I codici fanno parte nella vita dell'uomo da sempre o meglio ogni forma di vita vivente è nata da un codice, il DNA. Rimanendo nell'argomento artistico, trovo che i geroglifici egiziani siano un esempio eloquente di come i codici assumono la doppia funzione di essere decorativi (vedi i monumenti e i luoghi funebri) e documentativi (grazie ad essi oggi sappiamo non solo i nomi di importanti Faraoni ma anche molta della loro storia). nella ricerca di un nuovo stile, cio' che poteva distingermi e dare originalita' alle mie opere era l'uso di un codice, fatto di segni opportunamente studiati per essere letti ccome una scrittura ma mantenere l'aspetto artistico. dopo molteplici tentativi finalmente il codice da me strutturato aveva le caratteristiche che mi ero prefissato, ossia: velocità di apprendimento da parte di chi osserva. nei primi anni 90 le prime opere in codice in pittura, ma veniva scambiato per astrattismo e nessuno pareva interessarsi più di tanto. nei primi anni 2000 la svolta. Realizzai il mio primo lavoro in legno e in basso rilievo incisi i caratteri del codice, ovvviamente non procuro' un interesse verso i segni e il codice stesso, ma quel PANNELLO (rappresentato nella raccolta dele mie foto)  è stato il primo passo per avvicinare le persone alle mie opere. nel secondo lavoro, IL TAVOLO,(il tavolo lo elaborai secondo un pensiero che sarà citato in un prossimo articolo) l'interesse tra i miei amici e conoscenti è stato un'anime, il tavolo non solo veniva osservato, ma molti ne toccavano le superfici, quel  gesto  istintivo di accarezzare l'opera mi faceva riflettere sul modo di vedere delle persone non vedenti; come noi vediamo con gli occhi il mondo che ci circonda essi lo vedono con il tatto, bastava che loro imparassero il codice e il gioco era fatto, potevano leggere le mie opere, ma subito realizzai che se sarebbero stati in grado di leggerlo potevano pure scriverlo e io scrivo concepento un'opera d'arte e quindi loro se voglino possono produrre arte, da quel momento il mio interesse si è concentrato su di loro apportai alcune modifiche al codice originario lo chiamai CODICE KY, e lo proposi ai dirigenti di una scuola per cechi, essi accettarono di sperimentare l'uso del codice anche se in tutto l'istituto della  Scuola Media Statale per Ciechi di Torino vi era solo un alunno ipovedente ma a me bastava per vederne il potenzialita' ovviamente l'apprendimento doveva anche coinvolgere i vedenti infatti uno dei primari scopi del codice e l'interazione tra le due realta' umane che ora possono dialogare artisticamente, usando lo stesso linguaggio. i risultati li avete nelle opere esposte in questo mio sito provate a capire quali sono quelli del diversamente abile.-