Si dice che in amore quando la testa frena, spesso e volentieri siano l'istinto e il desidero a prendere il sopravvento. Maurice si avvicinò lentamente ad Eugenia e con dolcezza allungò la mano per toccarle il viso.
Eugenia avrebbe voluto reagire diversamente, ovvero sciogliersi nel caldo abbraccio del suo amante, ma la testa le disse di spostarsi e per la prima volta dopo molto tempo, anche il suo corpo obbedì e fece qualche passo indietro fino a trovarsi con le spalle contro il muro, lontano dalla sua mano, dal suo profumo, dal suo corpo... lontano da lui. Ma in realtà si rese conto solo dopo di essersi messa in trappola da sola.

Maurice rimase per qualche secondo interdetto.
Sinceramente pensava di aver ampiamente superato la ritrosia di Eugenia a Parigi, ma evidentemente si sbagliava. Così sul suo bel viso si dipinse un sorriso sornione e senza porsi troppe domande si avvicinò a lei, l'uno di fronte all'altra, quasi a sovrastarla. Eugenia era una donna alta, formosa e con quei tacchi non si poteva certo dire che fosse propriamente bassa eppure Maurice era più alto di lei. Appoggiò la mano sinistra contro il muro e con un gesto lento le sollevò il viso. Solo che Eugenia continuava a distogliere lo sguardo da lui e questa cosa, se possibile, aumentava ancora di più il desiderio di Maurice per lei.
Lentamente e con fare gentile spostò una ciocca di capelli dal suo viso, poi avvicinandosi al suo orecchio le disse: "Non so cosa hai in mente, ma se la tua intenzione è quella di allontanarmi da te... beh sappi che stai ottenendo l'effetto opposto... Eugenia...".
Il suo nome l'aveva pronunciato lentamente, con voce roca e sensuale, poi si era abbassato verso il suo collo e aveva iniziato a baciarlo lentamente, assaporando centimetro per centimetro la sua pelle profumata.

Eugenia era rimasta come sospesa tra il non saper cosa fare e un senso di calore e di desiderio che cresceva giù nel suo basso ventre. E il calore dei suoi baci e il suo respiro sulla pelle certamente non l'aiutavano a ragionare anzi... più lui continuava più lei si sentiva scivolare nell'abisso. Solo che l'abisso della depravazione dovrebbe essere teoricamente un inferno, mentre Eugenia non riusciva a vederne in quel momento gli aspetti negativi se non che la sua anima sarebbe stata dannata per infedeltà a un uomo che ora come ora non era sicura di amare. Così alla fine il suo corpo e la sua anima deposero le armi ed emise un piccolo gemito.

A Maurice quella resa non sfuggì e con fare deciso la sollevò posandola sul tavolo, poi come se non aspettasse altro le sfilò il maglione e rimase piacevolmente colpito dal reggiseno di pizzo nero quasi trasparente. Se non altro poteva ammirare come il corpo di Eugie fosse molto più desideroso di lui di quanto lei non se ne rendesse conto. Infine le sfilò i leggins e la lasciò in biancheria intima e tacchi seduta sul tavolo, per poi appoggiarsi allo schienale del divano ad ammirare la sua amante.