La luce della città entrava flebile dalla finestra, nel silenzio della notte, le loro ombre si muovevano come in una strana danza, simile a un ballo dal sapore amaro, di chi si lascia trascinare da un ritmo che non gli appartiene o almeno era così per Eugenia.

Quella sera Toni non aveva dato a Eugenia neppure modo di spogliarsi, ma già dal pianerottolo, in preda ad una strana frenesia, aveva iniziato a baciarla sul collo e a spogliarla lentamente. Lei aveva aperto la porta ed erano scivolati nell'appartamento. Ma la donna faticava a seguire l'uomo persa nei ricordi di quello che era stato e che cercava disperamente di sovrapporre a quello che accadeva. In quegli istanti, infatti, lei avrebbe voluto essere altrove, tra le braccia di un'altro uomo. Aveva provato a nascondere la sua totale assenza di voglia di effusioni dietro la stanchezza del viaggio, ma Toni era stato irremovibile e aveva preso quel flebile no come una sfida da vincere.

Quando Antonio si era assapito, Eugenia era scivolata fuori dal letto e chiusa la porta del bagno alle spalle si era lasciata scivolare sedendosi a terra. Solo allora le lacrime avevano inziato a scendere e si era sentita sporca dentro. Nella sua testa ormai mille pensieri si affollavano e, anche se era consapevole che la relazione con Maurice era destinata prima o poi ad esaurirsi, non riusciva più a fare a meno di lui.
Le carezze avide di Toni le bruciavano sulla pella come ferite infette e solo ora si rendeva pienamente conto di aver chiuso gli occhi per troppo tempo di fronte a una relazione che stava ormai languendo.

Dopo essersi lavata il viso era rientrata nella camera da letto e si era lasciata scivolare a sua volta in un sonno agitato. Al suo risveglio Toni era già uscito e di questo, per la prima volta, ne fu veramente felice.