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April 4, 2008

Meno male che non sono Luca Luciani

E' l'uomo del giorno, non c'è dubbio. Tutti i blog del Paese impazzano attorno al memorabile video del Responsabile Domestic Mobile Services Telecom che incita i suoi durante uno degli eventi interni di Telecom per favorire l'integrazione aziendale (nello specifico uno degli Appuntamenti di Business che ha coinvolto 300 manager della Direzione di cui Luciani e direttore) evocando la battaglia di Waterloo come esempio di pieno successo dell'indomito spirito battagliero di Napoleone ed invitando il suo pubblico a farne tesoro ed a non farsi prendere dallo sconforto, perché Telecom "è una delle più belle aziende che esiste al mondo".

Qui potete trovare il suo curriculum sintetico ufficiale. Qui invece potete (e dovete, aggiungerei) vedere il video. Qui, se proprio siete feticisti, ma di quelli patologici e con dei seri problemi irrisolti, potete addirittura scaricare la sua foto ad alta risoluzione (che in Telecom mica badano a spese, sa?).

Questo il testo del memorabile intervento:

 

Questo è il messaggio a cui tengo molto.
Perché ho la faccia incazzata ?
Ho la faccia incazzata perché respiro sfiducia, respiro aria da aspettativa, respiro quelle facce da senso critico, come quando uno vede una partita di pallone e non ce la fa e tutti sono professori. Perché? Perché la gente legge i giornali, vede il titolo, si rimbalza, si crea dei grandi film, che sono tutte cazzate!
Oggi non parlo di Alessandro, parlo di Napoleone. Napoleone a Waterloo, una pianura, in Belgio, fece il suo capolavoro. Tutti lo davano per fatto, per cotto, per la supremazia degli avversari, c’aveva cinque grandissime nazioni contro, delle forze in campo. Però strategia, chiarezza delle idee, determinazione, forza, Napoleone fece il suo capolavoro a Waterloo.
Allora, le facce scettiche , le facce ti … non servono a un cazzo. Questa è una delle aziende più belle che esiste al mondo. E allora, forte di questa convinzione, noi dobbiamo dimostrare che questo è un fatto. Piangersi addosso non serve assolutamente a niente.
E come nel momento duro, dagli spalti la gente ti dice "ehhh la squadra non gira, non corrono.. ” , bene, correte di più, stringete i denti, prova di carattere. E allora dagli spalti vi applaudiranno, perché voi andrete e segnerete. Come fece Napoletone (sic!) a Waterloo.

 

Non so, ma credo sia una delle figure di merda più colossali della storia. Soprattutto per la sua enorme diffusione mediatica grazie alla rete. Purtroppo il video non ci mostra le facce del pubblico. E mi sorprende addirittura che in sottofonfo non si senta un brusio, che ne so, un moto di sorpresa, o di ilarità repressa, o di discreto imbarazzo.

Leggendo qua e là in rete pare che questo signore abbia percepito, l'anno scorso una cosa tipo 800 mila euro. Mica per questionare, eh, per carità. Uno si può anche sbagliare, qualche volta, anche se è più che ben pagato. Ma diciamoci la verità: anche avesse parlato di Austerlitz, dove effettivamente Napoleone vinse... ma dai, parlare di Napoleone per incoraggiare i dirigenti di un'azienda, andiamo...

E non contento dice anche "oggi non parlo di Alessandro, parlo di Napoleone". Peggio mi sento, come si dice a Roma. Altre volte, lascia intendere, aveva parlato di Alessandro (speriamo Magno e non Del Piero). Mio Dio, che squallore.

In serie potremmo consigliare al signor Luciani alcuni temi di riflessione per il futuro:

1. Il Titanic per incoraggiare i propri uomini nell'affrontare sfide che sembrano impossibili ("ragazzi, tiriamo fuori i coglioni, dobbiamo fare come il Titanic!");

2. La battaglia delle Termopili in occasione della preparazione di una gara contro un piccolo concorrente ("le Termopili sono la nostra guida, siamo grandi, li schiacceremo come scarafaggi!");

3. La guerra del Vietnam durante un incontro con postenziali futuri partner commerciali americani ("ci fidiamo completamente di voi. D'altro canto avete vinto in Vietnam da soli, adesso vinceremo insieme!");

4. Le idi di Marzo per incoraggiare l'Amministratore delegato prima di una seduta del Consiglio di Amministrazione ("stia tranquillo, dottore, sarà come alle idi di Marzo, una passeggiata di primavera!");

5. Pearl Harbour come metafora di situazione sicura e senza rischi ("tranquilli, non ci può succedere nulla, siamo come a Pearl Harbour!").

Ad libitum....

 

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April 6, 2008

Sincerità dello scatto ed elaborazione digitale

Girando tra le pagine di tutti gli ipernauti mi rendo conto di quanto lavoro ci sia dietro e dopo quasi tutte le fotografie che vengono pubblicate qui. Di rado mi pare di riconoscere immagini pubblicate così come sono.

