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October 17, 07

esser vecchi

ESSER VECCHI.

 

Cosa vuol dire l’”esser vecchi”. E come si fa a rendersene conto?

Per me è stato molto semplice.

Tanto semplice quanto improvviso e naturale.

Si, c’era la pancia che non scendeva più nonostante la dolorosa ginnastica per gli addominali.

La sonnolenza che mi prendeva dopo ogni pasto. L’inesorabile inizio della caduta di libido.

Il cervello però sembrava migliorare in rapidità e lucidità come misura la vista di un miope che si mette un paio di occhiali nuovi.

Mettevo a fuoco particolari di vita vissuta moltissimi anni fa. Gli stessi non mi parevano affatto lontani inseriti nel paesaggio della mia città dove cambiavano le facce ma i muri, gli oggetti ed i colori erano sempre immutabili, quasi eterni e comunque atti a vedere nascere e morire più generazioni di esseri umani.

Vedevo l’infanzia e la giovinezza scorrere via veloci quasi da incosciente che non voleva ne’ vedere ne’ capire certe situazioni pur potendolo.

Vedevo la volontà di rifiutare un presente triste nella certezza di un futuro migliore.

A volte mi è capitato negli ultimi tempi di incontrarmi con vecchi amici o conoscenti con la caratteristica di essere dei veri e inesorabili falliti. Il loro fallimento stava scritto sul volto che si era fatto più vecchio della loro effettiva età.

Pur senza desiderarlo ero portato a guardarli fisso negli occhi quasi volessi indagare e rendermi meglio conto delle loro effettive miserie umane. Tutti, uomini e donne. Dimostravano con le loro parole banalissime di essere inesorabilmente soli. E soprattutto di esserlo senza alcuna speranza di trovare per il futuro un compagno od una compagna che rendesse meno triste e disperata la loro vecchiaia.

Già poveri e vecchi.

Quante volte mi era capitato di pensare: “Un giovane povero ha lo spirito dell’avventura e della vita mentre un vecchio povero ha lo squallore della morte”.

Ora vedevo realizzarsi questo detto che sapeva di un certo snobismo letterario.

Mi rendevo conto soprattutto dei rischi che avevo corso sempre senza rendermene conto. Degli equilibrismi e dei volteggi che avevo effettuato senza rendermi conto che non avevo una rete di sicurezza sotto di me e un certo brivido di paura veniva a raggelarmi la spina dorsale.

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October 19, 07

Il primo amore

 

NANA’

L’uomo non ama la donna ma un’immagine purissima che si è costruto nel tempo nel suo intelletto.

Nella più parte dei casi questo ideale è assolutamente fuori dal reale. Quando l’uomo prende coscienza di ciò l’amore crolla. Ma dopo una delusione l’uomo torna al vecchio ideale e qui nasce il rimpianto per la vecchia fiamma.

Ad essa si abbinano anche i migliori ricordi della gioventù…che non torna più…… con quel che segue.

Luglio 1959. Una terrazza di un bel condominio a ………. con vista sul mare.

Festa pretenziosa data dalla figlia del daziere del posto.

Arrivo li per caso invitato da un compagno di liceo, tale ……...

La vedo ballare. Non mi sembra neppure la più bella o una delle più belle. Anzi mi pare un po’ goffa o troppo ondeggiante nel muoversi.

La rivedrò poi.  Inizia il filarino che forse era per la vita e che invece, durò solo 9 mesi.

Mi costruisco il mio “ideale”, categoria ragazza da idealizzare adorandola senza la minima pulsione od attrazione sessuale. E’ di moda a quei tempi: le ragazze la tengono ben stretta e non la danno prima del matrimonio.

Per il sesso ci sono le puttanelle, le servette o le straniere di passaggio a giugno ed a settembre.

Finisco il liceo riportando un’inattesa rimandatura in filosofia e fisica (se non era per mio padre, rischavo di più).

Comincio l’università, mi monto la testa. Anche perchè un’onda improvvisa di benessere familiare mi fa guardare più in alto. Scarico malamente la povera Nana’ e mi ritrovo dopo circa un anno  solo, precipitando al fondo del pozzo per la nuova crisi economica famigliare, le difficoltà a fare ingegneria e le delusioni con scornata solenne riportate per voler  guardare troppo in alto.

Una fotografia. Genova davanti al CARLO FELICE diroccato. Entrambi carini lei guara a destra e io il fotografo. Che bella coppia sembravamo essere in prospettiva.

E’ stata forse la prima ed unica volta che sono stato CATTIVO. Degno figlio di cotanta progenie (m. e p.). Il rimorso di questo comportamento mi ha accompagnato quasi tutta la vita aggravato dal fatto che il rimpianto c’era tutto. Dopo di allora non sono stato più CATTIVO con nessuna.

Posso dire che il mio buonismo è nato con Nana’

La cattiveria commessa ha forse giustificato tutte I bidoni rimediati successivamente.

