Condannare all’ergastolo Paolo Broccatelli per aver concorso nell’organizzazione e nella realizzazione dell’omicidio di Massimo D’Antona. Per la stessa accusa è stata chiesta la pena di 20 per Federica Saraceni. È iniziato il processo d’appello per il delitto avvenuto in via Salaria, a Roma, il 19 maggio del ’99, compiuto dalle nuove Brigate rosse. Il sostituto pg, Antonio Marini, oggi, ha formalizzato le prime richieste alla corte. La prossima udienza si terrà il 7 marzo. I giudici hanno anche stabilito la «capacità di stare in giudizio» di Diana Blefari Melazzi, alla luce della perizia depositata che ha stabilito a carico della donna «transitori episodi psicotici». Durante il periodo di carcerazione la Blefari si è resa più volte protagonista di atti di autolesionismo ed ha rifiutato il contatto con legali e famigliari. Per lei il rappresentante dell’accusa ha chiesto la condanna a 9 anni e 6 mesi per reati associativi e la detenzione di armi ed esplosivi, che erano nei covi romani delle Br. D’Antona, che era consulente giuridico dell’allora ministro del Lavoro Antonio Bassolino, venne ucciso in via Salaria il 20 maggio del 1999. Per quella vicenda sono diventate definitive, intanto, le condanne all’ergastolo inflitte a Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma, così come i 12 anni alla pentita Cinzia Banelli e i 20 a Laura Proietti. Broccatelli, in primo grado, aveva preso 9 anni. Oggi oltre all’ergastolo per l’omicidio D’Antona gli è stata contestato la partecipazione alle rapine di autosovvenzionamento compiute, tra il ’98 ed il 2003, negli uffici postali di Mezzana e Siena. Per questa parte è stato chiesto un aumento della pena in atto di un anno. Per la Saraceni, Marini, ha prospettato la concessione delle attenuanti generiche. Imputati sono anche Simone Boccaccini e Bruno Di Giovannangelo (entrambi in prigione), coinvolti a vario titolo nelle rapine firmate Br. Stesso discorso per Marco Mezzasalma (collegato oggi in video conferenza dal carcere) che, era stato assolto (per questa accusa) in primo grado, e ora dovrà invece rispondere degli ordigni, rivendicati dai Nipr (Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria), esplosi a Roma il 14 maggio 2000 e il 10 aprile 2001 ai danni della Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e presso la sede dell’Istituto Affari Internazionali e in relazione al fallito attentato, firmato Npr (Nucleo proletario rivoluzionario), organizzato a Milano il 6 luglio 2000 presso la sede della Cisl. Anche Alessandro Costa e Roberto Badel erano presenti in aula. Entrambe erano stati assolti dall’accusa di aver partecipato alla banda armata e all’associazione eversiva.
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