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May 5, 2008

"MILITANTI DEL FRONTE DELLA GIOVENTU' SONO MARTIRI D'ITALIA"

ROMA - «Anche i giovani militanti del Fronte della gioventù assassinati sono martiri dell’Italia, non martiri della destra. Penso ad esempio a Paolo Di Nella, ucciso nel 1983 a Roma a soli 20 anni, una morte ancora oggi rimasta impunita». Lo sostiene Giorgia Meloni, in un’intervista su "YouTube": «Se rinnegassi il Fronte della gioventù, rinnegherei me stessa.
Tutto ciò che mi porto dentro di pulito, di autentico, di ideale - afferma l’aennina - me lo ha insegnato il Fronte della gioventù». Insomma, il Fdg «è la mia storia».
 Meloni assicura che per i camerati del Fronte «la violenza non è mai stata uno strumento dell’agire politico. Al contrario c’è tanta nostra gente - spiega - che si è dovuta difendere, poichè veniamo dalla storia di una comunità politica che, per un certo periodo del suo percorso, è stata considerata un bersaglio da tutti». Ecco, «ragazzi che morivano a 16 anni in mezzo alla strada» perchè «ammazzare un fascista non era reato. Erano ragazzi - osserva - nati nel 1965, venti anni dopo il fascismo, che non c’entravano nulla con il fascismo e per i quali la società non ha versato una lacrima».

Di seguito una parte dell'intervista 

 

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May 5, 2008

IL BLOG DI RINO IN LUTTO FINO A LUNEDI': ADDIO PAOLO MACCHERINI

Nessuna news fino a martedì 6 maggio. Il blog di Rino Daus resterà in lutto fino a lunedì per la scomparsa di Paolo Maccherini, amico personale di Rino, giornalista storico di Siena e persona dotata di grande personalità ed autoironia. Per ricordare Paolo, Rino Daus ha deciso di pubblicare un bellissimo articolo del collega Daniele Magrini e invita tutti i senesi ad acquistare IL CORRIERE DI SIENA in edicola sabato 3 maggio a cui ha dedicato 5 pagine speciali di ricordo. Rino Daus, affranto, denuncia altresì la scarsa sensibilità del quotidiano LA NAZIONE DI SIENA e dell'emittente CANALE 3 TOSCANA che non hanno reso onore, come invece meritava, il buon Macchera. Paolo, infatti, è stato per 20 anni penna arguta ed importante della Nazione e per molti anni ha retto "la baracca" di Canale 3 Toscana. i suoi articoli e le sue trasmissioni come IL FATTO o la bella rassegna stampa dei giorni del Palio lo avevano fatto apprezzare e conoscere al di là della sua grande professionalità e bravura dimostrata a IL MATTINO oppure sulla RAI quale corrispondente del TG3. Per questo La Nazione poteva ricordare Paolo al di là di quelle 2 paginette scarne, fredde e ibride pubblicate oggi così come Canale 3 poteva omaggiarlo con uno speciale di 48 ore riproponendo le sue numerose interviste perfette che ha fatto per 10 anni ai maggiori personaggi senesi: invece hanno preferito mandare repliche dell'obbrobriosa trasmissione E' StoriA in cui 4 visi callosi parlano, senza senso, di una partita di calcio. Che vergogna, che tristezza. Paolo meritava altro. Meno male che qualcuno se ne è ricordato, da veri amici. Ciao vecchio Macchera.

In morte di un amico Maestro

Giornalismo toscano in lutto per la scomparsa di Paolo Maccherini, storico corrispondente della Rai da Siena

di Daniele Magrini

01.05.2008

Un giornalista lo sa. Il 1° maggio non si lavora, il 2 di maggio i giornali non escono. Ci sono i siti, c'è Internet, c'è la televisione. Ma un giornalista lo sa. Il giorno più discreto per lasciare questo mondo alla chetichella, in punta di piedi, senza clamore, continua a essere il 1° maggio. Paolo Maccherini - ne sono convinto - lo sapeva. Era determinato ad uscire di scena senza gli applausi a scena aperta che avrebbe meritato. Era cosciente che la sua partenza per l'ultimo viaggio avrebbe lasciato tutti noi, tutti quelli che lo conoscevano, nello sconcerto più profondo, nel dolore più penetrante. E allora ha cercato di andarsene lasciandoci tutti spiazzati: chi sulle spiagge del ponte del 1° maggio; chi a Madrid per il grande sogno della Mens Sana - che lui così tanto amava, e con più consapevolezza di tutti - in cerca della vittoria europea; chi, semplicemente, in gita fuori porta nella campagne senesi che Paolo aveva contribuito a valorizzare, soprattutto le vigne, il vino vero e senza trucchi, nei suoi anni alla guida dell'Enoteca Senese.
Paolo Maccherini aveva 67 anni, lascia la moglie e l'amatissimo figlio Carlo, lascia una famiglia nel dolore, e tutti noi con loro. Paolo era lo storico corrispondente della Rai da Siena, era un giornalista di razza. Aveva iniziato al Mattino e aveva attraversato tutte le testate senesi. Da qualche anno, dalla sponda di Canale 3, aveva fatto capire come, anche sotto le fredde telecamere, si potesse essere giornalista di un territorio, con professionalità e rigore. Risolvendo, in tutta semplicità, anche con un pizzico di innata ironia, quell'equazione che tanti di noi rincorrono invano: come amare la propria città e nello stesso tempo raccontarla con il mestiere del giornalista. Paolo c'era riuscito. Sui giornali e nelle tv. C'era riuscito perchè era la memoria storica di Siena. Perchè la conosceva, l'amava profondamente ed era nello stesso tempo profondamente cosciente dei suoi difetti. Solo che Paolo riusciva a "leggerla", la sua città, con leggerezza e profondità, nella stessa misura. Bastava seguire le sue "rassegne stampa", le sue interviste incrociate degli ultimi mesi con Franco Masoni, in tv, per ritrovare lo stesso disincanto dei suoi articoli sui giornali senesi, in tanti anni di onorato mestiere. Era stato direttore del "Campo di Siena", Paolo, raccogliendo l'eredità antica di Mario Celli. Aveva scritto libri che avevano aperto strade poi seguite anche dal sottoscritto: "Foto fuori campo", con Luca Buccianti, per i fantini del Palio di Siena - strano mix tra eroi e guitti dei giorni nostri _ e il primo libro sul Siena - "La Robur è una nobile decaduta?" si intitolava -. E oggi seguiva attonito ed entusiasta le gesta dei nuovi eroi senesi del pallone, addirittura in serie A. Così come le imprese dell'amatissima Mens Sana, che non ha potuto accompagnare  neppure con la speranza, nel meraviglioso sogno di leadership europea a Madrid nella Final Four, che inizia - tristezza della sorte - giusto un giorno dopo l'addio di Paolo Maccherini a questo mondo.
Paolo era uno dei miei maestri. Come Renzo Corsi, come Roberto, come Enrico, Maurizio, Augusto e Mario.
Ricordo una notte di marzo di più di venti anni fa, in Piazza del Campo, io, lui e Stefano, che dopo una cena correvamo insieme, eccitati da una nuova avventura giornalistica ormai imminente. E i suoi racconti su Paolo Cesarini, e la sua domanda ricorrente, quando mi incontrava per il Corso: "Ma perchè sei andato a fare il giornalista, via da Siena?" Lui, che tanti anni fa aveva detto no al suo grande amico Gianni Brera, che se lo voleva portare a Milano, in una grande testata, per mostrare come i giornalisti di razza possono nascere anche a Siena.
Paolo della sua città era stato interprete e artefice, in consiglio comunale, nella sua - nostra - Contrada, il Nicchio, come vicario. Del Palio aveva capito tutto, soprattutto l'eroismo dei semplici, come Vittorino, che aveva saputo raccontare prima e meglio di tutti. Senza enfasi, senza iperboli, senza tuttologie fuori luogo. Paolo capiva gli uomini e le storie normali della sua città. Sapeva trasmetterti amicizia profonda, anche se ci vedevamo ogni tanto e basta. E nel nome dell'amicizia - ne sono sicuro - ad aspettarlo, di là, saranno in tanti e prima di tutti, Renzo Corsi, Carlino Ciccarelli, Enzo Balocchi, e Gianni Brera. Un abbraccio.