Gli occhi di Nana’ erano la cosa più bella del suo corpo. Unici.  Non ne ho mai più visti di un così dolce e aggressivo azzurro. Il parlare era lento, dolce e educato con una cantilena genovese che a quell’epoca non percepivo. C’era poca grinta, è vero, ma una dolcezza infinita. Non si faceva nulla se non qualche limonata. Non avevo ancora la patente.

E il petting con Nana’ non mi passava neppure per la testa.

Quei nove mesi mi sono però rimasti impressi come una serie di acquarelli sfumati con colori teneri e tenui. I prati sopra ………i. Le passeggiate a ………. Qualche incontro a Genova. L’arrivo al treno di sabato pomeriggio alla stazione di ……… ed il relativo saluto ai miei compagni di scuola in collegio o. Il bagno a …….i o a …..i. Il bello che non ho mai guardato con un qualche desiderio le sue nudità che apparivano molto coperte e per nulla valorizzate da  castigatissimi costumi da bagno dell’epoca. Le guardavo gli occhi e questo bastava. Non facevo progetti per il futuro che mi appariva lontano e insicuro.

E poi la mia arroganza dell’epoca mi portava a pensare che un avvenire di avventure di donnaiolo  mi attendeva e nulla al mondo avrebbe potuto sottrarmi al mio luminoso destino.

Nana’ era nata nel novembre 42, figlia di un avvocato di Genova e di una professoressa di lingue, maggiore di un fratelo, ……

I genitori avevano una seconda casa a ……. Quando Nana’ aveva 15 anni si separarono e Nana’

andò a vivere a ……. con la madre ed il fratello.

Come spesso accade in casi del genere quella che era una famiglia agiata, scindendosi in due, divenne una famiglia infelice. E in particolare quella che faceva capo alla povera moglie che da un giorno all’altro si trovò a dover mondare avanti la baracca con due marmocchi sul gobbo.

Penso che incosciamente proprio da questo esempio nacque in me la profondissima solidarietà con i figli dei genitori separati.

Nana’ risentiva della situazione che si era creata in famiglia. Divenne svogliata e perse un anno al liceo. Fu bocciata e ripetè la prima liceo classico.

Era insicura e timida e mi era fortemente affezionata come a quell’età si può esserlo.

Il mio egoismo e/o menefreghismo prese il sopravvento e la scaricai appena dopo iscritto all’università. Novembre 1990. Vigliaccamente cercai di imporle che dopo 5 anni ci saremmo rivisti per fare il punto della situazione fissando fin dall’ora l’appuntamento davanti al bar ……Defilla di …….

Passarono i miei lunghi, lenti e odiosi anni dell’università. Il biennio fu un disastro e superai gli esami di slancio dopo i primi due anni quasi buchi non so neppure come. Ingegneria non faceva per me. Non ero più il primo della classe e non lo sarei più stato fino alla fine dell’Università. Cominciavo ad abbassare la cresta ed a essere meno presuntuoso.

Nel contempo Nanà si era brillantemente ripresa nella vita e negli studi.

Io ero stato dimenticato dopo qualche lacrima tipica di quell’età e rapidamente sostituito da un biondino tutto riccioli.

La scuolo andava bene. Si iscrisse a Biologia e si lareò un anno porima di me.

Ricordo ancora la rabbia che mi prese quando la incontrai lungo il viale di S. Martino a braccetto del suo bel biondino.

Le parti si erano invertite: ero io che soffrivo.

Cominciò una lotta tremenda con gli studi: ogni esame era per me una battaglia che durava mesi e che combattevo all’arma bianca. Di cultrura mi rimaneva ben poco.

Mi sembrava di passare in una lavatrice mentale dopo aver superato un esame e dopo pochi giorni non mi ricordavo più nulla. A suon di madonne mi laureai il 17/12/67.

Rividi Nana’ due volte tra il 1960 e la laurea, la prima mi rivolsi inconsciamente a lei come medicina per la delusione amorosa patita. Finalmente arrivò il17/12/67 strappai la tanto agognata laurea.

La mia situazione familiare era nel contempo molto peggiorata dal punto di vista economico. Non erano stati venduti appartamenti ma in casa arrivava poco, forse quanto bastasse per una famoglia normale, ma non per la mia. Mi padre era già sulla strada dell’invecchiamento e cominciava o ma essemi indifferente o a farmi pena.

Quello che era un sogno romantico della fanciullezza, viaggiare per il mondo in cerca di avventure si rivelava ora una necessità perchè la vita in famiglia non era più sostenibile.

Fortunatamente dopo la batosta con la …………….. (salutare, con il senno di poi) comincia a passare gli esami: alcuni quasi brillantemente e ne inannellai 15 nell’ultimo anno; mi sbrigai con la tesi e finalmente anche il sasso della laurea in ingegneria fu inghiottito.

Scrissi quasi per caso ad una inserzione del Corriere e trovai lavoro da SOLETANCHE a Parigi. Toccavo il cielo con un dito anche se me ne andavo di casa con 300.000 lit e due vestiti.

