La rocca di Gusaliggio come doveva apparire nell'ottocento, in un dipinto di Alberto Pasini (1849 circa)

"Sovra un masso enorme di pietra arenaria (*) che sporge sulla sponda sinistra del torrentello Mozzola, che da nome alla valle che scorre, e che sorgendo sulla cresta del monte Mariano, trascorsa la valle, sbocca nel torrente Taro a mezzo miglio da Pietramogolana; sorgeva nel 1250 una rocca, che vuolsi fabbricata dai Pallavicini, chiamata Gusaleggio, in prossimità di altra ugualmente forte denominata Landasio, soggette al dominio dell'inallora potente Oberto Pallavicino.
Questa rocca poggiava superba ad occidente sul ciglione di esso masso all'altezza di ben 200 metri, e spirava per l'arditezza della sua posizione una specie di terrore in riguardarla dal basso della valle, ove pareva che ad ogni istante dovesse dal ripido pendio precipitare.
Distinguevano singolarmente questa rocca quattro torrioni merlati e varie vedette, un mulino a vento e circa una ventina di edifici posti sui ripiani esteriori scavati nella roccia e naturalmente da questa difesi, tra i quali dalla parte del torrentello eravi una chiesuola sacrata alla Gran Madre di Dio.
A guardia della rocca era in quel tempo un certo Federigo Malchiavello, uomo oltre ogni dire feroce, padre di cinque figli maschi all'intutto a lui somiglianti..."

... così scriveva nel 1841 Carlo Malaspina nel suo racconto storico "Richilda da Gusaleggio". L'autore di questa storia nasce a Parma nel 1808 da padre originario di Borgo Taro e madre di Vianino, di umile estrazione contadina si trasferiscono a lavorare in città come manovali. Il giovane Carlo viene assunto come "scopatore" in una scuola dove manifesta agli insegnanti il suo desiderio di frequentare gli studi. Lavorando e studiando, dimostra presto le sue doti, diventa amico di personaggi di spicco in città, come Paolo Toschi e Pietro Giordani, quest'ultimo gli concederà una sorta di borsa di studio, all'epoca chiamata "pensione", per poter integrare il magro stipendio e permettergli di proseguire gli studi. Nel corso della sua vita incontra personaggi del calibro di Silvio Pellico, frequenta l'università fino ad arrivare quasi alla cattedra, effettua viaggi anche all'estero, fonda nel 1839 una sua rivista (Il Facchino) ed ottiene da Maria Luigia il titolo di Custode della Biblioteca Ducale: come dire, l'impegno e la passione ripagano, una bella storia per un ragazzo di estrazione contadina nato da genitori analfabeti.

(*) Oggi sappiamo che la roccia su cui sorgeva la rocca non è arenaria, bensì ofiolite di origine vulcanica (da eruzione sottomarina).