"Destra-sinistra-sinistra-accosta!"Non so ancora se vive con i suoi o da sola, ma comunque siamo arrivate sotto una casa rossa in pieno centro a Bologna. Viaggio muto, ma pieno di emozioni nascoste, come per non voler assolutamente avere contatti fisici-morali-mentali. Credo di dover scendere dalla macchina, forse per darle una mano; presumo che debba prendere dei bagagli, da fare qualcosa, da dire a qualcuno che se ne va, ma lei mi dice solo "torno tra un attimo", voce sicura, tranquilla, come se tutti i giorni capitasse qualcuno che non conosci minimamente e ti chiedesse di andare a vivere nella sua casa fuori città, solo perchè è troppo grande.Tutto questo si sposa perfettamente con la mia pazza indifferenza, mi sento bene dentro. Il nastro , ormai deteriorato, di questo grande cantante arabo sta diffondendo musica per tutta la via, la gente si gira; che si giri pure tutta la città non ci sono problemi, non sto uccidendo nessuno, sto solo ascoltando grande musica per una grande giornata. Mentre i ritmi hanno preso il sopravvento sulle mie gambe, che si muovono libere tra l'acceleratore, il freno e la frizione, come quasi per suonare un piano immaginario, eccola qui di nuovo; una sacca indiana deformata, delle buste di plastica attaccate allo zaino colmo di roba, la tastiera di un computer ed un tipo svogliato, stanco, ma sollevato con il monitor tra le braccia. Faccio posto in macchina tra gli scatoloni dei vibratori nuovagenerazione che avevo preso per il negozio, loro mettono la roba come viene, senza guardare nemmeno se potrebbe sbattere o rotolare tra i sedili anteriori. Ripartono senza nemmeno dirmi "ciao" e dopo un minuto scende ancora lei con il corpo del computer tra le braccia, lo fa scivolare sull'altra roba, apre lo sportello davanti dell'auto incurante-felice, ma sempre, costantemente assente, e dice "possiamo andare".Guido piano tra le vie strette di questa enorme, ma affascinante città, e penso che è tutto assurdo.Le strisce pedonali sono strane, lei che si mangia le unghie è equivoca e pure il semaforo rosso ha qualcosa che mi interessa; prendere-lasciare-salutare-sorridere-nonrivedersipiù, ecco come vanno le cose adesso. C'è chi ci riderebbe su, ma credetemi se vi dico che tutto quello che stava accadendo in 3 ore a me era capitato di viverlo a rallentatore per 3 anni. Tre anni per fare le valigie, tre anni per salutare i miei, tre anni per capire che mia nonna era morta, tre anni di indecisioni e tre anni di amore folle,pazzo,assurdo,incredulo. Lei, libera, apparentemente normale, nei suoi gesti, sembrava fosse arrivata 3 secondi prima in quella casa, non avesse assolutamente disfatto le valigie aspettando qualcuno che le dicesse di andare a vivere insieme. Tutto pronto, troppa perfezione per essere reale, qualcosa doveva succedere io me lo sentivo alla grande che non poteva essere così, perchè non puoi stare bene se non stai anche un po' male. Sto per prendere la tangenziale, quando un ragazzo, goffo,carino,con le sue scarpe da tennis nere, i suoi jeans e la maglietta firmata, mi attraversa la strada correndo come un pazzo. Occhi-occhi, i miei, i suoi, un secondo, due secondi, tre secondi, il massacro. "ecco fatto" Erika agitata, completamente rivoltata, nel panico totale che grida "CAZZO MA NON L'AVEVI VISTO?", la guardo, mi giro, apro lo sportello e mentre scendo il ragazzo si sta alzando dolorante. Tutto secondo i piani direi, bene e male, misto di paura, panico, colpevolezza, ansia. No che non l'avevo visto!Vi sembro una che mette sotto le persone? La mia renault4 se fa più di 40kmh chiede tregua figuriamoci se prendo una curva così veloce da non vedere qualcuno che attraversa la strada. cazzo cazzo cazzo, tutto sempre più complicato, tutto Ovviamente, complicato, tutto. Guardo questo futuro uomo,occhi azzurri, capelli scuri, spalle innocenti, sorrisetto tranquillo, mani piene di sangue, perfetto. No torniamo indietro: MANI PIENE DI SANGUE? Ospedale, immediatamente. Un'occhiata veloce alla mia grande compagna di viaggio: un'ammaccatura tra le tante, niente di particolare. La gente sta affollando la strada; la gente, spiriti di persone attratte dalle disgrazie altrui, facce scure, ma sorrisi interni, si compiacciono con loro stessi per non aver attraversato la strada in quell'istante, ed intanto mi guardano con occhi da minaccia, come se avessi ucciso qualcuno, come se l'avessi fatto di proposito. Gente, La Gente, gruppi tristi di animali selvaggi, vestiti di rughe,tinte per capelli, pellicce, tacchi a spillo, cravatte,24ore e sorrisi immotivati. In gruppo chiunque è il capo di qualcosa che nemmeno lui sa; lasciamoli nelle loro anonime, ma raggianti apparenze,protagonisti delle vite altrui e mai della loro. Sorrido al ragazzo, che al momento sembra tranquillo, lo prendo per un braccio, lo trascino in macchina, lo faccio sedere tra gli scatoloni, i sacchi, le buste della spesa, lo schifo della mia macchina in mezza giornata è divenuto insopportabile. Guardo Erika, triste, ma interessata, sembra quasi che mi odi a vederla così, seduta storta sul sedile davanti, che non fa una mossa per aiutarmi, che non dice niente di niente nemmeno al ragazzo, è davvero assente, ma con gli occhi da messa a fuoco di emozioni.
Quante ne possono succedere in una sola giornata?
L'incontro con Erika già mi sembrava una follia, e adesso pure questa, non si sa mai cosa ci si può aspettare da un giorno normale, e forse è proprio quando non ci si aspetta niente, proprio quando si pensa che la vita sia perfettamente piatta che accade l'impossibile.
Ma alla fine mica è così, il fatto è che se un giorno ti aspetti qualcosa, anche se accade non ci fai caso perchè te lo aspettavi...se vedi le nuvole nere sai che prima o poi pioverà, ma se c'è un bel cielo azzurro ed all'improvviso diventa scuro e viene giù uno strepitoso temporale allora si è una cosa decisamente improvvisa.
Ecco quello che capita a me è da sempre questo, la vita monotona, colazione alla stessa ora, con lo steso latte, nella stessa tazza, caffè leofilizzato e stessi biscotti, tutte le sante mattine o pomeriggi che mi alzo è sempre la stessa cosa. Poi a lavoro, poi la spesa, poi una cammianta, poi a casa.
In pratica mi sento come un liquido denso che scorre sempre alla stessa velocità, che niente lo può scuotere, quindi la minima cosa è in pratica un'onda anomala.