Victor è il più dispotico, ruffiano, suadente e nel coltempo asociale maschio che abbia mai conosciuto in vita mia, ma quando lo guardo non posso non pensare che sia anche l’essere più bello, dolce e divertente che la Luna potesse generare. Si, perchè Victor è il figlio della Luna e come tale vive su un piano astrale tutto suo, diviso tra sogno e realtà. E come ogni essere speciale ha un dono ed il suo è di saper leggere nel profondo del cuore con i suoi intensi occhi verde smeraldo.

In realtà nella mia vita ci furono due Victor e questo è il racconto di come li conobbi.

Il primo fu Victor “il pittore”. Parigi è una di quelle città in cui oltre a respirare aria di cultura, ti trasmette anche un senso di libertà. Libertà da tutto anche e specialmente dai preconcetti come quello di essere una strega perchè nata con i capelli grigi. E poichè, come in tutte le grandi metropoli, la gente ha troppa fretta per fermarsi a riflettere sui dettagli è un pò come se ti accettassero a scatola chiusa. Di Parigi ho, quindi, un ricordo davvero bello perchè mi ricorda forse l’unico vero momento felice della mia vita di ragazza.

Ricordo che in quel periodo ero solita andare tutti i giovedì al Louvre con alcuni compagni di facoltà ad ammirare i quadri più belli e interessanti. E per ognuno, mi divertivo ad immaginare una storia che andasse oltre la cronostoria raccontata dalla voce impostata di una guida. Solo che un pomeriggio, mancai all’appuntamento con le ragazze e mi ritrovai a girovagare per quei corridoi da sola.

Ero ferma da qualche minuto davanti ad un quadro di Antoine Jean Gros che raffigurava Bonaparte quando una voce maschile alle mie spalle mi apostrofò con un “Gentile Dama vorrebbe posare per me?” Mi girai pensando che fosse qualcuno del corso di pittura che mi prendeva in giro, invece, mi ritrovai di fronte un giovane ragazzo dall’aspetto un pò hippy che mi fissava con un album da disegno in mano e un sorriso vagamente imbarazzato: Victor. Questo fu il nostro primo incontro a cui ne susseguirono altri solo per il gusto di vedersi e di parlare.

Victor fu, in quel periodo, quello che molti definerebbero il mio migliore amico e quell’amicizia la vissi e la bruciai nella spensieratezza di aver finalmente trovato un’anima affine alla mia che non mi avrebbe mai lasciato. Tanto che, se dovessi associargli uno stato d’animo, direi sicuramente che Victor rappresentava per me la spensieratezza.

In verità tra noi ci fu anche un casto bacio scambiato una sera d’estate sotto l’occhio vigile di Montmartre, ma la mia paura di amare e perdere quell’amicizia era tale che evitai successivamente ogni, seppur piccolo, suo attacco alla mia virtù. E forse fu proprio questo che lo spinse qualche mese dopo tra le braccia di una insipida ragazzina di vent’anni che per paura del nostro rapporto speciale lo costrinse a scegliere tra me e lei.

Ricordo quel giorno come se fosse ieri perchè le scelte hanno l’aspetto di un sorriso stirato e di un “arrivederci” detto senza crederci. E così come era entrato nella mia vita Victor "il pittore" ne uscì: con un blocco da disegno in mano e un sorriso imbarazzato sul viso.