Anni fa scrissi un pò di roba, l'idea presuntuosa era di un libro...ma poi è morto li dopo tre o quattro capitoli... vi attacco qui il primo...lo so è lungo, ma è qualcosa di veramente mio...che alla fine non ho mai voluto condividere.

Oggi dopo quasi 6 anni direi che è l'ora di lasciarlo andare non è un granché però...l'ho scritto..buona lettura a chi vuole perderci un pò di tempo :)

 

Dire che era una ragazza folle sarebbe ridurre la realtà. Chi dice stravagante,
chi diversa e chi totalmente pazza.Ma ditemi voi, chi può prendersi la briga di definire qualcuno, quando nessuno di noi non sa, per primo, definire se stesso.DireiOriginale, se proprio devo esprimere un mio giudizio personale e chi non lo è? beh anche questo è vero, tutti noi lo siamo, ma c'è chi lo nasconde, c'è chi se ne vergogna addirittura, cercando di imitare e raccogliere pareri per sembrare sempre più un gregge di pecorelle clonate e così sentirsi al sicuro, e c'è Erika, che forse non sa nemmeno di esserlo, e proprio per questo lo è molto più degli altri.Ho avuto la fortuna di conoscerla ad una fiera informatica, la scarsa percentuale femminile ha fatto si che ci trovassimo nello stesso cesso, alla stessa ora, con le stesse facce annoiate a fare smorfie davanti allo specchio.All'apparenza molto diverse. Lei: capelli rasati, un viola stinto, alta più o meno quanto me, naso piccolo,occhi grandi e truccatissimi, sta contando le sue sopracciglia per capire se la depilazione è avvenuta perfettamente. Direi che sta bene, anzi benissimo, nei suoi jeans rossi e neri, la maglia a righe e le scarpe vissute che danno l'idea del comodo come quasi un secondo piede, viso stanco ma molto vivo. La studio dallo specchio, mentre anche io controllo la mia faccia stressata, allungandomi sul lavandino e stirando le gambe stanche nei miei pantaloncini di tela vecchia e stropicciata, la maglietta del mio cantante preferito, niente trucco e tante sopracciglia. Vorrei chiederle da dove viene e se le piace questa fiera del cazzo, se c'è stata trascinata anche lei dagli eventi come me, ma si gira, mi guarda e con aria assente se ne va; camminata intelligente, da chi sa bilanciare bene il peso.
E' almeno un anno che cerco qualcuno ,abbastanza pazzo con cui poter dividere la mia casa, 365 giorni che studio ogni persona che mi capita davanti per vedere se corrisponde, almeno minimamente, alle caratteristiche necessarie per poter convivere con le mie paranoie e la mia percettibile indifferenza. Presi quella casa che già era una fortuna avesse un tetto, abbandonata direi, lasciata muffire, dispersa nelle campagne bolognesi. La trovai ,per fortuna, lo stesso giorno che decisi di vendere il mio negozio di scarpe ed andarmene dalla mia vecchia e triste cittadella toscana; erano passati anni da quando l'idea di cambiare tutto mi sbatteva da una parte all'altra della scatola cranica. Ed eccomi lì, con la mia Renault4 gialla senape, la musica che fa tremare i finestrini in una giornata di primavera bella e decisiva, a cercare 4 mura tra le quali abitare, che non siano quelle dove sono cresciuta. Entrando in questa specie di borghetto semi deserto, mi fermo nell'unico bar esistente nel raggio di chilometri e chilometri,credo. Prendo il mio the e chiedo alla donna dietro il bancone se sa qualcosa delle case intorno. La signora cicciottella, baffuta, con una montatura ai capelli che deve tenere in equilibrio rimanendo perfettamente diritta sulle spalle, mi guarda come fossi l'ultima persona al mondo a cui dare informazioni e mi indica un signore dicendo, con voce emiliana, spigolosa ed interrogativa, che sta vendendo il suo podere perchè ormai è troppo anziano per stare dietro agli animali.
Mi presento e dico che sono interessata, qualsiasi siano le condizioni del casolare, ed eccomi lì, davanti a quelle mura vecchie, spugne piene di storia, come l'uomo che le ha abitate, grigio, spento, pieno di rughe che danno l'idea di esperienze vissute fino in fondo, taciturno, ma essenziale.
Non spreca molte parole in favore della sua vecchia abitazione, sembra quasi che non gli freghi niente di venderla, mi fa vedere le stanze, la mangiatoia dei cavalli, il fienile ed il garage, o quello che è. "La prendo". Ecco le mie uniche due parole, intorno il silenzio, niente macchine, niente persone, niente persone, niente persone, sola, nessuno, sola, Io, finalmente. Così andò quel bellissimo giorno e dopo un anno di fatiche e ristrutturazioni arrangiate, dove mi sono improvvisata, muratore, elettricista, falegname e chi più ne ha più ne metta, adesso sarei pronta a dividere queste pesanti mura con qualcuno, visto che la casa è su tre piani e alcune stanze, sono vuote, senza nemmeno i mobili. Ma non è facile inquadrare, radiografare i comportamenti di chi mi passa vicino anche solo per un minuto, e capire se è la persona giusta; ho voglia di vedere qualcuno che gira per casa, ma con molta indifferenza, senza impegni di condivisione, ognuno nel suo spazio immateriale. La ragazza appena uscita dal cesso, è l'unica che in questo anno ha catturato la mia attenzione, o meglio,la mia curiosità dà l'idea di essere molto esclusiva, precisa, ma per niente fobica o paranoica. Il problema è che sono fin troppo logorroica per non attaccare discorso con gli sconosciuti e lei non sembra molto socievole, assolutamente distante da tutto quello che la circonda; decido di seguirla. Gira a passi svogliati e strascicati, tra la tecnologia come se fosse li per caso, o solo per il fatto di "esserci"; si ferma ad uno stand, riparte, sbruffa con le labbra sottili , dinamica-annoiata,divertita-spavalda, guarda tutto e niente.