Partii a fine gennaio 68. Lavorai bene e anche se la vita era dura specie perchè senza soldi e macchina. Le vecchie conoscenze francesi, seppure appena sfiorate, mi parevano lontane un miglio dalle mie possibilkità economiche. Tenni duro pensando solamente a lavorare e a mettere da partre quanto bastasse per comperarmi una macchina di occasione.

Maggio 98 : periodo storico: una piccola rivoluzione francese del 900 che vissi intensamente come importante formazione umana.

A fine febbraio arrivai in BELGIO dove conobbi MIMI e arrivai alla  “serenita”.

Tornai in vacanza a ……. alla fine di Luglio 1969.

Mia nonna era morta a giugno 68 per un ipodosaggio insulinico, spegnendosi tristemente nel locale ospedale. Assurdamente I miei genitori per pagare il conto o conticino dell’ospedale vendettero o svendettero il magnifico appartamento di Via ………………. La cosa non mi diede oltremodo fastidio, tutto teso come ero a vivere la mia vita, anche se mia nonna mi diceva spesso che quello era l’sappartamento che mio nonno mi aveva moralmente lasciato. Restai indifferente e come per caso mi venne voglia di fare una telefonata ad Nana’. Era un paio d’anni che non la sentivo nè vedevo.

Lo strano del rapporto con Nana’ era che dopo un tempo quasi infinito, per i comuni mortali, la chiamavo e per telefono o di persona ci comportavamo quasi come ci fossimo salutati l’ultima volta il giorno precedente. L’adeguamento l’uno alla compagnia dell’altro era immediato e meraviglioso. Penso che il segreto di questo scambio tra me ed Nana' sia stato tutto in questa comunione di sensi, sensazioni o ideali.

Ci vedemmo la sera del giorno dopo. Andammo a cena a Sestri Levante. A ballare alla Torre del Capitano di Cavi di Lavagna.

Alle 23 limonavamo felici come due innamorati che si incontrano da anni tutti i sabato sera.

Restai a …… per 4 giorni e passai praticamente il mio tempo sempre con Anna.

Ricordo al mare a Riva Trigoso o su degli scogli forse a Zoagli dove ci guardavamo negli occhi senza quasi parlare. Una frase storica mi sfuggì. “….vedi, Nana', sai perchè stai bene con me? Il fatto è che tu mi hai sempre amato un pò e mi vorrai sempre un pò di bene….”

L’ultima sera dopo il  night andammo a parcheggiare, come ogni coppietta dell’epoca, la macchina su un posto panoramico e guardavamo il mare sentendo entrambi lo strazio della separazione.

Mi resi conto che Nana' aspettava solo una mia parola per trasformare quel delizioso flirt estivo in una relazione molto più consistente. Improvvisamente mi venne alla mente Mimì e le dissi con tutta la mia sfrontatezza che ormai il mio cuore era impegnato e che sarei rimasto fedele alla mia promessa sposa belga anche se la sbandata c’era stata eccome!!

nana' si indurì (era logico) e si fece accompagnare a casa a ………. in un viaggio diventato improvvisamente silenzioso ed imbarazzante per entrambi.

L’indomani mattina presto partii per Mentone dove mi aspettava Mimi, ospite di Annette sua amica belga, mi adeguai alla situazione come se dalla sera precedente fossero trascorsi già 20 anni. In quel periodo andai un po’ in crisi con Mimi ma superai facilmente anche questo breve momento di sbandamento avviandomi nella discesa che portava al matrimonio.

Tornai a Parigi, dove nel frattempo il lavoro andava meno bene che nei primi tempi.

Mimi era con me e restammo assieme una ventina di giorni nell’appartamento (squallido) di Place d’Italie.

Un giorno in cantiere mi arrivò una lunghissima lettera di Nana’ che si dichiarava apertamente mi accusava di averla turlupinata ancora una volta.

Era vero, me ne rendevo conto, e ci rimasi molto male. Come al solito, un pò vigliaccamente mi defilai e impelagato in grossi casini connessi al lavoro mi dimenticai per qualche mese dell’Italia in generale e di nana’ in particolare.

Questa volta lo strappo fu netto e importante. La mia strada si separò da quella di Anna . Mi sposai nel 70 e per uno strano destino degli astri anche Anna si sposò nello stesso anno.

La vidi passare da lontano davanti al Bar …..ell’estate del 71. Io con Mimi , lei con un gruppo di amici. Ci vedemmo entrambi e ci scambiammo un breve saluto seguendoci con lo sguardo.

Nel 79 incontrai il fratello di nana' all’aereoporto di Genova  che mi parlò brevemente di lei. Mi disse che aveva una bambina e che viveva una vita tranquilla a …….

Nel 91 quando lavoravo a Genova una sera fui invitato a cena da mia cugina Pupi . Stranamente il discorso scivolò sui bei tempi andati e venni a sapere che Nana' era diventata sua amica. Che recentemente erano usciti lei ed il marito con Nana' e il suo compagno…. Nana' aveva divorziato anni prima dopo che il marito l’aveva lasciata.La cosa mi intristì molto oltre che incuriosirmi.