(La foto di Paolo Maccherini è opera di Augusto Mattioli)

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May 5, 2008

MORTO IL GIOVANE PESTATO A VERONA: POVERA PATRIA

SIENA - E' morto Nicola Tommasoli, il ragazzo aggredito il primo maggio da 5 giovani a Verona. I genitori di Nicola hanno espresso il desiderio di donare gli organi e i tessuti.

E' una notizia drammatica che deve far riflettere tutti. Il ragazzo è stato aggredito da alcuni balordi che, nella loro instabilità giovanile e probabilmente ambientale, hanno dichiarato simpatie politiche di destra. Questo è bastato per gettare fango su una intera comunità, per riproporre e gridare slogan e minacce degli anni più bui di questo Paese (gli anni di piombo), per offendere e screditare conquiste sociali e politiche importanti come la revisione della storia faziosa scritta solo dai vincitori della seconda guerra mondiale e da una sinistra logora di odio; come la legittimazione di un mondo, quello di destra, che fino a pochi anni fa veniva emarginato e fatto oggetto di violenze inaudite perchè "uccidere un fascista non è reato"; come il confronto delle idee politiche; come la civile convivenza; come, semplicemente, il rispetto.

Di fronte ad una tragedia ignobile ed impossibile da giustificare, ma lapalissianamente capibile perchè questa è la società che ci hanno consegnato i partiti dell'Arco Costituzionale e dell'odio comunista, non basta definirsi di destra o fascisti per essere tali.

Cari lettori, vi confido una previsione: leggete l'odio che sarà riversato in questi giorni nei quotidiani di sinistra e leggete l'ipocrisia che sarà presente nei giornali "democratici" come Repubblica e Corsera, leggete la strumentalizzazione nei giornali cosiddetti di destra. Capirete perchè in Italia sarà sempre peggio. Capirete perchè questo Paese continua ad arretrare.

E non aggiungo altro: si piange un giovane che ha trovato una morte assurda, si piange per il dramma della sua famiglia e di quelle dei suoi assassini. Proprio come 30 anni fa.

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May 6, 2008

SIENA, GIOVANE MORTO ANNEGATO ALL'ACQUABORRA

SIENA - Un giovane di Arezzo è morto annegato questa notte all'Acquaborra, alle porte di Siena. L'Acquaborra è un luogo molto conosciuto perchè da molti anni è un centro naturale di acqua sulfurea. Una piccola vasca naturale dove ogni giorno, in tutto l'anno, numerosi italiani e stranieri vanno a fare il bagno termale. In modo particolare di notte perchè il luogo è meta preferita degli scambisti tanto che l'Acquaborra è stata ribattezzata la "Montecatini dei poveri", proprio per il fatto che si possono trovare avventure sessuali e trasgressione in modo totalmente libero e gratuito. Ieri notte, intorno alle 3, il dramma. Il giovane, inspiegabilmente, è affogato ed il suo corpo è rimasto impigliato in fondo alla buca tanto che non è riemerso e durante i soccorsi anche un sommozzatore dei vigili del fuoco ha rischiato di annegare. Per questo, per rimuovere il povero ragazzo, è stato necessario l'intervento di una ruspa. La dinamica dell'incidente è ancora al vaglio degli inquirenti.

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May 6, 2008

OPERAZIONE ANTIDROGA E FALSARI: ARRESTATO UN FANTINO?

SIENA - Operazione della squadra mobile di Siena per stroncare un giro di spaccio di droga e di smercio di banconote false. Si svolge nella Val d’Elsa Senese e nelle province di Firenze, Napoli, Roma, Pisa, Bologna, Varese, Nuoro, Perugia e Oristano. Finora sei le persone arrestate e 26 gli indagati per reati che vanno dalla ricettazione, allo spaccio di stupefacenti, alle truffe nel settore ippico, allo smercio di banconote false.Tra gli arrestati sembra ci sia un fantino molto conosciuto a Siena per aver corso il Palio. Ma al momento gli inquirenti tengono le bocche cucite anche perchè, da quanto si apprende, l'operazione è ancora in corso.

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May 6, 2008

SIENA: COPPIE SENESI DI SCAMBISTI IN UN FILM PORNO

SIENA - Un gruppo di studenti universitari fuori corso ha deciso di girare un video «hard» matoriale per cercare di fare un pò di soldi in attesa di trovare un lavoro. Protagonisti del dvd, che sarà presto messo in vendita nelle edicole di Siena, sono tre coppie di scambisti, due di Siena e una della Val d’Elsa, che hanno accettato di farsi riprendere mentre fanno sesso.
 La regista è una studentessa di giurisprudenza di 29 anni, senese e appassionata di fotografia, che si fa chiamare Lucrezia F. ed è l’animatrice e portavoce del gruppo. «Siamo tutti fuori corso - racconta - e abbiamo iniziato a pensare a questa opportunità un pò per gioco. Alcuni ragazzi hanno iniziato a frequentare alcuni locali di scambisti e a chiedere in giro se c’era qualcuno isposto a farsi riprendere mentre faceva sesso.
L’entusiasmo con cui la gente ha risposto ha sorpreso persino noi. Abbiamo fatto oltre trenta provini, prima di scegliere le tre coppie con cui girare il film».
 I ragazzi hanno trovato una società romana che ha deciso di produrre il film e di metterlo in vendita nelle edicole. Le riprese sono state fatte negli appartamenti dei giovani studenti appositamente ’camuffatì per non essere riconosciuti. «Ci vergogniamo un pò - confessa Lucrezia F. - ma la prospettiva di non trovare lavoro ci ha spinto a prendere questa iniziativa e abbiamo deciso di andare fino in fondo, superando anche l’imbarazzo di riprendere una coppia mentre fa sesso».

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May 7, 2008

TRAGEDIA ACQUA BORRA: CORPO NON ANCORA RECUPERATO

SIENA - Non è stato ancora recuperato il cadavere di Francesco Dragoni, il ventenne di Arezzo affogato lunedì notte in una pozza di acqua sulfurea all’Acqua Borra, sorgente termale che si trova a Casetta, fra Siena e Castelnuovo Berardenga. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per tentare di riuscire a estrarre la salma del giovane che, probabilmente, è finita all’interno di un cunicolo di acqua termale formatosi naturalmente.  I pompieri stanno continuando, fra molte difficoltà, a cercare di estrarre il cadavere: è atteso l’arrivo da Firenze di una potente idrovora che dovrebbe agevolare le operazioni. Con il macchinario si cercherà di abbassare il livello dell’acqua per riuscire poi ad allargare l’ingresso del cunicolo è raggiungere il corpo del ragazzo.
 Francesco Dragoni si era recato all’Acqua Borra lunedì sera assieme ad alcuni amici per un bagno in notturna, una pratica molto diffusa, nonostante l’amministrazione comunale di Castelnuovo Berardenga avesse recintato da qualche mese la zona e vi avesse posto dei cartelli di divieto di accesso. Un movimento franoso aveva infatti fatto scattare l’allarme e il sindaco aveva deciso di inibire l’accesso all’area proprio per ragioni di sicurezza.