Spesso sono immagini estremamente raffinate, con una cura di colore, luce ed a volte perfino soggetto, quasi estreme. Immagini di grande fascino, non c'è che dire, ma a volte a me paiono troppo.

Tra tutte le immagini che ho pubblicato qui ve ne sono molte che hanno subito processi di post-produzione anche pesanti. Ma la maggior parte sono immagini senza interventi successivi (se non un controllo di luce e contrasto, ciò che si faceva, una volta, in camera oscura, in fondo).

Non so, sento come una necessità di pulizia, a volte. A volte tutta questa patinata perfezione digitale comincia ad assomigliare ad una mistificazione. Ma forse tutto questo non è più ciò che siamo abituati a chiamare fotografia, ma grafica o altro nome su cui possiamo convenire.

Io, sarà questione culturale, continuo a rimanere legato ad un'idea di fotografia in cui la sfida di costruzione dell'immagine è quando scatta l'otturatore. Poi, certo, si può migliorare, tagliare un po', lavorare un po' sulla luce, ma non tradire il momento dello scatto.

Anch'io, come si può vedere, ho elaborato, ho esplorato, stravolto alcune delle immagini. Altre però, sono sincere, per così dire. Anche se a volte non sembra, abituati, come siamo, a sapere che tutto si può fare, dopo, e che ciò che è davvero frutto dell'occhio di chi scatta, potrebbe, in realtà, essere solo un gioco di Photoshop.

Sarebbe bello, qui, in Ipernity, stabilire un codice che identifichi le immagini non rielaborate, se non per quel poco che si sarebbe comunque fatto un tempo in camera oscura, non per demonizzare la rielaborazione digitale, ma solo per rendere riconoscibile un campo dall'altro.

Che ne pensate?

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April 14, 2008

Le mie foto qui

Le foto che pubblico qui sono in parte fatte nel corso degli anni passati, in parte ora, a sito aperto, per così dire, con in mente un pubblico.

Mi rendo conto che nel giro di pochissimo tempo ho caricato una valanga di fotografie e che, rispetto ad altri amici, qui, non seleziono granché, privilegiando la massa sperimentale e comunicativa rispetto alla qualità centellinata.

Ogni volta che faccio una serie di foto, in questi giorni, una volta scaricate sul pc, ne "muore" in genere il 10%, cancellate. Non le tengo nemmeno. Le altre passano sotto la post produzione, a volte leggerissima (magari solo un taglio leggero, o la trasformazione da colori a bianco e nero), a volte un po' più presente (luce e contrasto), qualche volta più pesante (colori, tonalità, effetti, ecc.), ma queste sono eccezioni, in genere.

Ora ho messo un asterisco prima del titolo per tutte quelle immagini in cui la post produzione arriva al massimo a ciò che si sarebbe fatto in camera oscura: taglio, luce e contrasto. Quelle con l'asterisco, quindi, sono immagini che si sarebbero potute fare anche senza il computer.

Mi chiedo anche, in questi giorni, perché, invece di caricare e condividere poche foto selezionate, le migliori, come fanno in molti (guadagnandoci in visbilità, peraltro) ho questa tendenza all'abbondanza. Forse mi piace confrontarmi sull'interezza dei miei pensieri fotografici, lasciando che siano gli altri, alla fine e decidere quali siano le migliori, chissà.

Mi rendo conto che qui, per me, è un po' come un laboratorio, più che come una mostra. E allora mi piace condividere più scatti dello stesso "viaggio visivo", anche quando sembrano doppioni.

Le foto le faccio con una Casio Digital Camera QV-R40, una macchinetta piccola così (gesto fatto con una mano sola) e comincio a rendermi conto che alcune volte, alcune foto, mi sono inibite. Le vedo, io, là, pronte ad essere scattate, ma non ho la macchina adatta, non ho l'ottica giusta, non c'è la giusta flessibilità di messa a fuoco, di esposizione, di controllo della profondità di campo. E devo rinunciare.

MI fa piacere vedere, tuttavia, che c'è riscontro, che a volte le mie cose piacciono, che alla fine, come io mi nutro delle immagini altrui, anche altri si cibano delle mie. Spero che continuiate a farlo.

E buon appetito.

 

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April 22, 2008

Il Decamerino

E questa volta una segnalazione autopromozionale.

Mercoledì 23 aprile, all'ora dell'aperitivo (diciamo le sette e un quarto, più o meno), in un simpatico locale di Roma, a Testaccio (che si chiama RGB 46 e si trova in Piazza Santa Maria Liberatrice proprio al civico 46, pensa un po') ci sarà la serata Il Decamerino, racconti letti e recitati da quattro amici, giovani e bravi attori romani, che, tra le altre cose, leggeranno anche due cose scritte da me (e qui: applausi, mortaretti e tricchetracche).

Accorrete pertanto numerosissimi, festanti e calorosi. Quindi, per riepilogare:

Mercoledì 23 Aprile - Ore 19.15, all'RGB 46, P.zza S.Maria Liberatrice 46 (Testaccio), a Roma, serata di letture, facezie, musica e racconti Il Decamerino.

Vi aspetto.

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