Decisi di telefonarle e di saperne di più.

Non fu sorpresa più di tanto quando la ebbi al telefono. Il fluido funzionava anche attraverso gli anni.

La invitai fuori. Ci rivedemmo solo una sera. Fu a Sestri Levante. Cena due passi sul molo e poi la riportai a casa a Camogli.

Restammo insieme dalle 19,30 alle 23,30. Fu ancora la stessa sensazione di parlarci dopo esserci lasciati appena da qualche giono. Si stabilì un feeling intellettuale immediato. Entrambi parlavamo velocissimi accavallando i rispettivi racconti consci che il tempo a disposizione per comunicare era limitatissimo ma entrambi contentissimi di godere quel momento di intimità intellettuale.

Nana' raccontò la sua storia iniziando dal quel giorno che l’avevo mollata nel 1960.

In un primo momento non si rassegnava al dolore ed all’umiliazione conseguente il pacco che le avevo appena dato. Si sedeva sulla spiaggia Camogli guardando desolatamente il mare e piangendo amare lacrime. In più tutti la sfottevano dicendole che l’avevo scaricata perchè da buon figlio di papà ambivo a una ragazza più ricca e di miglior famiglia.

Poi cominciò a riprendersi e iniziò un rapporto col biondino (figlio di un comandante maritimmo) che durò fino al ‘68 e sembrava destinato al matrimonio. Invece in concomitanza con il mio incontro dell’estate 68 il rapporto andò in crisi e lo piantò.

Questa avventura le costò se non altro la verginità. Cominciò fra l’altro a chiedersi come mai io non avessi mai provato con lei qualche avance un pò più spinta

Alla fine di questa esperienza conobbe quello che sarebbe divenuto suo marito dopo un breve ed intenso periodo di fidanzamento. Ricco e belloccio: amava godersela senza complessi .  Trasferì ad Nana’ la sua gioia di vivere. Finalmente uno normale che mirava al sodo. Amore definitivo pieno di passione ed attrazione spirituale e fisica il che portò inesorabilmente al matrimonio. 

Si stabilirono a …….. in una bella casa del marito. Ebbero una bella bambina, Daniela, e tutto sembrava andare per il meglio.

Il diavolo era però in agguato.

Nana’ andava molto d’accordo con il fratello ….. che nel contempo si era sposato con il suo primo amore, una brunetta abbrozatissima e nera di carnagione, che ricordavo molto bene fin daglia anni 60-61. La famiglia di Anna e quella del fratello si frequentavano e la vita sembrava scorrere lenta ma serena e felice.

CENSURA

Nana’ si ritrovò sola, con pochi soldi e  con una figlia su gobbo da mantenere in una situazione del tutto simile quella in cui suo padre aveva lasciato  sue madre negli anni 50.

Ottenne solamente di restare nella casa del marito e  gli alimenti.

Riprese ad insegnare  chimica all’istituto tecnico di Chiavari.

Dopo qualche mese si riprese. Cominciò una storia con un ragazzo parecchi più giovane di lei che durò qualche anno e poi andò a puttane anche quella.

Poi iniziò a frequentare un amico di mia cugina Pupi e di li venni a sapere la sua storia.

Durante il racconto Nana' cercava di stupirmi calcando la mano sulle sue avventure post matrimonio esaltandone la componente sessuale.

Frasi come “ …. Me lo sono scopato” riuscirono a scandalizzarmi come una educanda alle prime armi.

Capivo il suo dramma e il dolore (misto a soddisfazione) che il racconto rapido ed irruento della sua vita le dava e la cosa amplificava il mio stato di disagio a sentimi raccontare cotante disgraziate avventure.

Stranamente me ne sentivo in gran parte responsabile. Come se tutto fosse dipeso dal mio pacco del 1960 che aveva fatto da miccia ad una vita infelice e piena di poiccoe grandi   sconfitte.

Da un anno prima di quell’incontro Nana’ stava con un certo ……, altro vecchio amore, reduce anche lui da una delusione amorosa e relativo divorzio, il che gli aveva permesso di ritrovare un certo equilibrio e sperava di vivere con lui il resto della sua vita.

Insieme ci accorgemmo che  quelle poche ore di flash back  ci avevano apportato un benefico effetto quasi purificatore: era stato un pò come andare entrambi dallo psicanalista e sdraiarsi assieme sullo stesso lettino. Ci guardammo per un attimo negli occhi e ci vedemmo come infatti in effetti eravamo: due cinquantenni  nemmeno troppo ben conservati ognuno un pò triste per aver preso coscienza di un’occasione irrimediabilmente perduta.

Portai nana’ a casa sua, la baciai sulle guance e le dissi un “arrivederci fra 20 anni” oppre nell’al di la’ nel paradiso dei primi amori perduti.

Lei scese silenziosa senza guardarmi e si incamminò verso il portone.

L’indomani le inviai delle orchidee.

 

Non ci vedemmo mai più.

 

 

 

 

 

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October 22, 07

il vecchio ed il mare.