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May 7, 2008

RIVERA E BECKENBAUER,GIOCANO ANCORA A SIENA DOPO 38 ANNI

 

SIENA - Non muore mai il ricordo della semifinale Italia-Germania 4-3 di Mexico ’70, nonostante i due mondiali che gli azzurri hanno poi vinto nel 1982 e nel 2006.
Così come il tormentone sulla staffetta tra Rivera e Mazzola proprio in quel mondiale poi vinto dal Brasile di Pelè. A far rivivere quei giorni ci hanno pensato Franz Beckenbauer e Gianni Rivera oggi a Siena per ricevere il premio ’Artemio Franchì insieme a Marcello Lippi, al vice-presidente del Coni Luca Pancalli, al direttore di Rai Sport Massimo De Luca e all’arbitro Roberto Rosetti.
 «Tecnicamente - ha ricordato Rivera - quell’Italia-Germania non fu una bella partita ma emotivamente concentrò nei pochi minuti dei supplementari l’essenza di questo sport: suspence, sofferenza e infine una gioia incredibile. Riguardo alla staffetta con Mazzola, fu causata dalle pressioni che Valcareggi subiva da una parte della stampa ma anche da qualcuno interno alla Federazione che giocava a fare l’allenatore comportandosi come un federale del ventennio fascista. Da parte mia quella staffetta non l’ho mai capita. Con Mazzola ho sempre giocato insieme in nazionale, a parte quei 20 giorni in Messico».
 Anche Kaiser Franz ricorda quella partita che giocò per buona parte con una spalla fasciata: «Per me il problema fu che invece di avere a che fare solo con uno dei due, mi dovetti preparare psicologicamente ad affrontare prima Mazzola e poi Rivera. In Germania comunque non capivamo il perchè della staffetta». Sulla questione è intervenuto anche Lippi: «Non è facile giudicare ora. È stato sicuramente qualcosa di atipico. Posso solo dire che sono felice di non essermi trovato io su quella panchina».
 Altro tema del match tra Rivera e Beckenbauer è stato il catenaccio. Il Kaiser ha attaccato dicendo che negli anni ’60 e ’70 quando si giocava contro gli italiani sembrava di trovarsi di fronte un muro. Rivera ha replicato secco: «Quando col Milan vincevano tutto attaccavamo anche in 4 o 5».
Ha mediato Lippi: «Ora come allora il nostro calcio dimostra concretezza e guardando gli altri in Europa facciamo scuola».
 Alla cerimonia di Siena c’era anche il presidente della Figc Giancarlo Abete che ha consegnato il riconoscimento a Lippi, glissando in qualche modo sul futuro di Donadoni e parlando invece della violenza dei tifosi: «Per contrastare il fenomeno - ha detto - il sistema non può lavorare sulla rinuncia delle trasferte ma sulla capacità di garantire sicurezza. Per mia logica sono sempre stato contrario alle trasferte. Del resto l’Osservatorio già le vieta in certe occasioni particolari, ma la strada da percorrere è quella di riuscire a lavorare per garantire che fatti come quelli che hanno portato alla morte di Raciti, Sandri e Bagnaresi non accadano più». Anche il vice-presidente del Coni Luca Pancalli ha voluto soffermarsi sulla questione ma con un approccio diverso: «Contro questo fenomeno bisogna anche rivedere l’attuale impiantistica e lavorare per la privatizzazione degli stadi».

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May 7, 2008

FALSARI E DROGA: ARRESTATO FANTINO DEL PALIO

SIENA - Era smerciato attraverso una rete legata al mondo dell’ippica, il denaro falso scoperto dalla questura di Siena in un’inchiesta che ha portato all’arresto di 6 persone - altre 26 sono indagate - per ricettazione, spaccio di stupefacenti, truffa nel settore ippico e smercio di
banconote false.
 Le indagini hanno preso il via nel novembre scorso nella Val d’Elsa senese, quando i poliziotti si sono accorti di un consistente giro di banconote false.
Gli agenti si sono messi sulle tracce del denaro e hanno scoperto che questo veniva «prodotto» a Napoli e successivamente smerciato attraverso una rete legata al mondo dell’ippica. A capo dell’organizzazione c’è un dipendente dell’amministrazione provinciale partenopea che rifornisce di banconote la figlia e il fidanzato (entrambi napoletani). La giovane coppia si occupava poi di smerciare i soldi falsi in Toscana. Il dipendente della provincia è stato arrestato assieme alla figlia e al suo fidanzato a Napoli. In carcere sono finiti anche un allevatore di cavalli residente a Poggibonsi (Giorgio Giornelli, molto noto a Siena per aver corso il Palio), e una coppia di Terriciola (Pisa), lui allevatore di cavalli, risultata coinvolta nel traffico di banconote false.  Nel corso dell’inchiesta sono state sequestrati 10 mila euro di banconote false e cento documenti in bianco utilizzati per attestare l’identità dei cavalli, nonchè un kit per installare dei chip elettronici sotto la cute degli animali, anabolizzanti e farmaci vietati. Il tutto fa sospettare agli investigatori che l’organizzazione sia coinvolta anche nelle corse clandestine.
Durante le perquisizioni è stata trovata anche una modica quantità di droga.

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May 7, 2008

INTER-SIENA: LA VITTORIA DELLA ROBUR QUOTATA A 20, PARI A 7,50

SIENA - Meno due al termine del campionato, con la serie A che si appresta a dare i primi verdetti. L’Inter ha perso il derby contro il Milan e il primo match ball per il terzo scudetto consecutivo. Ma stavolta i nerazzurri giocheranno in casa e contro un Siena che è già al sicuro, con la salvezza in cassaforte. La diversa motivazione delle due squadre è evidente anche nelle quote elaborate da Better: 1,10 è il valore per la vittoria degli uomini di Mancini, mentre a distanza abissale seguono i toscani, la cui improbabile vittoria pagherebbe 20,00. Spalla a spalla, invece, per quanto riguarda la corsa Champions. Roma e Juventus si godono già i frutti di un’ottima stagione, mentre Fiorentina e Milan sono ancora in piena competizione per il quarto posto. I viola
(a 1,60) aspettano al Franchi un Parma (a 5,50) che è ancora in terzultima posizione, mentre i rossoneri (a 1,40) vanno al San Paolo contro un appagato Napoli (a 6,50), cercando di ripetere la prestazione della scorsa domenica. Sfide da brivido quelle tra Reggina (a 1,90) con l’Empoli (a 3,85) e tra un Livorno pieno di squalifiche (a 3,65) che affronta in casa il Torino (a 1,82).
Tutte e quattro le squadre sono a rischio retrocessione e tutte hanno bisogno del bottino pieno per continuare a cullare i sogni di salvezza. Due incontri che non risparmieranno brividi e alta tensione. Anche il Catania (a 6,60) avrà un compito difficile, dato che ad attenderlo c’è la Juventus (a
1,75), mentre la Sampdoria (a 2,30) contro il Palermo (a 2,75) prova di nuovo ad agganciare l’Udinese (a 1,75), che invece se la vedrà con il Cagliari dei miracoli (a 5,50). Il Genoa (a 2,00) attende la Lazio (a 4,00), mentre la Roma (a 1,20) ospita l’Atalanta (a 12,00) con un occhio e un orecchio rivolti alla partita di San Siro.
Ecco le quote elaborate e proposte da Lottomatica Scommesse: Data Serie A - 37a giornata 1 X 2 11.5 ore 15.00 Fiorentina Parma 1,60 3,40 5,50; 11.5 ore 15.00 Genoa Lazio 2,00 2,85 4,00; 11.5 ore 15.00 Inter Siena 1,10 7,50 20,00; 11.5 ore 15.00 Juventus Catania 1,75 3,00 4,60; 11.5 ore 15.00 Livorno Torino 3,65 3,20 1,82; 11.5 ore 15.00 Napoli Milan 6,50 4,00 1,40 11.5 ore 15.00 Palermo Sampdoria 2,75 3,10 2,30; 11.5 ore 15.00 Reggina Empoli 1,90 3,15 3,85; 11.5 ore 15.00 Roma Atalanta 1,20 5,50 12,00; 11.5 ore 15.00 Udinese Cagliari 1,75 2,85 5,50.

