqaba all'inquadramento militare da parte di ufficiali inglesi delle prime forze militari moderne del mondo Arabo: la legione.
E la storia della rinnovata vera gloria militare conquistata " a cielo aperto " in mille scontri, al di fuori di ogni odioso terrorismo.

 
N. Pagine : 320
Prezzo : €. 20.66

 

 

LIBRI POSSONO ESSERE ORDINATI PRESSO: EDITORE CIARRAPICO Via Garigliano 74/A - 00198 Roma - Sede stampa : Via sacchi 17 - 03030 Villa S. Lucia (FR) - Tel . 0776/465701 - 2 - 3 - 5; Fax : 0776/466128

 

 

 

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March 18, 2008

18 MARZO: TANTI AUGURI A LUISA FERIDA

18/03/1914
Nasceva a Castel San Pietro (Bo), Luisa Ferida, attrice fra le più grandi della storia del cinema italiano, protagonista di ruoli anticonformisti, compagna artistica e sentimentale di Osvaldo Valenti. Morirà uccisa per mano partigiana, pare su ordine di Sandro Pertini, colpevole di aver simpatizzato per la X MAS.
 

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March 18, 2008

'68: GABRIELE ADINOLFI CELEBRA VALLE GIULIA

Voglio rendere  chiaro il  pensiero e le motivazioni che m'inducono, non solo a rivendicare la memoria di Valle Giulia e lo spirito sano del Sessantotto (e non dei sessantottini che ne sono l'aborto) ma anche a rinvendire quei momenti.
La ragione per la quale con qualche camerata  mi sono presentato su quelle scalinate nel quarantennale della vittoria campale del movimento non deve alimentare confusione.
C'è stato chi ha vaneggiato per anni  alleanze tra opposti rivoluzionari contro il sistema; a questa teoria non ho mai creduto né mi è mai garbata. Innanzitutto perchè se di opposti, in senso antropologico ed emotivo, ce ne furono e ce ne sono, di rivoluzionari a trovarne...
Non cerco, insomma, una piattaforma rossonera (a meno che per tale non intendiamo i colori della Falange de la Jons e del sindacalismo rivoluzionario, ma ovviamente stiamo in ben altro contesto).
Sulla scia di chi vaneggiava alleanze impossibili c'è stato poi chi ha sentito una profonda inferiorità verso la sinistra: i suoi successi nel sistema, nella borghesia l'hanno fatta passare per vincente e questo ha spinto più d'uno a elemosinare riconoscimenti, patenti di rispettabilità, sia dal Palazzo che dalla sinistra. Che poi sono quasi sinonimi.
Questa vera e propria manifestazione di servaggio, che è stata alimentata dai Campi Hobbit e dalla Nuova Destra in salsa italiana, è quanto di più avvilente  e quanto di più lontano esista dalla mia mente, accompagnato, forse, dalle reveries internazionali di potenze benigne con tanto di patenti rivoluzionarie concesse generosamente agli Ahmadinejiad di turno.
C'è, insomma, chi per trovare un'identità e una coesione si rivolge a luci estranee sperando di brillarne di riflesso; io credo esattamente nell'opposto.

Kulturkampf

L'opposto vuol dire essere centrati su di sé; ergo conoscere e riconoscere le proprie radici: da quelle profondissime, lontanissime, preistoriche (la Kulturkampf) a quelle storiche (Ghibellinismo, Bonapartismo, Risorgimento) a quelle trasfiguranti nell'identità compiuta (Fascismo) per passare infine alle più recenti matrici che ci hanno consentito di vivere e di affermare in positivo (come in negativo) sia dal punto di vista esistenziale che da quello ideale.
Diciamo che dobbiamo conoscere ed affermare anche le autentiche radici della Destra Radicale (termine orribile ma non siamo ancora riusciti a meritarne di migliori) senza estrapolarle completamente dal sentimento di un popolo.
Quelle radici hanno prodotto Valle Giulia e Valle Giulia risponde a quelle radici.
Non ci sono altre ragioni per cui intendo celebrarne la memoria e lo spirito. 