Il vecchio ed il mare.

 

 

Il vecchio sta passeggiando lentamente sulla battigia…

Il mare è agitato ed il cielo è plumbeo.

Onde lunghe si frangono sulla spiaggia arrivando dal largo,

da chissà dove…..ingrossandosi in una poderosa risacca

man mano che si avvicinano alla riva.

Finalmente un’onda più lunga e più potente delle altre invade la spiaggia;

trascina e rovescia tutto, compreso il vecchio.

Il poveretto si trova improvvisamente sbattuto tra i marosi,

che lo trascinano inesorabilmente al largo.

Da giovane è stato un gran nuotatore, cerca di stare a galla.

Ma che fatica!!!!!

Improvvisamente si accorge di star galleggiando

in un mare gonfio di ricordi e di rimpianti di ogni genere.

Di amori falliti. Di dolori subiti e provocati.

Di carriere infrante e ricominciate.

Di odio, di invidia e di rabbia.

Di patrimoni rovinati da sciacalli provinciali

sempre più ricchi grassi e sfatti.

Nella bufera attorno a lui galleggia di tutto.

Vecchie quasi morte nel tentativo di stare a galla nella tempesta lo sfiorano:

Somigliano ad Anna, a Giuliana a Giulietta………

Un odore di salino e di membra sfatte e putrefatte

dai troppi liftings subiti ed ormai quasi in cancrena gli brucia le narici.

Cadaveri di truffati, con occhi tristissimi e sbalorditi, da parenti assatanati.

Vecchi finocchi usurai che boccheggiano

annaspando, pronti a pagare una fortuna

per un semplice salvagente e forse per un’ultimo soprassalto

di terrena libidine.

Sembra proprio aver fatto naufragio in queste acque

una nave di disperati diretti all’inferno

che si sono portati dietro tutta una serie di inutili ricordi di tempi migliori. 

Improvvisamente…………Improvvisamente

qualcosa lo afferra ad un piede

E lo trascina giù giù verso il fondo.

E’ la fine…..Il vecchio sta annegando,

sta morendo, annegato in un mare di vecchia e putrida spazzatura.

Ma improvvisamente una forza uguale e contraria proveniente

dal fondo lo riporta su, verso la superficie.

E’ a galla, respira a pieni polmoni.

Un’aria improvvisamente fresca sembra ripulirlo dal di dentro.

La corrente ed il vento hanno spazzato la superficie del mare.

Tutto il marciume che prima sembrava stesse annegandolo ora è sparito

laggiù lontano all’orizzonte.

Cosa è stato? Chi lo ha salvato???

Certo : è stato il suo vecchio angelo custode.

Grazie…….vecchio angelo mio!!!!!

 

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October 22, 07

i vecchi del paese dei campanelli

I VECCHI DEL PAESE DEI CAMPANELLI.

 

I vecchi del paese dei campanelli non sono veri vecchi,

Sono fantasmi già morti nel momento in cui la gioventù

vuota ed egoista li ha lasciati

Si aggirano nella cittadina

come  improbabili attori che non conoscono bene la loro parte

che farebbero sul palcoscenico, recitando una  pièce teatrale

del tipo: “Il paese dei Campanelli della Repubblica delle Banane”.

Hanno paura della morte e fingono di non temerla.

Vanno al cimitero per una convenzione di famiglia

solamente il giorno dei morti e dopo pochi minuti fuggono  via sconvolti

dall’idea di una morte inesorabile ma che pensano procrastinabile al massimo

fidandosi di gerontologi ciarlatani e truffatori.

Gli uomini vestono come ragazzini sfidando il ridicolo.

Mai visto tanti settantenni con i pantaloni rossi!

Rossi come è rossa la speranza di una erezione chimica

con qualche puttanella che  spillerà loro quattrini su quattrini

fingendo amore quando si tratta invece di  passione per l’antiquariato.

Le donne invece sembrano a 100 metri lolite, a 50 metri donne fatte,

a 10 metri donne rifatte, a 1 metro donne sfatte dagli anni, dalla chirurgia estetica

e dagli amori per i gigolò.

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October 24, 07

il diavolo

IL DIAVOLO

 

 

Sei tornato,

maledetto diavolo.

Ti avevo lasciato zoppo, triste e decrepito,

con lo sguardo pieno di invidia.

Ora ti sei rifatto le tette

e rassodato il corpo.

Come tutti I diavoli conosci la magia.

Ecco il miracolo:

di colpo hai 15 anni in meno.

Ho paura. Ti vengo a sorvegliare da lontano,

mentre qualche certezza vacilla…

Mi rivolgo a Dio trovato di recente

ed all’angelo custode.

Mi aiuteranno a cacciati via !!!!

 

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October 25, 07

sogno in una serata di pioggia battente!

Martedì d'inverno. Ore 19,30. Piove a dirotto. Sono arrivato a Genova dopo un viaggio di 30 Km sotto un pioggia battente per assistere al Balletto “La Cenerentola” al Carlo Felice. C’è anche un terribile ventaccio che impedisce di poter tenere l’ombrello aperto.