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May 7, 2008

INTERVISTA A CARDINI: "DESTRA TROPPO LIBERISTA E FILOCATTOLICA"

 
   


Franco Cardini non lo conosciamo solo per la notorietà dei suoi libri e per la sua professione di docente di sto- ria medievale. E’ anche personaggio pubblico, interviene su giornali e alla radio. Lo si conosce come intellettua- le di destra. Da giovane ha militato nell’Msi, è stato iscritto alla Giovane Europa. Oggi scrive di sé sul proprio sito personale: «Cattolico, tradizionalista, uomo d’ordine e di forte senso dello Stato, potrei forse ancora dirmi “di destra”. Da anni non mi considero né mi autoqualifico più in tal modo: ma vedo che così continuano a eti- chettarmi; confesso che la cosa mi secca un po’, tuttavia lascio correre. Ma la mia tensione verso la giustizia so- ciale e il mio convinto europeismo m’impediscono di provar la minima simpatia per una destra che ormai ha scelto quasi all’unanimità il liberismo e l’atlantismo più sfrenati e che sovente ostenta anche un filocattolicesi- mo peloso, strumentale, palesando di ritener la Chiesa cattolica solo un baluardo dell’ordine costituito e del benpensantismo conformista».

Anche lui, come Bifo, parte dalla crisi della democrazia, dalla separazione tra parlamento e società, tra paese virtuale e paese reale. La rappresentanza, dice, ha subìto una sorta di corto cir- cuito, non riesce a garantire più la visibilità della protesta e del pensiero critico. La politica si è ridotta a gover- nabilità. La democrazia a potere delle oligarchie. C’è spazio solo per il conformismo, per chi si accoda a pensa- re che non c’è altra via all’infuori del liberismo e della globalizzazione.

A differenza di Bifo, però, Cardini insiste sulla responsabilità dei partiti, sul loro aver abdicato a qualsiasi ruo- lo di autonomia dai poteri forti dell’economia. «Sono finiti i tempi della vecchia Repubblica. All’interno dei partiti non c’è più traccia di dialettica tra vertice e base. Le segreterie fanno il bello e cattivo tempo». Colpa del leaderismo, della personalizzazione alla quale i partiti non si sono sottratti. Ma una quota di responsabilità spet- ta anche agli apparati culturali, ai mass media, alla scuola, a tutti coloro che in qualche modo si rivolgono al- l’opinione pubblica. Siamo tutti coinvolti nella spoliticizzazione del senso comune, «ognuno dovrebbe sentir- si in dovere di risollevare il livello del dibattito pubblico. Dobbiamo spiegare che a forza di ripetere che la po- litica è cosa sporca, abbiamo finito per lasciarne il monopolio a chi davvero la vuole ridurre in sporcizia».

Le elezioni ci hanno consegnato un parlamento omologato. Pochi partiti oligarchici e simili fra loro quanto a programmi. E' solo un problema elettorale?

Le segreterie dei partiti hanno espropriato il popolo italiano e la società civile della scelta dei propri delegati al parlamento. Il meccanismo delle preferenze era l'ultimo brandello, non trascurabile, di strumento democratico. Certo, anche quello non è un meccanismo perfetto perché non garantisce a tutti la pari opportunità di presentarsi come candidato. Entra in politica solo chi ha la possibilità e i mezzi economici per farlo. Nessun partito ha mandato in parlamento deputati invisi alle proprie segreterie, cosa che invece con le preferenze può anche accadere. La stessa Commissione episcopale italiana ha parlato di una grave svolta oligarchica. La dice lunga. Se poi a questo si aggiunge che all'interno di uno stesso gruppo parlamentare ci sono personaggi antitetici, ci accorgiamo davvero della crisi della rappresentanza politica. Cosa ci fanno, ad esempio, Ciarrapico e Fiamma Nirenstein nello stesso gruppo? Potrei anche citare anche altri casi.

La prova dello spostamento oligarchico è l'assottigliarsi in parlamento delle differenze fra destra e sinistra. Ci sono rovesciamenti paradossali, politici del Pd che esaltano la globalizzazione e personaggi del Pdl che la criticano, come Tremonti. Anche questo è un sintomo della crisi della rappresentanza. O no?

Non sono d'accordo con la risposta che Tremonti dà agli squilibri della globalizzazione. Lui propone il puro e semplice mercantilismo, il protezionismo. E' inutile che lui parli della difesa del prodotto europeo. In linea di massima potrei essere d'accordo. Ma Tremonti che è persona competente sa meglio di me che non sono un economista, che la maggior parte del prodotto europeo si fa in realtà fuori dell'Europa. E lo si fa giocando su quello che una volta si sarebbe chiamato plusvalore. La produzione è stata spostata laddove la manodopera costa di meno. Proteggere un prodotto europeo che però viene fatto pagando a sottocosto i lavoratori dell'Est o dell'Asia, contro le merci che arrivano da fuori non sarebbe un rimedio ma un intervento che addirittura accrescerebbe la sperequazione del meccanismo globalizzatore. Detto questo il libro di Tremonti infrange il conformismo dei liberal-liberisti che domina a destra come a sinistra. Il liberismo è diventato come l'atlantismo, nessuno lo mette più in discussione.

La melassa delle idee rischia di alimentare l'antipolitica. Ma in questo non hanno qualche responsabilità gli stessi partiti che hanno annacquato qualunque residuo di ideologia critica?

Abbiamo un personale politico che, a detta di molti, viene pagato troppo. Non so se sia vero. Fatto sta però che i gruppi dirigenti dei partiti, nonostante il loro status, sono incapaci di autonomia nelle loro scelte. La classe politica è sempre più relegata a ruolo di esecutrice rispetto ai poteri forti, all'economia, alle lobbies, alle multinazionali, alla finanza. La politica perde autonomia. Altro che primato della politica come dicono alcuni! I vertici sono asserviti mentre il livello morale, culturale, professionale dei quadri medi è sempre più basso.

Ma la crisi della politica non è solo il risultato transitorio di un meccanismo elettorale balordo. Forse c'è un processo più profondo. Il conflitto sociale che un tempo era il corpo della politica oggi non non accede più alla rappresentanza. E al suo posto resta solo la governabilità, l'amministrazione dell'esistente. La cosiddetta semplificazione del sistema politico va di pari passo con questo processo. Non trova?

Oggi la chiamano governance , il termine inglese è più rassicurante. Suona più importante. Governabilità è un bell'eufemismo che sta a significare, in realtà, disciplina di gruppo. Le segreterie hanno scelto uno per uno i propri deputati. Certo, ci sono sempre stati favoritismi, amicizie, relazioni parentali, amiche e amichette. Ma oggi c'è un giro di vite. I deputati, per la maggior parte, non hanno credibilità, non hanno nessun legame con il loro elettorato. Molti di loro non hanno fatto neppure campagna elettorale e non si sono fatti vedere nella propria circoscrizione. Ma in cambio sanno benissimo che se sgarrassero verrebbero messi fuori senza tanti complimenti. Proprio perché non hanno peso possono essere scaricati dalle segreterie dei partiti dall'oggi al domani. Non sono mica come De Mita, per escludere il quale c'è stato bisogno di tempo e discussione. Se i nuovi deputati non dovessero essere rieletti in futuro, nessuno se ne accorgerebbe. E se anche vanno in giro a discutere nessuno li conosce. Sono anonimi. Così non era nelle passate legislature, per non parlare della vecchia Repubblica. C'era tutto un altro meccanismo, pensiamo alle tribune politiche o ai tanto vituperati comizi. A destra oggi si discute di congressi per sancire la nascita di un partito unico tra Forza Italia e An. C'è chi, come Alemanno, si oppone e preferisce una federazione elettorale al posto di una fusione fredda, di un atto d'imperio delle segreterie. E' un ragionamento corretto, a mio parere. E' normale che nei partiti ci debba essere una dialettica interna, che si debbano ascoltare le basi. O, meglio, una volta era scontato che i partiti dovessero funzionare così. Oggi non lo è più. E' finita qualsiasi dialettica. E anche chi, in teoria, avrebbe una minima voce, per quanto flebile, come giornalisti e docenti universitari, è tagliato completamente fuori.

