Era circa l'una di notte quando Iside Newman sentì suonare il campanello della porta, aprì gli occhi e pensò a chi potesse essere a quell'ora. Così, dopo aver indossato una leggera vestaglia di seta, si diresse verso l'entrata. Aprì lentamente la porta e si trovò di fronte Maurice D'Anjou.

Maurice aveva l'aria di una tigre in gabbia, il viso serioso nascondeva un nugolo di pensieri che Iside poteva solo supporre essere legati a qualcosa o più probabilmente a qualcuno. Lo fissò per qualche secondo, poi l'uomo si mosse e baciandola con irruenta passione si chiuse la porta alle spalle. "Maurice..." sussurrò quando la lasciò respirare. Iside conosceva bene il suo amante, tanto da sapere che doveva lasciar sfogare i suoi istinti prima che le raccontasse il motivo della sua visita. Lentamente fece scivolare a terra la vestaglia e D'Anjou ebbe modo di poterla sollevare e di portarla in camera da letto.

Maurice fece l'amore con Iside con la stessa rabbia di un animale braccato. In silenzio senza proferire parola tra i due si era consumata quella che era sembrata più una battaglia tra istinto, rancore e passione che una notte di piacere fine a se stessa.
Alla fine la stanza era rimasta in un silenzio quasi irreale, interrotto solo dal loro respiro ancora lievemente affannato. La testa posata vicino al seno della donna, D'Anjou, ascoltava i battiti del cuore di Iside, battiti che come tamburi sembravano scandire il ritmo dei suoi pensieri. C'era qualcosa che sentiva dentro, come un senso di impotenza e di dolore, ma era talmente vacuo come sentimento che si confondeva con quella sensazione di astio e fastidio che provava nei confronti di Antonio Ponte.

Iside accarezzò con dolcezza i capelli di Maurice e vide la tensione scemare dai suoi muscoli. Era dal giorno della morte della madre del suo amante che, Iside, non lo aveva più visto in quello stato. Quella notte, infatti, lui era entrato a far parte della sua vita con quella stessa irruenza di oggi. Irruenza e rabbia che gli venivano dal sentirsi strappare l'anima assieme alla capacità di amare un'altra donna che non fosse la defunta madre.
In quegli istanti di passione, Iside, si era resa conto che, oggi come allora, l'uomo che faceva l'amore con lei aveva la testa altrove. E nel silenzio della stanza pronunciò quelle semplici parole che fecero di nuovo crescere la tensione in lui: "Maurice, se non ti conoscessi ti direi che sei innamorato...".