Alle volte, ma già stava male, si trascinava in cucina e già da lontano mi chiamava. "Anna!". Io, occupata tra mille cose, con i fornelli accesi e le mani bagnate, il grembiule storto e il sugo da girare, un po' indispettita da quella inopportuna irruzione in cucina, gli rispondevo svogliata, un po' distrattamente. "Sa te voret Gigi". Lui, che ormai sbucava dalla porta striminzita e vecchia della cucina con mezza testa e lo svolazzo di una maglietta sporca e informe, mi guardava finchè non gli prestavo attenzione, in silenzio, e con un sorriso furbo: "Te vori ben!" diceva, e aveva gli occhi lucidi.