I partiti non possono chiamarsi fuori dalla crisi della politica e scaricarla semplicemente alla società civile. Ci sono responsabilità reciproche e specifiche. Per la propria parte i partiti hanno contribuito con involuzioni oligarchiche al proprio interno, con la personalizzazione e il leaderismo, con l'annullamento di ogni dialettica tra vertice e base. Come se ne esce a questo punto, ora che il parlamento e il paese reale non coincidono più?

Ho sentito molte persone, anche di destra, commentare con preoccupazione il risultato elettorale della sinistra. Possiamo anche dire che se l'è meritata questa sconfitta, certo. Però a nessuno sfugge il problema della mancanza di rappresentanza di una parte del paese. La cosiddetta sinistra radicale ha una sua base reale, un radicamento nella società. La domanda è: quale sarà il suo modo di fare politica ora che è uscita dal parlamento? C'è chi profetizza, con qualche timore, un ritorno alla piazza, al neomovimentismo, all'estremismo. C'è persino chi teme la recrudescenza del terrorismo. Non so se queste previsioni siano fondate. A ogni modo il problema è quale risposte diamo alla crisi della rappresentanza. Io non ho antidoti né verità pronte in tasca. Dico soltanto che l'espropriazione della politica e lo scadimento di qualità della classe dirigente è giunto a un livello di guardia così preoccupante che tutti coloro che si occupano di opinione pubblica - i giornali, i mass media, la scuola - devono farsi protagonisti di una battaglia culturale. L'unica soluzione è un ritorno alla politica dell'opinione pubblica. La gente si è spoliticizzata. Li sentiamo ogni giorno gli stereotipi, il ritornello più in voga è "la politica è una cosa sporca". Ma a forza di pensarla così, a forza di disinteressarsene, abbiamo lasciato la politica nelle mani di chi davvero la riduce a cosa sporca. Questo dobbiamo ricominciare a dire. L'opinione pubblica non discute più. Ora non dico di voler tornare alle epiche campagne elettorali della guerra fredda, ma è possibile che dai dibattiti pubblici sia completamente scomparsa la politica estera? Sta sparendo la capacità di mettere in collegamento i problemi di politica interna - salari, sicurezza, casa, pensioni - con quello che accade nel mondo. La gente non discute più della crisi del petrolio, del problema dell'acqua, dell'urgenza fame, dei danni arrecati dai biocarburanti alla produzione agricola di beni alimentari e via dicendo. Tutte queste cose non hanno ripercussioni sulla nostra vita? E' ovvio che questi processi mondiali metteranno in moto un esodo dai paesi del Terzo Mondo. E cosa dovrebbero fare per sopravvivere? Lanciare invettive contro l'immigrazione è come coprirsi gli occhi davanti a quello che succede nel mondo. Anzi, non se ne parla proprio dello scenario internazionale, non si parla della guerra, non si possono criticare le dirigenze dei governi israeliani, non mettiamo in discussione la permanenza delle nostre truppe in Libano. Nessuno ha il coraggio di discostarsi dall'atlantismo. L'unica via d'uscita è alzare il livello politico dell'opinione pubblica e uscire dal nostro giardinetto. Ci provi la scuola, ci provi l'università con quel poco che ancora è rimasto in piedi. Quanto ai giornali temo che siano inquinati da quei poteri che tengono in ostaggio la politica.

Tonino Bucci
Fonte: www.liberazione.it

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May 7, 2008

"UN LIBRO PER CAPIRE": 2 VOLUMI SU FASCISMO E NEOFASCISMO

Torna la rubrica "Un libro per capire" con il suggerimento di 2 nuovi volumi molto interessanti per una cultura tradizionale. Riguardano entrambi il fascismo e neofascismo, due testi rilevanti per approfondire le radici storiche di chi oggi, giustamente, non vuole nè rinnegare nè restaurare.

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May 7, 2008

"IL FASCISMO E' SEMPRE DOMANI": UN ARTICOLO DA MEDITARE

 

