Il libro mi fissava, inquieto, seduto mollemente su una scrivania di fortuna. Aspettava. Il petto in fuori, provocante, seguiva le mie mosse con grande sicurezza. Intorno a lui, altri libri: alti, bassi, sovrappeso. Allungati e rinsecchiti, gonfiati o economici, vecchi e nuovi, esuberanti o anonimi nelle loro copertine opace e per niente azzeccate. Testardi come gli umani. Erano libri della biblioteca. Il loro destino, per quanto imprevedibile, era già segnato. Tra questi, alcuni si mettevano in mostra esaltando i loro titoli ampollosi con la speranza di essere scelti per primi, e pretendevano la prima fila su quella scrivania estemporanea. Finire sugli scaffali sarebbe stato poco nobile, poco adatto al loro status sociale. Altri, i più timidi, tentavano un approccio poco convinto con nuovi lettori, per poi accorgersi di preferire i soliti vecchi amici. I più sfacciati, poi, erano così sicuri delle loro potenzialità da restare fermi, apparentemente invisibili in mezzo a quella grande sfilata di Libri Presi In Prestito. Un lettore - il lettore - loro lo avrebbero trovato comunque, prima o poi. Il libro che mi fissava era uno di questi. Un libro che in copertina sfoggiava la copertina di un altro libro, aperto, il dorso ben in vista. Dietro a questo due occhi e uno sguardo furbo, probabilmente sorridente, di chi crede di trovare la risposta di tutto tra le righe di un libro dalla copertina rigida, un po' rovinata, ruvida e blu. Un blu profondo, come il profondo del mare, come il profondo dei sogni. Avanti e indietro. Riga dopo riga. Da sinistra verso destra, su e giù. Gli occhi si muovono in silenzio mentre tutto è sospeso e si sente solo lo scricchiolante farfugliare di una pagina nuova e l'odore pungente della carta stampata.
Il libro mi fissava, o era solo una mia fantasia condizionata da quello sguardo malandrino e intenso, dove forse - forse - c'era spazio anche per malinconia e tristezza? La risposta mi arrivò dalla quarta di copertina, appena decisi di accettare a quell'invito, prendere in mano il libro, e aprirlo: era fatto per me. Indubbiamente.