Prima di Valle Giulia

Per quello che riguarda l'ondata generazionale mi sono dilungato in Tortuga, l'isola che (non) c'è con voci come Sessantotto, Sixties, Solve et Coagula ed ho il convincimento che quel fermento positivo, nato con il rock e proseguito con il nomadismo, l'on the road, gli Hells Angels, la rivolta antimoralista, finì proprio perché, una volta prodotta l'ultima grande onda (appunto il Sessantotto) non trovò avanguardie capaci di interpretarlo e direzionarlo e fu allora avviato ad avvitarsi su se stesso, tra vetuste bandiere rosse, logori eschimo, rivendicazioni individualistiche, consumismo di ogni cosa: dal sesso alla morte.
Ma questo avvenne appunto dopo. Dopo che le avanguardie, se ci furono, vennero spazzate via, dopo che i soliti baroni di ogni colore recuperarono la protesta e la sminuzzarono in un nuovo conformismo che fu  clericale,  ateo,  marxista, ma strutturalmente, come pensiero e come conduzione degli uomini e delle cose, fu dogmaticamente identico.
Di questo orribile feto mai nato sono generalmente nostalgici i pro/sessantotto e rispetto ad esso i migliori anti/sessantottini sentono un giusto fastidio. Ma se essi pensano solo all'aborto io preferisco concentrarmi sul concepimento.

Zenit e nadir

Nello specifico italiano la generazione contestatrice vedeva presenti un po' tutti gli ambienti politici e ideali. Dalla nascita del centrosinistra in poi diversi gruppi in fermento, all'estrema sinistra, come all'estrema destra, come nella generazione beat, si confrontavano quotidianamente alla ricerca di un sogno coinvolgente e liberatorio.
Purtroppo non avevano i numeri, né le strutture, nè l'esperienza, né il retroterra organizzativo, per fornire a quell'ondata generazionale una vera e propria avanguardia.
Valle Giulia, quando gli studenti insieme, guidati soprattutto dai fascisti, respinsero gli attacchi della polizia, segnò lo zenit di quell'esperienza che pure aveva avuto diversi momenti di ricchezza. Il nadir avvenne quindici giorni dopo quando l'alleanza tra Msi, Pci e Ministero degli Interni portò alla provocazione guidata da tre impiegati del sistema, i parlamentari Almirante, Caradonna e Turchi, che con qualche centinaio di attivisti si recarono all'Università di Roma per sgombrarla. Ne nacque una battaglia campale che, militarmente parlando, si concluse in una sconfitta tattica missina e strategicamente parlando fu invece un enorme successo del potere. Dopo Giurisprudenza, infatti, ci fu la ripresa dell'antifascismo partigiano e del chiesismo pseudoleninista che diedero un taglio paranoico, plumbeo, teologico, rigido, inautentico, alla spinta rivoluzionaria e ci fu, parallelamente, il rivendicazionismo individualista borghese, alla campus americano, che procedette dando una qualche giustificazione al qualunquismo della poesia pasoliniana sui poliziotti proletari e sugli studenti borghesi. 