Com'era prevedibile ricevo da ieri una telefonata ogni dieci minuti di amici che si dicono sorpresi, avviliti, sconcertati o anche solo stupiti della decisione di Fini di unire le forze con Berlusconi. Tutti dicono "la decisione di Fini", a sottolineare che loro, quella decisione, non l'hanno presa, anche perché nessuno gli ha chiesto il parere. E sono, come in passato, disorientati, per la sempre presente paura di perdere se stessi. Frequento giornalisti che scrivono di politica da anni e so come lavorano. Li conosco di persona. Sono quasi tutti antifascisti, più o meno consapevoli, più o meno viscerali. C'è quello che ricordo dal collettivo del Tasso, l'altro del collettivo del Giulio Cesare. Un altro era del Pdup o di autonomia operaia, molti sono troppo giovani per aver preso parte alla stagione dell'odio e rimpiangono l'occasione persa e il fatto di non aver mai avuto una chiave inglese sulla quale mettere le tacche dei fascisti sprangati. Ci odiano e si fanno beffe di noi. Giocano con noi. Li sento chiacchierare e ridere, raccontandosi l'un l'altro cosa scriveranno, annunciando l'ennesimo strappo, la nuova svolta, usando parole come "abbandono", "tradimento", oppure le fanno dire al testimonial di loro scelta, il più anziano possibile, il più accorato, oppure una donna che ricorda i bei tempi che non torneranno, o qualcuno che vuol solo farsi pubblicità. Si dicono "vedrai domani che succede!" e ridono alle nostre spalle, perché giocano con noi come i bambini che mettono il fuoco ai formicai per guardare le povere bestioline che corrono su e giù prese dal panico. Alcuni non hanno fatto altro per dieci anni e ne godono con vero sadismo. Non scrivono sul Manifesto, ma sul Messaggero, sulla Stampa, sul Corriere della sera, su Repubblica, sull'Espresso, ma anche sul Giornale e su Panorama. Altri sono in Rai, molti lavorano a Mediaset e così ci sparano alle spalle, mentre i loro compagni ci sparano in faccia. A ben vedere scrivono sempre la stessa cosa, ci annunciano la Fine che si approssima, la nostra apocalisse dei significati, attraverso la scomparsa dei simboli, ci annunciano l'oblio. Ci annunciano ciò che auspicano da sempre e che auspicavano, frustrati e delusi, i loro fratelli maggiori, i loro genitori e in alcuni casi persino i loro nonni. La nostra estinzione sulla terra, con qualsiasi mezzo, e la cancellazione del nostro ricordo. Ma dinanzi alla nostra sopravvivenza, durata mezzo secolo malgrado tutto e malgrado tutti, all'odio s'è aggiunta l'invidia, il risentimento, perché chi ha tutte le armi per piegare alla propria volontà la verità ufficiale e la memoria collettiva, trema di terrore dinanzi a chi sopravvive solo grazie all'ostinato ricordo. E pensa: "cosa accadrebbe di me e del mio mondo, se questi cocciuti "memori di sé" avessero un giorno anche i mezzi che abbiamo noi? Cosa resterebbe di noi, dei loro nemici di sempre, se un giorno anche loro potessero avere il diritto di insegnare a scuola la loro storia, di farci dei film, di "socializzare" il loro ricordo?" E tremano e vogliono che non accada. Io non penso che un partito sia la mia storia. Penso che un partito sia un mezzo di trasporto, che si usa per fare il percorso necessario. Non potrei mai pensare che il mio sangue, i miei valori, i sogni di tutte le generazioni che mi hanno preceduto e le loro sofferenze, possano essere imprigionate in una cosa piccola e meschina come un partito. La mia casa è l'Italia e a volte nemmeno mi basta, voglio anche l'Europa e da lì voglio segnare il mondo. I miei martiri non sono morti per un partito - o per un simbolo di partito - né per una percentuale di voto, per un certo numero di seggi in più o per permettere ad uno - o a me! - di sedere su una poltrona. Chi fa appello al sangue, ai valori, alla "nostra storia" per farsene uno sgabello che lo avvicini al seggio è un miserabile infame. E purtroppo sono moltissimi, nascosti dietro parole d'ordine e simboli eterni. Basta ipocrisie, basta schizofrenie. Quando ero ragazzino c'erano quelli che per fare i nazisti giravano con la croce di ferro che avevano comprato su una bancarella a Portobello Road. Qualcuno aveva affrontato l'inferno del fronte russo per guadagnarsi quella medaglia e loro pensavano che bastassero le due sterline che avevano dato a un mercante armeno per ostentare la stessa gloria... Indossare la pelle del leone o del lupo può fare impressione ai paesani ignoranti, un lupo o un leone non ti scambia per uno dei suoi, anzi, ti riconosce e ti odia per lo scempio che fai ogni giorno della pelle di suo fratello. E ti vorrebbe uccidere. I miei morti stanno nel mio cuore e nella mia vita di tutti i giorni, non stanno seppelliti in una sede di partito. Il mio dovere non è "commemorarli", perché le commemorazioni ti mettono in pace con te stesso e ti permettono di ricordare il tuo dovere solo una volta l'anno e fare nel resto dei giorni tutto lo schifo che ti pare. Io volevo morire per la Patria, ma non sono ancora morto. Vuol dire che la Patria da me pretende ancora qualcosa. La Patria, che è sopra ogni cosa e oggi sta morendo. La Patria che sta sopra ogni parte di essa: partiti, famiglie e individui. Sopra la Patria c'è solo Dio. Bisogna combattere per creare un mondo migliore per i propri figli o per preservare il mondo dei propri antenati? Tutt'e due. Ma bisogna capire che esistono solo il passato - che è andato via e non torna - e il futuro, che non è ancora arrivato. Il presente è un'illusione. Chi vive il passato nel presente è malato e si nega il futuro. Chi si ferma è perduto. Se avanzo seguitemi, se indietreggio sparatemi. Il fascismo non è mai ieri è sempre domani. Onorare i morti non è portare per sempre i loro corpi sulle spalle, ma dargli degna sepoltura perché siano liberi di andare oltre, nella loro corsa verso il cielo. Onorare i martiri significa arrivare lì dove loro erano diretti, non erigere una torre dove sono caduti e restarci in eterno. E per andare, più lontano e più veloce, si scende dalla diligenza per prendere il treno e giù dal treno per prendere l'aereo: i mezzi non sono sacri, lo è solo il fine. E il fine è salvare la Nazione e sconfiggere i suoi nemici. L'Italia è ancora da fare e soprattutto gli italiani. Io ho nostalgia di tutto, mi è difficile staccarmi da qualsiasi cosa. Ma le cose si muovono malgrado me e se resto fermo non servo a nulla. E una volta che mi sono preso delle responsabilità nei confronti di altro e di altri, che diritto ho a restare seduto a piangere sul passato che si allontana insieme alla gioventù e tutte le persone care che a poco a poco sono sempre di meno? Il dovere del soldato è vincere, non è morire nella battaglia disperata. Anche se a volte questo sembra più desiderabile. Il soldato deve battere il nemico, perché se invece cade, lascerà senza protezione la sua terra, la sua donna e i suoi figli e - peggio ancora - i figli degli altri - e avrà così guadagnato la gloria ma perso l'onore, perché il dovere del soldato è combattere per la Patria, non per acquisire una medaglia e l'ammirazione delle signorine. Io non posso stare un giorno senza combattere: per la Patria, per la sua salvezza e per il suo onore, che sono anche la salvezza dei miei figli e l'onore dei miei padri. Se il nemico usa i missili, io voglio i missili. Se hanno il nucleare, userò il nucleare. Chi va in giro vestito da cavaliere antico, o coperto di alamari, farà sicuramente più bella figura, ma in battaglia non serve a niente. Per sorprendere il nemico bisogna mimetizzarsi e coprirsi la faccia di fango. La vittoria, se non è solo per goderne in privato, è un dovere. Se è in gioco la sopravvivenza della Patria, la sconfitta non è un opzione accettabile. Se le cose cambiano e il mondo continua a girare e facciamo fatica a stargli dietro, possiamo e dobbiamo provare rabbia, ma non possiamo frignare e dire "basta, non gioco più". Chi diserta perché il suo esercito ha modificato l'uniforme, non può poi andare a dire a quelli che continuano a combattere che il vero eroe è lui...

Marcello De Angelis

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May 8, 2008

"PERCHE' BOICATTERE ISRAELE" di Gianni Vattimo

Confesso: sono uno dei pochissimi che finora hanno firmato un appello per il boicottaggio dell’invito di Israele come ospite d’onore alla prossima Fiera del Libro di Torino.

Se tutti i grandi giornali italiani fanno a gara nel deprecare questo boicottaggio, vuol dire che la minaccia dell’antisemitismo non è poi così incombente. Ma non di questo credo si debba discutere. L’invito a Israele — che, a quanto ne so ma forse sbaglio, ha sostituito improvvisamente quello che era già stato avviato per avere ospite quest’anno l’Egitto — è oggetto di un boicottaggio politico, perché politica è l’iniziativa della Fiera. Chi ci accusa, noi boicottatori, di voler «imbavagliare» gli scrittori israeliani, o è in mala fede o non sa quel che si dice.

Sono argomenti terribilmente simili a quelli usati nella recente polemica sull’invito al Papa a tenere la lezione magistrale alla Sapienza di Roma: anche qui sarebbe in gioco la libertà di parola, il valore supremo della cultura, il dovere del dialogo. Dialogo? Nel caso della Sapienza, si sa che razza di dialogo era previsto. Il Papa sarebbe stato ricevuto come il grande capo di uno Stato e di una confessione religiosa, in pompa magna, così magna che persino la semplice possibilità di una manifestazione di pochi studenti contestatori a molte centinaia di metri di distanza lo ha fatto desistere dal proposito. Questo caso di Israele alla Fiera è lo stesso.

Chi boicotta non vuole affatto impedire agli scrittori israeliani di parlare ed essere ascoltati. Non vuole che essi vengano come rappresentanti ufficiali di uno Stato che celebra i suoi sessant’anni di vita festeggiando l’anniversario con il blocco di Gaza, la riduzione dei palestinesi in una miriade di zone isolate le une dalle altre (per le quali si è giustamente adoperato il termine di bantustan nel triste ricordo dell’apartheid sudafricana), una politica di continua espansione delle colonie che può solo comprendersi come un vero e proprio processo di pulizia etnica. È questo Stato, non la grande cultura ebraica di ieri e di oggi (Picchioni e Ferrero hanno forse pensato di invitare alla Fiera Noam Chomsky o Edgar Morin?) che la Fiera si propone di presentare solennemente ai suoi visitatori, offrendogli un palcoscenico chiaramente propagandistico, certamente concordato con il governo Olmert (che del resto sta offrendo lo stesso «pacchetto» anche alla Fiera del libro di Parigi, due mesi prima che a Torino).

Nei tanti articoli che ci sommergono con deprecazioni e lezioni moralistiche sul dialogo (andate a parlarne a Gaza e nei territori occupati!) e la libertà della cultura, non manca mai, e questo è forse l’aspetto più vergognoso e francamente scandaloso, il richiamo all’Olocausto. Vergogna a chi (magari anche essendo ebreo, come quelli che si riuniscono nell’associazione «Ebrei contro l’occupazione») rifiuta di accettare la politica aggressiva e razzista dei governi di Israele. Chi boicotta la Fiera di Torino boicotta «gli ebrei» (PG Battista) e dimentica (idem) i rastrellamenti nazisti e lo sterminio nei campi. Uno studioso ebreo americano, Norman G. Finkelstein, ha scritto su questo vergognoso sfruttamento della Shoah un libro intitolato significativamente L’industria dell’Olocausto (in italiano nella Bur). Proprio il rispetto per le vittime di quello sterminio dovrebbe vietare di utilizzarne la memoria per giustificare l’attuale politica israeliana di liquidazione dei palestinesi. Nessuno dei «boicottatori» nega il diritto di Israele all’esistenza. Un diritto sancito dalla comunità internazionale nel 1948; proprio da quell’Onu di cui Israele, negli anni, non ha fatto che disattendere con arroganza i richiami e le delibere.