Ho appena parcheggiato l’auto nel parcheggio sotto il teatro. Esco imbaccucato con coppola e loden rinunciando al parapioggia lasciato in macchina. La pioggia cade a secchi. Sono costretto a fermarmi sotto un porticato a 100 metri dall’entrata del teatro.

Sotto lo stesso porticato c’è un barbone che come me cerca scampo dalla furia delle intemperie. Lo guardo con aria scocciata visto anche il fetore che emana che risalta ancora di più rapportato al profumo Hermès Equipage che mi sono dato stasera prima di uscire dopo la barba.

Mi do un contegno per passare il tempo guardando le pozzanghere illuminate dove si riflettono le luci degli addobbi natalizi dei negozi.

Improvvisamente sento uno spiaccichio di passi nelle pozzanghere e sento una presenza alle mie spalle.

Mi giro…..

Un mostro!!! Cioè un mostro di bellezza!!! Alta 1,75 almeno. Biondo tiziano. Occhi azzurri. Infagottata in un Burberry a foggia militare ed un ombrello in mano. Mi sorride. Imbarazzato le sorrido biascicando:

“ Serata da lupi! Vero? ”

Non mi risponde: sembra non capirmi. Si limita a sorridermi. Mah..Ahhh capisco è straniera. Piove sempre di più se è possibile. Lei guarda nervosamente l’orologio, io anche. Ci guardiamo: sembriamo entrambi sulle spine in attesa di un urgente appuntamento.

Le chiedo:

“ English?? Do you will assist at the Ballet???”

“ Yes” lei mi risponde  con un accento che non è inglese, forse tedesco.

“ We’ll late…. At the ballet !” aggiungo.

Lei annuisce e sorride…. “Yes we are late!!!” Very late!!”

Improvviasamente mi guarda fisso sempre sorridendo, quasi a soppesarmi poi mi dice:

“Let’s go!!!”.

Apre l’ombrello me lo passa e mi si appende al braccio.

Come colpito da una scossa elettrica capisco al volo.

Apro l’ombrello e la prendo sotto braccio. Ci tuffiamo nelle intemperie e facciamo di corsa i 10 metri che ci separano dal teatro. Un po’ prima mi dice: “I am arrived!!!”.

Si ferma all’ entrata degli artisti. Le rendo l’ombrello.

“Ciao, many tnks!!!”

Arrivo all’ingresso principale un po’ confuso  con una strano pensiero a Gene Kelly nel film “Ballando sotto la pioggia”.

Entro nel teatro. Occupo il mio posto di abbonato e dopo 15 minuti si spengono  le luci . Entra il maestro: applausi.

Ouverture.

I primi figuranti. La scena della matrigna e delle sorellastre cattive. Improvvisamente appare Cenerentola.

Cazzo! Mi venga un colpo: è lei!! E’ lei: è  quella dell’ombrello….  

Sorrido e penso a Gene Kelly.

“Just walking in the rain……..walking it the rain….. walking in the rain……”

Una strana sensazione di felicità mi pervade.

Per 10  minuti sono tornato giovane!

 

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October 25, 07

Il vecchio ed il cinema di periferia.

 

Ti ho amata talmente che per cancellarti dalla mia mente mi sono immerso in uno studio pazzo e disperato prima ed in un lavoro da cardiopalma, poi

Il tempo è passato così, quasi per miracolo rapidissimo.

Quasi per un lusso, dopo aver smesso di lavorare, ormai vecchio e disilluso sulle speranze della vita ho ricominciato a ripensarti.

Stranamente ho rivissuto mille e mille volte quei brevi e semplici momenti di amore profondo e puro che la vita mi aveva riservato.

Era come se un vecchietto andasse per passare il tempo in un cinema di periferia, un po’ decrepito e vecchiotto come lui del resto, dove si proiettava sempre lo stesso film. Pero’ ogni volta che lo rivedeva gli apparivano sempre aspetti nuovi e situazioni diverse.

Rimase li’ a guardare, ricordare e sognare  finchè un’ambulanza lo portò al manicomio

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October 25, 07

Lo sguardo dalla collina.

Cosa è una collina?

E’ un sito di osservazione ideale che permette di vedere cosa succede in pianura con una prospettiva tale che quelli che sono laggiù non hanno.

Spesso dicevo a mia figlia: io sono su di una collina e sto vedendo i pericoli che tu corri senza vederli.

Lei continuava imperterrita sulla sua strada.

Ora, a momenti, la mia collina diventa la mia vecchiaia e la pianura è la mia vita trascorsa.

Mamma mia!! C’è da rabbrividire a rivedere tutta la via vitaccia!

Dapprima la famiglia, poi l’ambiente della città nella quale sono cresciuto. Ci sarebbe voluto un niente per farmi un mestiere sbagliato, delle compagnie sbagliate ed un matrimonio sbagliato. Tutto congiurava verso la peggiore delle soluzioni.

Eppure ho avuto la forza di maturare e prendere l’unica soluzione che mi si prospettava per vivere una vita decente: quella di andare via.

