Io non lo so se dipende dall'età che avevamo. Non so se invece erano proprio "altri tempi". Chissà, non lo sapremo mai. Forse col vostro aiuto... ma non credo che ce la faremo.

Vi ricordate i primi anni Settanta? Magari anche la fine dei Sessanta. Io mi ricordo di quegli anni soprattutto attraverso la musica. Non solo, certo, ma "soprattutto". E attraverso i testi, soprattutto anglofoni, delle canzoni di quegli anni.

Cito a caso: "American Pie", "The last time I saw Richard", "Blue", "Penny Lane", "San Franciscan Nights", "Nowhere Man" e tante altre che ora non mi vengono in mente.

C'era un'aria, nell'aria, di speranza, di ottimismo, anche se c'era la guerra in Vietnam e la guerra fredda, le lotte operaie e quelle studentesche. C'era un'ingenuità da piccolo paese, unita ad una sottile malinconia esistenziale; c'era un mondo "fresco" alla "Colazione da Tiffany" (che tanto ingenuo in effetti non era...) che non veniva intaccato da una storia che oggi definirebbero "immorale".

Si parlava di cose "grandi" in modo ingenuo, naif, senza per questo sentirsi idioti. C'erano fremiti, aneliti, ricerche, aspirazioni. Ideali, non necessariamente pratici.

E' chiaro, questo era in buona parte generazionale e legato all'età. Non sono un nostalgico. Non mi illudo di provarli ancora, tout-court.

Però, mi illuderei ancora di vederli nelle nuove generazioni, anche se modificati e "attualizzati". Vivendo in un mondo molto unito tra generazioni, dove ho facilmente contatti con i più giovani, i molto giovani, ho un osservatorio non comune e, purtroppo, vedo senza dubbi che questo sentire non esiste più, anche se i ventenni sono i "nostri" figli (anche se non direttamente i miei). I rari "fiori nel deserto" sono inquietanti, perché ti chiedi di chi siano figli, sia letteralmente che moralmente.

E non capisco dove ci siamo persi. Dove si è persa quella sensazione di "unità" con il mondo, quella fiducia nel prossimo che era la linea portante di quegli anni. Posso immaginarlo, è vero, posso ipotizzarlo: le bombe, le guerre, le migrazioni, tanto per rimanere nel macroscopico, e poi l'avidità, il "tutto e subito", la malintesa modernità, il consumismo utile al paese ma devastante per gli individui, siano essi produttori che consumatori. Ma non riesco a capire veramente, nel senso della parola (capio, -is, cecipi, captum, capere, contenere), come si sia fatto a smarrirci. Quale sia stato il punto di rottura, sia individuale che collettivo, dove le parole "peace and love" abbiano perso di significato e siano diventate oggetto per gadget. Il punto dove una canzone così sia diventata senza senso, se non ridicola:

The last time I saw Richard was Detroit in '68,
And he told me all romantics meet the same fate someday
Cynical and drunk and boring someone in some dark cafe
You laugh, he said, you think you're immune, go look at your eyes
They're full of moon
You like roses and kisses and pretty men to tell you
All those pretty lies, pretty lies
When you gonna realise they're only pretty lies
Only pretty lies, just pretty lies

Voi me lo sapete dire?