Era già mezzogiorno passato quando Eugenia finì di disfare la piccola valigia e si preparò per uscire a pranzo.
Fortunatamente Iside le aveva preparato una piccola guida con locali e posti da visitare "assolutamente" e un un piccolo promemoria di profumi e dolci da reperirle.
A volte Eugenia si dimenticava che Iside era di origini francesi e che parte della sua famiglia viveva ancora nei dintorni di Lione. In verità sapeva solo che Iside una volta all'anno tornava a Lione per salutare l'amata nonna, ma da quando era venuta a mancare era sua abitudine andare a Parigi solo se costretta per lavoro.

Uscita dall'albergo si strinse nelle spalle alzando il bavero del suo Trench e, dopo aver liquidato l'autista messole a disposizione dal Dottor D'Anjou, si diresse verso gli Champs-Élysées.
Era una bella giornata autunnale e Parigi riplendeva di colori che ricordavano vagamente l'oro e l'arancio dei quadri di alcuni pittori dell'ottocento che Eugenia tanto amava.
Si fermò a mangiare una crêpe dolce lungo il cammino e fece tappa da Laudarèe a comperare i Macarons per Iside e un piccolo regalo per Toni.
Visitò anche la Tour Eiffel e poi si perse in un quartiere vicino a Notre-Dame fino a quando un gentile motociclista francese l'aveva accompagnata di fronte alla cattedrale. In realtà, era stata una scena abbastanza imbarazzante con Eugenia che cercava di farsi capire da un passante fino a quando il motociclista su una grossa moto da strada non le si era avvicinato e le aveva fatto cenno di salire.
Lei avrebbe voluto ringraziarlo, ma a parte un "merci beaucoup" non era riuscita a dirgli altro, d'altronde lui non si era mai tolto il casco e quando era scesa era scappato via lasciando dietro di sè solo il rombo della sua moto.
Chissà cosa avrebbe pensato Toni nel vederla salire in moto con un perfetto sconosciuto. Decisamente l'avrebbe criticata mettendola in guardia sui pericoli di accettare passaggi dagli sconosciuti.

Eugenia rientrò in albergo verso le 19 e stanca si preparò per un bagno caldo. Fu in quel momento che squillò il cellulare.
"Buona sera Eugenia, le andrebbe di farmi compagnia a cena? Il mio autista sarà da lei verso le 21".
Maurice D'Anjou non doveva essere abituato a ricevere dei no perchè non le diede modo di rispondere altro che un flebile si.

L'avvocato Frost uscì dall'albergo indossando un elegante abito di seta bianca coperto dal leggero Trench nero e mentre saliva sull'elegante auto si senti per un istante leggera e frivola come avrebbe voluto essere da molto tempo a questa parte.
Arrivò al prestigioso ristorante con qualche minuto di ritardo e solo allora scorse davanti alla porta del locale Maurice... Maurice D'Anjou non le era mai sembrato tanto bello come quella sera con quell'elegante soprabito scuro che ne metteva in evidenza i lineamenti del viso.

"Buona sera Eugenia" l'accolse con un sorriso.

Eugenia potè cogliere nel suo sguardo una punta di maliziosa ammirazione e in quel momento sentì che Parigi non sarebbe più stata uguale a prima.