Dovrei provare piacere mentre Etienne si muove dentro di me, ma a parte l’effimero piacere del sesso non provo altro. E’ come se nei momenti di intimità con lui una parte di me fuggisse dai suoi abbracci e dalle sue carezze e si rifugiasse nel silenzio, in quel silenzio che da bambina odiavo tanto. Quel silenzio che mi ha seguito per tutta la vita, quella sensazione di essere sempre sola anche in mezzo ad una folla, come se al mio cuore mancassero la forza e la voce per gridare e chiedere aiuto e tutt’ora non sono in grado di dire a nessuno “ti voglio bene”. E’ in questi momenti che mi domando se Etienne sia consapevole che “non lo amo e non l’ho mai amato”.

Etienne Moreau è stato il secondo motivo per cui decisi di rimanere a Rennes-le-Château.

Ricordo che la prima volta che lo vidi avevo circa sei anni, era un giorno d’autunno e lui era seduto davanti alla scuola. Fu l’unico bambino che quel giorno mi rivolse la parola e ancora oggi ricordo quello che mi disse: - Tu sei una strega? Papà dice che sei la figlia del diavolo. -

Per una bambina di sei anni era già difficile capire un concetto del genere e credo che neppure Etienne avesse consapevolezza di quello che mi disse, nonostante tutto aveva accompagnato la frase con un dolcissimo sorriso e il ricordo di quel sorriso mi accompagnò per diversi anni della mia infazia. Ma, come spesso succede, i bambini crescono e il loro animo cambia in base alla famiglia in cui vivono e l’animo di Etienne crebbe avvelenato dai preconcetti del padre.

All’inizio non me ne resi subito conto, rimasi incantata ancora una volta dal suo sorriso e dall’idea di poter possedere quel pezzetto di felicità che agognavo da quando ero bambina, ma invece della felicità acquisii la consapevolezza che avere un amante poteva essere appagante fisicamente, ma non riempiva il vuoto lasciato da anni di infelicità.

Etienne è come Rennes-le-Château, bloccato nel tempo e intriso di preconcetti, maldicenze e dicerie popolari oltre ad essere un uomo spavaldo consapevole della sua ricchezza e del potere della sua famiglia. E come tale è bravo a mostrarsi per quello che non è. Ricordo che dopo l’episodio di Sir Arthur, lo incontrai all’asta in cui il mio adorato stallone fu venduto. Quel giorno lottammo per possedere quel cavallo, ma quello che ancora non sapevo era lo scopo di Etienne: con Sir Arthur intendeva arrivare a me.

Lo scoprii un paio di giorni dopo quando si presentò a cavallo ai confini della proprietà dei miei genitori: selvaggio come lo stallone che montava. Rimasi colpita dalla sua apparizione e benchè non si possa dire che Etienne sia un uomo bello, il suo fascino e il suo desiderio di me fecero breccia nel mio cuore ferito.

Ma dove il cuore cede, la mente a volte resta lucida e fredda e questo mi permise di sopravvivere al suo vero “io”.