Le donne non dovrebbero mai lavorare da sole in uffici semi-deserti, perchè queste occasioni diventano un pretesto per provarci o forse più semplicemente quella sera volevo “farmela con qualcuno” e poco importava che fosse una scazzottata o una scopata, l’importante era riuscire a scaricare quel senso di colpa su qualcuno o qualcosa che non fossi io. E quella sera toccò a Veronica.

Vero è sempre stata una bella ragazza, non alta, ma perfettamente proporzionata, con gambe lunghe e sensuali e una bocca molto intrigante. E più di una volta noi ragazzi del team avevamo scherzato sulle sue forme e sulla possibilità di farle la corte, ma dopo quello che era successo due anni fa, tra tutti noi, c’era stato il tacito accordo di rispettare il suo dolore e nessuno ci aveva mai seriamente provato.

Ma quella sera mi sentivo così diverso dal solito, così disinibito e lei era lì da sola. Mi avvicinai posando le mani sul tavolo, il torace quasi contro la sua schiena e la mia bocca sul suo collo morbido e profumato. Come sempre pensando che fosse Ianto che scherzava Mami rimase impassibile e ridendo dolcemente cercò di spingermi via appoggiando la sua testa al mio viso. Solo che non mi mossi e, anzi, iniziai a baciarle il collo come in preda ad un intenso desiderio. Fu in quel momento che Vero colse che non ero Ianto e che non stavo propriamente scherzando.

Ricordo che si alzò di scatto per poi girarsi a guardarmi con un’espressione che non so dire se fosse offesa, spaventata o perplessa. Rimanemmo così a fissarci per qualche minuto, l’uno di fronte all’altra, fino a quando mi passai la mano tra i capelli e mi avvicinai per baciarla. Seguirono una serie di frasi che ricordo solo vagamente e che ritenni dette più per sdrammatizzare gli eventi che per impedirmi di saltarle addosso. Che mi chiedesse “cosa stavo cercando di fare” o che mi ritenesse "troppo ubriaco” per me non era importante, la mia testa seguiva solo quell’unico pensiero: baciare quella bocca.

E, anzi, più il suo tono di voce diventava flebile e si nascondeva dietro un “smettila ti prego”, più mi sentivo autorizzato ad avvicinarmi. - Non hai voglia di essere baciata, Veronica? Da quanto tempo nessuno ti bacia o ti tocca più? - avevo pronunciato ogni singola parola modulando la voce in modo che il tutto suonasse come una sorta di provocazione, perchè col tempo mi ero convinto che si fosse barricata dietro a quel dolore più per non soffrire ancora che per il reale desiderio di non avere altri uomini oltre a Sebastian. E quando l’avevo vista rimanere interdetta, mi ero abbassato su di lei e avevo iniziato ad accarezzarle il viso, il collo, lasciando scivolare la mia mano prima sul suo seno e, infine, sul fianco in modo da poterla finalmente attirare verso di me. Ne seguí un lungo bacio che mi convinse che potevo andare oltre.

Ma si sa il diavolo fa le pentole e non i coperchi e quando la sollevai per farla sedere sul tavolo lei mi respinse con una frase che mi rese furioso. Una di quelle frasi che hanno il potere di rompere quel freno naturale che impedisce di dire o fare cose di cui prima o poi ci pentiremo: - Alex, io sono ancora innamorata di Sebastian... -

- Vero, Sebastian è morto 2 anni fa! - le gridai - E quanto durerà ancora questo tuo lutto? Per quanto tempo riuscirai ancora a fingere di amare tutti quando in realtà hai un tomba dentro il cuore? O continuerai ancora per anni a fare finta che non sia mai successo nulla annegando il tuo dolore nel lavoro? Dimmi Vero dove eri quando Sebastian ha avuto bisogno di te? - avevo pronunciato quell’ultima frase con tono cattivo ben sapendo che l'avrei colpita al pari di uno schiaffo. Così ottenni quello che volevo: Vero rimase ferma immobile, quasi arrendevole davanti a me, lo sguardo fisso sul mio viso, ma evidentemente perso nel vuoto. E fu allora che la afferrai per la nuca e la bacia nuovamente, ma questa volta con irruenza. Infine, iniziai a spogliarla e quando mi allontanai da lei con l’intenzione di slacciarmi i pantaloni, ecco solo in quel momento mi accorsi che stava piangendo.

In un silenzio quasi irreale le lacrime le solcavano il viso: - Dove ero quando Sebastian ha avuto bisogno di me… - continuava a ripetere con voce flebile. - Dove ero… dove ero… dove ero… -

Fu allora che mi lasciai scivolare su una sedia e l’unica cosa che riuscii a fare fu ascoltarla mentre le lacrime lasciavano il posto ai singhiozzi e a un profondo dolore che da tempo era nascosto dentro di lei.

Le avevo lacerato il cuore e non me ne ero neppure accorto.