La perdo di vista mentre ritrovo i miei amici che, costantemente, tutti gli anni mi trascinano
in quello schifo di posto, solo per il gusto di dire "ci sono stato anche io!". Amici di casa, amici si fa per dire, amici, strana parola, sospesa tra conoscienza,autorità e monotonia. Ragazzi assolutamente sotto la soglia dell'intelligenza con i quali puoi passare delle grandi serate in compagnia di droghe, alcol e blockbuster, che ti vedono donna solo perchè sei riuscita a farti una vita completamente diversa, da sola, condividono e rispettano a pieno la tua scelta, solo quando sono con te. Ti portano sul palmo della mano come un eroina di non so quale battaglia, e quando tornano alla cittadella, ridono divertiti di quella "cretinachesifainquattroperviveresolaquandoquaavrebbetuttosenzanessunsacrificio".Si insomma...Amici. Si divertono, ridono ed io con loro, ma mi manca qualcosa di forte da provare, e non dico un amore, e non dico un bunghee-jumping, ma una risata o una lacrima che scendono giù per un motivo vero. In un anno ho avuto le mie storie con gli uomini, io, ventisettenne svogliata e angosciata dalla vita, ho provato a convivere con un venticinquenne, bello, intelligente, dolce, romantico, innamorato, noioso, pieno di soldi, viziato e monotono. Esperienza, si, tutto quanto è una grande e sempre bella esperienza, una ruga a cui dare il nome.
Ma mentre giro tra i computer più piccoli del mondo ed i videogames più allettanti-stupidi-nuovi-reali-noiosi che ci sono in circolazione, vedo la ragazza del cesso uscire dalla porta del padiglione e mettersi a sedere per terra. Ed eccomi li ad attaccare discorso Arrivo molleggiata e stanca con la sigaretta tra le dita e le porgo il pacchetto nuovo dicendo "ne vuoi una?" mi guarda, ed appena alza gli occhi, la sensazione del dejà-vu mi entra nei pensieri, mi sorride, mi dice "no ". Un rifiuto secco, da chi sa quello che vuole, ma non sa dove cercarlo, inizia il dialogo più disastroso-strano-originale-lento che io abbia mai fatto con qualcuno. "comunque piacere, mi chiamo Ginevra" "erika" (occhi bassi sul panino all'insalata unto più di una padella usata) "beh non sei di tantissime parole devo dire...." (silenzio da panico, forse si sta già rompendo della mia presenza) "se ti piacciono le donne e stai cercando di abbordarmi non hai capito un cazzo!" "manno' vuoi sapere la verità? Ero venuta qua per dirti se vuoi venire ad abitare a casa mia" (come inizio di discorso direi che è pazzoide e sfrenato, ma molto conciso) Niente, nessuna risposta, nemmeno un cenno della testa, per farmi capire di andare via; mi siedo vicino a lei in silenzio, aspettando qualcosa, sono fiduciosa, forse sta pensando che sono matta la legare, oppure che è su una specie di candid-camera, ma non è così. "dov'è che abiti?" "poco fuori bologna, a 30 Km, ho una casa grande, e non so che cazzo farci da sola, così vado in giro a cercare qualcuno che la voglia dividere con me, ma non è facile incontrare persone che ti interesserebbe conoscere sai com'è , siamo ormai pieni di falsità non riesco più a capire se esistono facce vere o solo maschere, o addirittura se il mio stesso viso non è più l'originale di una volta" (basta ho parlato anche troppo, dovrei forse andarmene e lasciarla in pace non farmi più vedere, ma ho l'impressione di aver acchiappato la sua attenzione, anche se non capisco per quale ragione). "che lavoro fai?" (espressione assolutamente indifferente, non sembra che voglia veramente sapere cosa faccio nella vita, è come una frase di circostanza, ma credo che la parola "circostanza"non le si addica poi molto) "sai,è un lavoro un po' particolare, ma divertente se preso con la giusta ottica. Lavoro in un sexy-shop..." (e qui non si sa mai quale è la reazione di chi ti sta vicino: chi sorride e dentro ti offende tantissimo, chi non ci crede, chi si diverte, chi pensa subito che tu sia una stramaledetta ninfomane-paranoica-pervertita o chi più ne ha più ne metta) Non-risposta. Silenzio, panico? Distrazone? Menefreghismo?Indifferenza? "Quando posso venire a casa?" "Adesso?" "Hai una macchina?" "Se si può chiamare macchina...si ce l'ho" Disarmante, decisa, forte, imprevedibile. Vado a salutare i miei amici, che già si sono incazzati con un gioco che non li fa vincere,che bello vivere in un grande pollaio, ed aspettare di essere arrostiti da qualsiasi forno a microonde in circolazione. Li lascio li in cottura, non li dico niente e vado con Erika verso la mia macchina. Non parliamo, camminiamo vicine, da fuori dovremmo sembrare due amiche che si conoscono da una vita,tutto naturale, nessuna delle due si aspetta niente dall'altra, una gentilezza, una parola o robe del genere. Incontro perfetto, per una giornata perfetta, in una fiera del cazzo che vuol sembrare perfetta ma non lo è affatto.