Gianni Vattimo (”La Stampa”, 4 febbraio 2008)

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May 8, 2008

BLOG CHIUSO PER PROTESTA CONTRO LA FIERA DEL LIBRO DI TORINO

SIENA - Il blog di Rino Daus rimane chiuso fino a sabato. Il motivo è l'adesione di Rino, come già preannunciato due mesi fa, all'iniziativa di boicottare la Fiera del libro di Torino che ha come ospite d'onore Israele.

Ci tengo a puntualizzare: “boicottare la Fiera del Libro di Torino” è altra cosa da “boicottare Israele”.
Lasciamo perdere Israele, per un momento, e concentriamoci invece sul perché una manifestazione come quella della Fiera del Libro di Torino, che è ormai da anni un classico nel panorama degli eventi italiani, di punto in bianco decida di lasciare a casa l’ospite d’onore designato e sui due piedi inviti al suo posto qualcun altro — e non stiamo parlando di un “qualcun altro” qualsiasi, ma di un’entità come lo Stato di Israele.
Ora, non più tardi del 19 gennaio John Dugard, rappresentante speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi, ha denunciato Israele come colpevole di crimini di guerra:

Swissinfo, 19 gennaio 2008 - 14.41

Mo: Gaza, inviato Onu, Israele colpevole crimini guerra

GINEVRA - Il rappresentante speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi, John Dugard, ha denunciato oggi i crimini di guerra “indiscriminati” commessi da Israele nella Striscia di Gaza con i raid aerei degli ultimi giorni. Israele inoltre, dice Dugard in un comunicato diffuso a Ginevra dall’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, ricorre a punizioni collettive e non distingue tra obiettivi militari e civili.

“I responsabili di azioni così vigliacche si rendono colpevoli di gravi crimini di guerra e devono essere perseguiti e sanzionati”, afferma Dugard secondo il quale nel corso di questa settimana l’intervento israeliano ha causato la morte di 40 persone tra i palestinesi.

Il rappresentante Onu ha particolarmente condannato i tiri di missili contro un edificio amministrativo vicino a dove si stava svolgendo la cerimonia di un matrimonio, sottolineando che l’esercito israeliano non poteva ignorare il rischio di perdite umane tra i civili. Stati Uniti e gli altri paesi impegnati nel processo di pace di Annapolis, afferma ancora Dugard, hanno “l’obbligo giuridico e morale” di forzare Israele a porre fine al suo intervento nei Territori.

Su richiesta dei paesi arabi e islamici che hanno raccolto 22 firme, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu si riunirà mercoledì prossimo in sessione straordinaria per esaminare la situazione nei Territori palestinesi.

Quindi il problema non è tanto Israele (ciò su cui ci si potrebbe soffermare per un’infinità di tempo), quanto piuttosto il fatto che l’ente fieristico di una città «medaglia d’oro al valor militare nella guerra di liberazione» si prenda la briga di invitare come guest star uno Stato che si distingue dalla sua fondazione per atteggiamenti così repressivi da essere correntemente bollato come “nazista” (assumendo qui il termine come paradigma del Male assoluto, secondo l’abitudine invalsa da qualche decennio a questa parte).
È chiaro che se anche io annunciassi Urbi et orbi la mia ferma intenzione di boicottare la Fiera del Libro di Torino, la cosa non smuoverebbe di un ette gli equilibri mondiali; e sospetto che in questo caso l’effetto farfalla non funzionerebbe affatto.
Ma per fortuna ad annunciare analoghe iniziative è un personaggio come Gianni Vattimo: così pubblicando quello che dice lui è come se pubblicassi quello che penso io. Col duplice vantaggio che io non faccio fatica, e che il messaggio ha più peso perché lo fa passare lui (che è qualcuno) e non lo dico io (che non sono nessuno). Grazie, professore.

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May 10, 2008

INTER-SIENA: MOLTO PIU' DI UNO SCUDETTO

SIENA - A 180’ dalla sua conclusione il campionato di serie A 2007/08 deve ancora emettere tutti i verdetti, o quasi. Lo scudetto sarà probabilmente assegnato domani pomeriggio: all’Inter, capolista con +3 sulla Roma, immediata inseguitrice, basterà battere a San Siro il già salvo
Siena per portarsi a quota 84, dove anche se fosse raggiunta dai giallorossi, avrebbe la meglio per la miglior classifica avulsa (4-1 all’andata all’Olimpico, 1-1 nel ritorno a San Siro).
 La Juventus è già qualificata ai preliminari di Champions League 2008/09 e non può ambire a scalzare i giallorossi dal secondo posto. Lottano per l’altra poltrona nei preliminari Milan (61), Fiorentina (60), Udinese (57) e Sampdoria (56), con le tre perdenti che faranno sicuramente la coppa Uefa, grazie all’esito delle semifinali di coppa Italia, che hanno riproposto, per il quarto anno consecutivo, la finale Inter-Roma.
 È caos, invece, in zona retrocessione, con tutti e tre i posti per la B 2008/09 ancora da destinare: domani potrebbero arrivare i primi verdetti aritmetici, a partire dalla retrocessione del Livorno (a quota 30, ultimo). La lotta, comunque, coinvolge dal Cagliari a quota 38 allo stesso Livorno, fermo a 30: le 5 partite che interessano la corsa-salvezza domenica prossima e le 5 della domenica successiva possono produrre oltre 59.000 combinazioni di risultati, quindi un vero e proprio rompicapo, essendo per altro ancora in programma 4 scontri diretti: Reggina-Empoli e Livorno-Torino domenica prossima, Cagliari-Reggina ed Empoli-Livorno il 18 maggio.

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May 10, 2008

BASKET: DA STASERA TUTTI CONTRO SIENA

SIENA - Tutti contro Siena e non potrebbe essere altrimenti: la squadra di Simone Pianigiani ha vinto 31 partite su 34 nella regular season ed è la prima candidata per vincere lo scudetto al termine dei playoff che iniziano domani.
 Due le novità di questa stagione: l’inizio alle 21 di tutte le partite e la serie finale al meglio delle sette gare nelle prime due settimane di giugno. Tra le otto pretendenti allo scudetto, ci sono delle società storiche del basket italiano e un gruppo agguerrito di outsider come Avellino, Capo d’Orlando e Montegranaro intenzionate a giocarsi la post-season senza nulla da perdere e pronte a conquistarsi uno storico posto in Eurolega. Se Siena è infatti già sicura di giocare il massimo torneo continentale, avendo vinto la regular season, ci sono ancora tre posti da assegnare che fanno gola a molti.
 La qualificazione in Eurolega farebbe per esempio molto comodo a Milano che potrebbe così convincere Giorgio Armani a fare uno sforzo importante per potenziare la squadra e Danilo Gallinari a giocare ancora un anno in Italia. Proprio la squadra di Attilo Caja sarà protagonista di uno dei
quarti più incerti contro l’esordiente Premiata Montegranaro che avrà però il fattore campo a favore, un vantaggio non da poco visto che anche Siena è caduta sul parquet di Porto San Giorgio.
 Scontato solo sulla carta, lo scontro più interessante è senz’altro quello tra la Montepaschi Siena e l’Upim Bologna che «non è di certo squadra da sottovalutare - come spiega Pianigiani - Ha ottimi giocatori e tanto talento, con un roster completo e ora anche con una grande fiducia nei propri
mezzi».
Il primo pericolo per i toscani è l’ex Joseph Forte, protagonista delo scorso scudetto senese: «è un giocatore di grande talento - prosegue Pianigiani - Fermare la sua vena realizzativa sarà difficile, ma non sarà quello il nostro problema: quello che conta è che sia la squadra a prevalere».
 La sfida tra Capo d’Orlando e Pierrel sarà decisa dal duello tra i due migliori playmaker del campionato: Gianmarco Pozzecco cercherà di allungare il più possibile la sua ultima stagione e Marques Green vorrà continuare a stupire tutti portando Avellino alla sua prima qualificazione in Europa. Più prevedibile il quarto tra la Lottomatica Roma e la Tisettanta Cantù, ma il coach dei brianzoli Luca Dalmonte non vuole certo darsi per vinto in partenza: «Visto che siamo arrivati ai playoff e nessuno ce l’ha regalato vogliamo sfruttare l’energia positiva del campo per essere pronti nel miglior modo possibile».

