SIENA - Spunta anche una lettera nella quale Benito Mussolini parla con fastidio del suo alleato Hitler, tra la documentazione relativa all’epoca di Pio XII conservata nell’archivio segreto vaticano. La missiva, nella quale il Duce riferisce di un colloquio con il dittatore tedesco nel quale avrebbe tentato di frenare i progetti espansionistici del dittatore tedesco, era indirizzata a Cesare Maria De Vecchi, Conte di Val Cismon, uno dei quadrumviri del regime fascista, particolarmente devoto a Santa romana Chiesa (fu membro, tra l’altro, della commissione per l’esame dei Patti Lateranensi). Sarebbe stato lo stesso conte - secondo le ricostruzioni che si fanno in Vaticano - a girare la lettera alla Segreteria di Stato del Papa per rassicurare il Papa circa la distanza di Mussolini dalle manie hitleriane. La missiva fa parte di un fondo d’archivio che la Congregazione per la causa dei Santi sta analizzando minuziosamente in vista della conclusione della prima tappa del processo di beatificazione di Papa Pacelli, la dichiarazione delle ’eroiche virtù’. Solo in un secondo momento - e solo se emergono dal passato prove robuste di miracoli - Pio XII ascenderebbe agli onori degli altari, prima da beato e poi da santo. La causa relativa al Papa che regnò nel periodo dei fascismi (1939-1958) solleva le critiche di larga parte della comunità ebraica e di ampi settori israeliani, che accusano Pacelli di aver taciuto di fronte alla Shoah. Il Vaticano ha sempre risposto sottolineando che Pio XII tacque per prudenza, non per ignavia, e agì discretamente per dare riparo agli ebrei in chiostri e monasteri. Una causa di canonizzazione - sottolineano poi in Vaticano - è una questione interna alla Chiesa e non tollera pressioni esterne. Argomenti che non bastano, però, a spiegare perché Benedetto XVI - che pure ha auspicato pubblicamente una felice conclusione del processo - non ha ancora firmato il decreto sulle ’eroiche virtù’ di Pacelli, nonostante il dicastero vaticano competente abbia già dato il doppio via libera dei periti teologi e dei vescovi e cardinali. Il lavoro fatto sinora in Vaticano - sfociato in una ’positiò di sei volumi e tremila pagine stilato - sembra non soddisfarlo. La documentazione è stata stilata dai gesuiti Peter Gumpel e Paolo Molinari, rispettivamente relatore e postulatore della causa (quest’ultimo nel frattempo sostituito, come postulatore generale della Compagnia di Gesù, da padre Anton Witwer). C’è chi sostiene, nei Sacri Palazzi, che il fascicolo veniva tenuto fermo in attesa del viaggio papale in Israele di maggio. La prosecuzione dell’iter «è oggetto da parte sua di approfondimento e di riflessione», ha avuto a spiegare, da parte sua, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Una sorta di supplemento di istruttoria che passa, tra l’altro, da un ulteriore scavo negli archivi vaticani. Se la ’positiò prende in esame tutto il materiale storico relativo ai pronunciamenti di Pio XII durante la seconda guerra mondiale (materiale, peraltro, ampiamente pubblicato per volontà di Paolo VI nei volumi ’Actes et documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondialè), non è ancora concluso lo studio dei documenti ’in entratà in Vaticano in quel periodo, ossia lettere, comunicazioni e documenti vari recapitati al Palazzo apostolico da parte di sacerdoti, religiosi, ambasciatori, informatori vari da diverse parti di Europa. È tra questi documenti che si trova anche la lettera di Mussolini al suo ’quadrumvirò. Ma i faldoni contengono, soprattutto, informazioni delle ritorsioni subite dai cattolici che difendevano gli ebrei, in Germania, Austria, Boemia e altre zone del Vecchio continente e che - quindi - avvalorerebbero la tesi di un Pio XII silente per prudenza, ma non distratto sul dramma degli ebrei. Al domenicano Ambrosius Eszer, in particolar modo, sarebbe stato affidato, all’interno della Congregazione della causa dei santi, il compito di analizzare tutti questi documenti, scritti spesso in caratteri gotici di difficile lettura. Un lavoro di archiviazione che dovrebbe terminare nel giro di poche settimane e rappresentare un ulteriore tassello nel mosaico in difesa di Pio XII. Sotto la guida di mons. Angelo Amato da meno di un anno, intanto, la Congregazione vaticana per la causa dei Santi ha fatto proprie le indicazioni di Benedetto XVI, da sempre preoccupato che la Chiesa non si trasformi in una ’fabbrica di santì. «Le prove testimoniali e documentali vanno raccolte sia quando sono favorevoli sia quando sono contrarie alla santità e alla fama di santità o di martirio dei Servi di Dio», ha avuto a dire a fine 2007 Papa Ratzinger, che ha anche sottolineato come il lavoro dei ’postulatorì debba rivelarsi «ineccepibile, ispirato da rettitudine e improntato ad assoluta probità ». Nessuna avventatezza, dunque, ma grande determinazione nel puntellare le cause di beatificazione in corso, a partire da quella di Pio XII. Un Papa ancora attuale che non fu superato - per Ratzinger - dal successivo Concilio vaticano II. È in questo contesto che in Vaticano si rileva con soddisfazione che, a mezzo secolo dalla morte di Eugenio Pacelli, sembra formarsi un nuovo «consenso storiografico» sulla rilevanza storica della sua figura e del suo Pontificato. A questo tema è dedicato un recente libro curato dal direttore dell«Osservatore romanò, Giovanni Maria Vian (’In difesa di Pio XII. Le ragioni della storià ) che verrà presentato mercoledì prossimo a Roma alla presenza del Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone.
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