Addirittura avrei potuto anche non laurearmi viste le difficoltà incontrate all’università.

Un gigolo’ senza arte ne parte con i denti marci ed il fisico smunto che alla meglio avrebbe potuto ambire ad ingravidare qualche bruttona del paese, magari di famiglia benestante.

E poi l’avventura del lavoro in Francia, che mi ha maturato ed insegnato a vivere nel mondo reale e soprattutto che mi ha fatto incontrare la mia sola e unica moglie.

Il ritorno in Italia e la decisione di andare in Africa: questi si due bei rischi, come due tripli salti mortali senza rete di salvataggio. E questa volta in due: c’era anche una moglie da fare rischiare insieme a me.

La decisione delle dimissioni a 50 anni ed il cambio di città, esasperato da un ritorno in un paese se possibile ancora peggiore di quello che avevo lasciato.

La fuga da Genova, .la Nigeria, avventure, tifo, malaria: la prima faccia della morte.

Il cancro alla prostata quanto tutto sembrava veleggiare verso una triste e serena pensione: la seconda faccia della morte.

E finalmente eccomi seduto qui sulla mia collina a guardare giù nella pianura e cercare una cosa che non vedo: una vecchiaia serena.

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October 25, 07

Amare.

Cosa vuol dire amare?

Annullarsi in un’altra persona. Identificarsi in lei.

Pensare a quello che lei starà facendo in questo momento.

Come per miracolo venirle vicino….

Volere proteggerla e consigliarla e darle forza nei momenti piu’ difficili.

Gioire con lei o soffrire con lei come un angelo invisibile che le sta dietro le spalle.

Contemplare il suo corpo con solo un desiderio di appagamento visivo.

Guardare le sue parti, una ad una, ricordarsi quando erano diverse, forse più sode,

ma meno calde esperte e invitanti.

Annegare le mani in una morsa di carni tenere e rosee, con qualche ruga, forse,

ma dal contatto dolcissimo come una coperta di purissima seta.

Fissare quegli occhi profondi e stanchi per aver visto troppe cose,

ma ancora avidi di conoscenza.

Fissarli fino ad estrarre la sua anima come un cavatappi fa con una  bottiglia di vino

Di annata. Cosi’ molto lentamente per gustarne tutta la fragranza condita di

profumo inebriante.

Un leggero bacio su quelle labbra dolcissime atteggiare in un sorriso quasi materno.

Amica, madre, amante….

Si questo è amare…. Le prendo la mano e ci addormentiamo insieme facendo un sogno bellissimo…..

 

 

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October 26, 07

Il paese delle canaglie.

Quale migliore definizione per descrivere un paesino della provincia italiana?

Ma cosa è veramente una canaglia??

E’ uno debole con i potenti ed arrogante con i deboli.

E’ pronto a prostrarsi al passaggio di uno squallido Assessore comunale

E a tirannizzare cercando di truffarla una povera vecchietta spaurita,

pronta a vendere a 10 quello che vale 100.

La canaglia è senza ideali. O meglio  un solo ideale riesce a smuovere

La sua piatta anima: “Il Dio denaro”

Per il denaro, anche per poco, venderebbe la madre….la moglie… le figlie…..

La bugia e la calunnia sono le sue armi quotidiane di sopravvivenza.

Volta gabbana ad ogni piè sospinto con la massima impudenza

È pronto a dire “bianco” oggi e “nero” domani.

Non legge né libri né giornali.

Al massimo vede la TV cercando di ispirarsi alle gesta di una grande canaglia da tv

per poter imparare a truffare il prossimo più in grande.

Invecchia precocemente coronando la sua squallida esistenza

vivendo una vecchiaia, se possibile, ancora più squallida.

Mai pronto ad affrontare una morte che per lui

si rivela terribile, crudele, vendicatrice……

 

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October 26, 07

la morte

In un mondo votato al consumismo come il nostro la morte è minimizzata. Nessuno ne parla se non in casi estremi.

Ed anche qui viene citata come conseguenza di catastrofi, guerre, stragi.

Nessuno (parlo dei Media) entra nel merito della sua essenza intesa come fine dei valori terreni quali bellezza, ricchezza e consumismo che sono poi i principali motori della vita di oggi.

Nessuno o pochissimi osano  pensare serenamente al “dopo la morte”. Quali saranno i nuovi valori?

Saranno legati a quanto vissuto o commesso durante la vita terrena? O si inizierà da zero? O peggio dopo la morte sarà il nulla, il niente e la fine di tutto……???

Ma di quale  “tutto”? I valori della vita terrena sono forse il “tutto”…? Non lo credo proprio.

Io penso piuttosto alla morte come alla fine di un lungo e bellissimo viaggio popolato di emozioni ed avventure che hanno contribuito a riempire di soddisfazione e di orgoglio la nostra vita terrena.

Certo c’è la paura del nulla, dell’infinito, dell’eternità…….