Ce le saremmo comunque date di santa ragione

Probabilmente la scelleratezza dell'impiegato Almirante non fu poi così decisiva. Fosse manacata la sua disponibilità a servire il sistema, ci avrebbero pensato altri: Pajetta o Trombadori, Lazagna o Capanna. Non c'erano possibilità (né è da rimpiangere che non ci fossero) di convivenza tra le due estreme. Antropologicamente, esteticamente, sentimentalmente, immaginificamente, troppo eravamo distanti tra noi. Solo un Capo, per intenderci un Mussolini, sarebbe riuscito a compiere il miracolo di fonderci in un'altra Sintesi più avanzata. Non è certo il fatto di aver mandato all'aria ogni possibilità di convivenza che va imputata all'Almirante, così come non è nel fatto di aver convissuto per un attimo che consiste l'evento rivoluzionario di quindici giorni prima. Quello che non potrà mai essere perdonato ad Almirante è l'aver scelto di spezzare una dinamica in nome di una ricca minestra che pure non fu così lauta in quanto alle urne qualche settimana più tardi l'elettorato non lo premiò. E l'aver contribuito a innescare la spirale che riportò in auge i partigiani e, quindi, la cultura dell'assassinio è un'altra responsabilità pesante che Almirante non ha saputo assumere perché in quel vortice avrebbe dovuto fornire ai suoi il modo di combattere per la propria sopravvivenza e non lasciarli a fare da tordi anche per colpa sua. Ma questa se vogliamo è, almeno in parte, un'altra storia.

Perché rivendico

Torniamo a noi e al perché insisto così tanto nella rivendicazione e nella rivivificazione di Valle Giulia; non perché le due estreme stavano insieme  né perché non eravamo stati ancora rigettati dal movimento bensì perché:
1. Fino ad allora eravamo al posto giusto, ossia avanti e non indietro
2. La presenza di più soggetti e culture è premessa a sintesi (così come il fascismo fu sintesi), una sintesi che, se si fosse verificata, avrebbe trasceso, coinvolto e trasfigurato la stessa destra estrema proiettandola in qualcosa d'altro.
E' stata dunque la mancata sintesi il dramma di un'intera generazione (e anche dell'eredità che ha pesato sulle successive) mentre il nostro essere rigattati indietro, in trincee da retroguardia, fu il nostro dramma specifico.
Se l'alleanza tra gli impiegati dello stato non avesse disarticolato non solo Valle Giulia ma quanto lo aveva preceduto e provocato, magari la rivolta generazionale non sarebbe finita nel vicolo cieco in cui s'è esaurita, ingessata da teologie "rivoluzionarie" e ispirata da pruriti individualistici e nevrotici. Non è per noi che rimpiango Valle Giulia, è per il Paese: il che ha ben altro significato. Per noi invece la rivendico in opposizione ai pruriti moralistici, forcaioli, maggioranza/silenziosisti che ultimamente avvelenano l'aria in quest'area.

Quarant'anni di subalternità

Tutto ciò è figlio di Almirante:  della sua opzione culturale e della sua scelta di campo. Fu proprio Almirante a sbandierare la maggioranza silenziosa, le costituenti di destra, l'abbraccio con i partigiani bianchi e più tardi a mitizzare il modello Thatcher al quale aveva premesso un riferimento storico preciso quanto imbarazzante: Oliver Cromwell.
Questo direttamente; ma anche indirettamente la subalternità è figlia della dinamica interrotta quaranta anni fa dal padrino di Fini, è conseguenza dell'esserci ritrovati, dopo la Sapienza, ai margini di un'ondata generazionale che fino alla vigilia era profondamente nostra.
Quell'abominio contribuì a trasferirci nell'irreale. Un mondo che fino ad allora, per molti anni, aveva coltivato la più radicale antitesi esistenziale, ideale e politica al conformismo  si ritrovò a sognare di eventi critici provocati dal terrore dei borghesi; e da quella sindrome, da quel senso d'isolamento, ancora non si è guariti benché l'isolamento sia finito da un pezzo. Isolati si prese a sognare d'interventi esterni che consentissero che le cose cambiassero. Allora si vaneggiava di movimenti della Sesta Flotta americana nel Mediterraneo che avrebbero permesso colpi di Stato e, sulla scia dei colpi di Stato, magari anche interventi rivoluzionari. 
Quarant'anni dopo non si è smesso di vaneggiare e di attendere la salvezza dall'intervento altrui. La sindrome  Ahmadinejiad, gusti estetici a parte, non è diversa da altre sindromi salvifiche che passano per Bush o per Benedetto XVI visti come salvatori e ipotetici rettificatori di un qualcosa che comunque è putrescente e che un tempo mai avremmo sognato di puntellare. Chi di noi fece Valle Giulia era figlio di un'altra cultura, che io definisco eroica ma che se volete potete definire titanica. Una cultura che si fonda sulla centralità di se stessi, sulla sfida della virilità spirituale al conformismo matriarcale, sul rifiuto della delega e dell'ipocrisia.