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May 10, 2008

GOVERNO, PRIME NORME DI DESTRA: CLANDESTINITA' SARA' REATO

ROMA - Si annuncia come un vero e proprio pugno di ferro, una sorta di tolleranza zero verso gli extracomunitari clandestini il pacchetto sicurezza che il neo governo si appresta a varare. Un inasprimento della normativa sull'immigrazione clandestina e una stretta sui permessi ai detenuti. Sono questi i due punti cardine del nuovo decreto sicurezza sul tavolo del governo che potrebbe essere già presentato nel primo consiglio dei ministri dopo la fiducia. La vera svolta del "pacchetto" sarà l'intoduzione del reato di clandestinità che consentirà l'immediata espulsione dell'extracomunitario irregolare.
Giro di vite per gli immigrati, che tentano di raggiungere le nostre coste sui barconi: saranno allontanati dal territorio italiano tutti coloro che non saranno in possesso dei requisiti di legge, ad esempio, un reddito legale. Il pacchetto sicurezza si annuncia molto duro anche contro gli autori di reati di strada. Aumenteranno le pene minime, che non consentiranno più la sospensione condizionale della pena. I reati sono stati individuati: minaccia, scippo, violazione di domicilio, danneggiamento, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale su donne e bambini. Compare anche il reato di rapina in appartamento, che sarà punito da 4 a 20 anni di carcere. L'introduzione fraudolenta in una casa che passa da una pena minima di 1 a 2 anni e la rapina andrà da 4 anni e mezzo a 6.
L'aumento delle pene minime sarà esteso anche ai reati di grave allarme sociale che prevederanno una circostanza aggravante, come le violenze sugli over 70 e sui disabili e che impediranno di poter fruire di agevolazioni come l'affidamento in prova ai servizi sociali. Inoltre, per chi compirà più volte lo stesso crimine saranno aboliti permessi premio, abbuoni parziali e semilibertà. Con il nuovo provvedimento il rito per direttissima non sarà più facoltativo, ma obbligatorio e il magistrato dovrà farvi ricorso davanti a una piena confessione della persona arrestata. Davanti a una prova evidente di colpevolezza il pm dovrà saltare l'udienza preliminare e andare al giudizio immediato.

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May 10, 2008

GERMANIA: 75 ANNI FA IL ROGO DEI LIBRI

Una finestra illuminata sul selciato di una piazza centrale di Berlino offre al turista notturno la vista sul locale sottostante, uno stanzone con le pareti coperte da librerie bianche senza nemmeno un libro: è il monumento sul luogo dove 75 anni fa, il 10 maggio 1933, furono bruciati i libri di 300 autori tedeschi sgraditi ai nazisti.
 Da marzo a giugno 1933 subito dopo l’arrivo al governo di Adolf Hitler un pò in tutta la Germania studenti, professori e militanti di organizzazioni naziste avevano gettato platealmente su roghi accesi in pubblico migliaia di opere di scrittori ebrei, marxisti e pacifisti presenti sulle liste di
proscrizione.  Il 10 maggio 1933, giorno della manifestazione centrale, i libri di Erich Maria Remarque, Kurt Tucholsky o Erich Kastner, che assistè personalmente
al rogo tra il numeroso pubblico presente alla bravata nazista, e degli altri 300 scrittori proibiti furono portati al rogo sulla piazza dell’Opera (oggi Piazza Bebel) con tre autocarri per traslochi addobbati da bandiere con la svastica e striscioni.
 Quella notte pioveva a dirotto, quando alle ore 22 il corteo scortato dalla polizia a cavallo si mise in moto partendo dalla sede di una associazione di studenti sulla Oranienburgerstrasse.
In testa c’era una banda di ottoni che suonava musica popolare, seguita da studenti dell’Istituto superiore di educazione fisica in tenuta da ginnastica, mentre ai numerosi curiosi e dimostranti riuniti davanti alla sede di una organizzazione studentesca gli studenti in divisa delle Sa e Ss
avevano distribuito fiaccole di pece. Come un trofeo su un lungo bastone era stata infilzato il busto di Magnus Hirschfeld, rubato quattro giorni prima durante il saccheggio dell’ «Istituto per la scienza sessuale» del quale l’omosessuale dichiarato e militante per i diritti dei gay era direttore.
 Sulla piazza dell’opera è stato preparato un’enorme pila di legna da ardere, che per la pioggia fece fatica ad accendersi e dovette essere cosparsa di benzina. Dalle colonne di partecipanti al corteo che sfilano vengono gettate man mano sul rogo le fiaccole accese. Verso le 23.30 si comincia a bruciare i libri. Studenti in riga con le opere in mano di autori particolarmente odiati si avvicinano ai microfoni della radio che trasmette in diretta l’avvenimento e dopo avere urlato uno degli slogan concordati, lanciano i libri tra le fiamme. Poi un passamano scarica i libri rimasti dai camion alle fiamme.
 Da ultimo arriva Joseph Goebbels, il neo-ministro della propaganda che nel suo discorso non nomina mai nè autori nè contenuti dei libri bruciati bensì sciorina i concetti cari al linguaggio dell’epoca come «Ungeist» (spirito distruttivo), «Unflat» (sudiciume) o Unrat (sozzura).

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May 10, 2008

"SESSANTOTTO NERO": UN LIBRO BELLO

La storia dei giovani neofascisti dalla Repubblica di Salò al Movimento Sociale Italiano nel dopoguerra. È il percorso tracciato dal giornalista e saggista Antonio Carioti ne Gli orfani di Salò.
«Si consuma in quella fase, a mio parere - scrive Carioti - un piccolo ’Sessantotto nerò, tutto italiano: una stagione di ribellismo giovanile, con i suoi miti, le sue intemperanze, i suoi libri sacri». Carioti, attraverso documenti inediti e testimonianze, racconta quel movimento composto da migliaia di giovani che dopo la Seconda guerra mondiale irrompe nelle scuole, nelle università e nelle piazze d’Italia agitando simboli e cantando gli inni del Fascismo. Giovani che guidano le più affollate manifestazioni studentesche dell’epoca, come quelle per il ritorno dell’intero territorio di Trieste alla madrepatria.
«La gioventù neofascista, tra la fine della guerra e gli anni Cinquanta - dice Carioti nel saggio - è stata una realtà importante sia all’interno che all’esterno del Movimento Sociale Italiano... Il Msi offre un tetto a questi giovani. Ne sfrutta l’ardore ma ne soffre l’irrequietezza... Benchè a parole
abbiano il culto della gerarchia, i ragazzi del Msi sono refrattari alla disciplina , convinti di appartenere ad un’aristocrazia dello spirito». Ecco come un giovane neofascista descrive un episodio del settembre 1947, quando Almirante fu costretto da un gruppo di militanti di sinistra ad interrompere un comizio appena iniziato. «Eravamo in 42 quel giorno e ci sentimmo come i 300 delle Termopili».

Rino Daus ha avuto modo di leggerlo nei giorni scorsi. Un libro interessante e bello per capire il passato e guardare al futuro.

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