Ambigue convivenze di oggi

Col tempo siamo stati schiacciati e inchiodati alle conseguenze della controrivoluzione almirantiana. Una controrivoluzione che non solo dà una valenza sballata a quello che può sembrare sano (o comunque reminiscenza di antica sanità) in un corpo malato ma che, in nome del formalismo, accetta di celebrare l'ipocrisia. Chi fece Valle Giulia non sarebbe mai andato, per esempio, al Family day al seguito di leaders magnoni e plurimaritati; li avrebbe bersagliati di uova e pomodori. Così come non sarebbe andato comunque a proporre modelli prefabbricati e alibi moralistici in risposta al deserto nullificante della democrazia oligarchica e teologica. Avrebbe opposto esempi ridenti e spregiudicati di civiltà barbara.
Questo è lo spirito in mancanza del quale nulla ha senso né prospettiva; questo è lo spirito in mancanza del quale i progetti politici e partitici sono fallimentari. Non sono le alleanze, le scelte programmatiche, le tematiche approssimative, a rendere così frivoli e pietosi più o meno tutti i nostri “rappresentanti”; è la loro inconsistenza spirituale e caratteriale dovuta appunto all'assenza di quello spirito ciò che li rende simili ad ectoplasmi ed è lo stare in piedi non sul proprio asse interiore bensì con stampelle moralistiche, ipocrite, 
 che li rende così trasformisti e accondiscendenti anche – anzi direi soprattutto – se il loro quotidiano essere sdrucioli  viene mascherato da grandi slogan “antagonistici” o da riferimenti ad apocalittiche guerre di religione con i capri espiatori di turno (anche i postfascisti hanno i loro “fascisti” sui quali celebrare il rituale per mondarsi dei loro “peccati”).

I fanciulli del grande meriggio

Ecco il senso più profondo della mia scelta nel quarantennale: riallacciarmi ai padri, a coloro che concepirono quanto si manifestò anche a Valle Giulia per ristabilire con essi il legame organico di discendenza rifiutando al contempo l'adozione forzata da parte di chi ci ha voluti schiacciare nell'oscuro ventre della società matrigna.
Non m'importa che i rossi fossero con noi, ché, a dire il vero, non me ne frega niente; non m'importa neppure troppo che allora incutemmo rispetto e paura; quello che mi inorgoglisce è che fummo noi stessi.
Da allora non ho mai cessato di battermi per rinsaldare la spada spezzata da tutti gli impiegati della grande matrigna e per riallacciare una continuità antica e nuova con chi sa che la guerra è nostro padre. E che il superuomo è un fanciullo ridente che, dopo aver assunto tutte le responsabilità sulle sue gobbe ha saputo ruggire come il leone, il cui ruggito si sente perché il vento lo porta lontano.
Ad alcuni procura imbarazzo, ad altri paura, a qualcuno invece dà fiducia nel grande meriggio in cui bruceranno tutte le sterpaglie che altri si ostinano a difendere.
In quest'opposizione spirituale e mentale, prima ancora che politica, ho inteso ed intendo la rivendicazione di Valle Giulia. Alcuni vogliono essere sterpi, altri fiamme. Ognuno può scegliere il suo posto e il suo destino.

da www.gabrieleadinolfi.it

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March 18, 2008

PER LA RIVOLUZIONE: IL TERZO NEMICO E' LA POLITICA AMERICANA

Esso è rappresentato dal vettore dell’oligarchia e della globalizzazione. In quanto tale, questo nemico può cambiare di volto con l’andare degli anni ma oggi è chiaramente identificabile.
“Per gli Stati Uniti, il premio geopolitico più importante è rappresentato dall’Eurasia. Durante cinque secoli, la scena mondiale è stata dominata da potenze e nazioni eurasiatiche che si combattevano reciprocamente per conquistare il dominio regionale e puntare al potere globale. Oggi, la preminenza in Eurasia è appannaggio di una potenza non eurasiatica, e il primato globale dell’America è direttamente legato alla durata e all’efficacia del sostegno accordato alla sua supremazia in quel continente”.
Con queste parole, sei anni fa Brzezinski metteva in chiaro l’obiettivo strategico degli Stati Uniti.
D’allora in poi tutte le operazioni internazionali della Casa Bianca hanno mirato solo a questo: a dividere, insanguinare, strangolare e sottomettere il continente eurasiatico. D’allora in poi non è più possibile non vedere; qualsiasi cittadino di qualsiasi paese eurasiatico è di fronte ad un bivio. Se crede nella libertà e nell’indipendenza, se possiede un briciolo di dignità o di fierezza, egli deve essere innanzitutto e prima d’ogni altra cosa anti-americano. Qualsiasi ragione lo induca a mitigare o a porre in dubbio questo postulato fondamentale ne fa al contempo un servo e un traditore della sua gente, dei suoi padri e dei suoi discendenti.
Sic et simpliciter.

www.gabrieleadinolfi.it

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March 18, 2008

PER LA RIVOLUZIONE: IL SECONDO NEMICO E' L'OLIGARCHIA

Ogni oligarchia: che si fondi su basi ideologiche, religiose, d’interesse, di casta, di classe o di costume.
L’oligarchia si nutre del disprezzo degli altri, è portata inesorabilmente a disgregare il tessuto sociale, a sfruttare, a compiere ingiustizia, a relativizzare il diritto,garantendosi ogni sorta d’impunità. L’oligarchia deve per forza di cose giustificare l’iniquità del suo operato con la menzogna e la mistificazione, adoperate in modo massiccio e continuativo.
L’insieme delle oligarchie uscite vittoriose dalle due guerre mondiali ha costituito un sistema politico-economico che altro non è se non quello del Crimine Organizzato.
Basti pensare che la prima voce dell’economia mondiale è di gran lunga il narcodollaro e che la terza è quella del mercato degli schiavi. La seconda è legata all’estorsione tributaria del petrolio.
Non esistono oligarchie buone che contrastino oligarchie cattive. Alcune impostazioni antimassoniche di esplicita matrice guelfa sono viziate e fuorvianti.
L’alternativa è globale: sociale, esistenziale ed etica.


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March 18, 2008

PER LA RIVOLUZIONE: IL PRIMO NEMICO SEI TU

Per il tuo amore per te stesso e per quell’indulgenza sconfinata che provi per te. Per la tua sbracata arrendevolezza di fronte alle lusinghe ed alle adulazioni. Per la tua brama di riconoscimenti. Per il tuo gusto della carriera, dell’eccellenza. Per il tuo egoismo, per l’esitazione che provi a dividere il tuo pane, a “tagliarti un braccio”, a mettere in discussione il calore del focolare, a mettere in causa la sicurezza artificiale della tua stabilità apparente: quella di un morto vivente che nemmeno si è accorto di non vivere più.
Il primo nemico sei tu. Con il timore di sconcertare, con il terrore di essere messo al margine, con la bava che ti esce dalle labbra davanti alla minima possibilità di essere cooptato, accolto, riconosciuto dal consesso delle mummie parlanti.
Con il tuo aderire a tutti i clichets del pensiero debole e della critica cortese, della politica sdrucciola e del linguaggio banale. Tu sei la globalizzazione. Tu sei l’assassino dell’Europa e del Terzo Mondo, tu sei il cedimento. E lo sei tanto più quanto più pretendi il contrario e provi a convincerti da solo; senza troppo andare a fondo nel tuo esame, per la verità.
L’opposizione reale non è mai politica o ideologica, è innanzitutto un modo di essere.


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