Durante la mia vita ho sentito, tangibilmente, la protezione che qualcuno esercitava su di me vegliando su di me e sull’esito delle mie avventure più pazze, costruite tutte per pura necessità di sopravvivenza. “Marcia o crepa!” è stato sempre lo slogan che ha animato la mia esistenza. Guardandomi addietro penso alle infinite occasioni che ho avuto di finire male ed agli aiuti che ho ricevuto per andare avanti ed arrivare ad oggi.

Cio’ mi convince che qualcuno fuori dal mondo mi ha seguito e mi segue. Chi è mai questo qualcuno??

Il mistero è proprio li. Però non è un mistero terribile o pericoloso. So che costui mi vuol bene e mi protegge. Mi proteggerà anche dopo la morte, magari chiamandomi a mia volta a proteggere qualcuno dei viventi che lo meritano.  

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October 26, 07

LETTERA A DUE NIPOTI MAI NATI.

Nipoti miei diletti,

come vi avrei voluto conoscere!!!!

Peccato...

Purtroppo non è andata così.

Sono i casi della vita.

Uno vuole una cosa…

E non la ha mai….

Io volevo due nipoti.

Avevo già pronto i nomi.

Margherita e Bartolomeo,

come i miei adorati nonni materni.

Avevo già pronta una magnifica eredità.

di racconti, di avventure, di consigli.

E in fondo un bel pacchetto di appartamenti

Da  SPARTIRSI IN PACE,

ricordo tangibile di un nonno affettuoso.

Mi raccomando: siate bravi e onesti.

Ma fatevi rispettare e sappiate

digrignare i denti a chi vi osa attaccare, voi

E la vostra famiglia.

Io, non chiedo un gran che…

Solo qualche ricordo ed una preghiera

sulla tomba.

In quel triste cimitero, di quel triste paese.

Statene alla larga. In fondo è meglio.

Venite solo ai Morti…

Mi raccomando:

Crisantemi Viola.!!!!

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October 29, 07

La donna e il cane.

La Saab corre spedita sulla salita che dal centro  sale sull’Aurelia.

La strada è deserta per il freddo e per la giornata festiva.

Improvvisamente dopo una curva stretta un rettilineo di 200 mt.

In fondo al rettilineo una sagoma femminile

con al guinzaglio un cane.

La Saab impiega al massimo 3-4 secondi per permettere al guidatore  di mettere a fuoco la donna.

Contemporaneamente anche lei lo ha messo a fuoco.

Lo fissa con uno sguardo duro, forse cattivo.

In una frazione di secondo lo ha riconosciuto……..

Ha valutato la macchina di lusso e

soppesato la bella donna al suo fianco.

Il tutto per sentirsi ancora di piu’ incollata sul fondo all’abisso dove è precipitata.

Non per colpa sua.

Per colpa di un destino crudele che lei non ha saputo combattere.

E’ sola. Si è presa un cane.

Bastardo, solo per avere un pò di compagnia.

Soldi: pochissimi. Una pensione da fame.

Ormai è quasi una vecchia. 

Di bello le sono rimasti gli occhi. Il resto è gonfiato malamente.   

Ha davanti a sè l’abisso di una vecchiaia  forse disperata.

Mio Dio…..Come si può essere tristi in una frazione di secondo !!!!

Il tutto per colpa di una Saab…..

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October 30, 07

GIULIETTA

 

 

 

Giugno 64, Bar dei bagni Miramare. Ho il raffreddore e me ne sto accovacciato su di un sedia nell’ombra ascoltando un juke box che qualche anima pia fa cantare per le orecchie di tutti infilando le 100 lire.

Peppino Di Capri, Gino Paoli, Sergio Endrigo, insomma  quanto era di moda all’epoca. 

Improvvisamente, nella penombra vedo una figura che si avvicina al juke box.

Mi prende un colpo! Una figura con occhi bellissimi e enormi valorizzati da un trucco un pò pesante, mette una moneta ne juke boxe e si viene a sedere accanto a me. E’ in costume da bagno con un grande asciugamano  verde avvolto lungo i fianchi che le arriva quasi ai piedi. Alta e magra, coscialunga con un accento inesorabilmente snob Varese (Orsoline o Marcelline). Insomma il tutto per piacere ad un bulletto di provincia un pò snob e sognatore quale all’epoca io ero.

Guardare quello spettacolo fu come prendere due aspirine. Il raffreddore fu dimenticato ed il pomeriggio ero seduto accanto alla bellona su di una seggiola sdraio dei Bagni Miramare (dove all’epoca mia madre aveva preso la cabina in società con Nerina Trapani) guardando il mare  parlando del più e del mano per farmi  rendere interessante.

Quel pomeriggio (di mare calmo, cielo sereno e caldo mitigato da una leggera brezza marina) prendemmo le misure uno dell’altro ponendo inconsciamente le premesse di uno dei tanti flirt estivi che all’epoca fiorivano in riviera come le margherite nei campi in primavera.

Lei si chiamava Giulietta era figlia di un avvocato con studio ed abitazione di fronte al Palazzo di Giustizia di Varese. Diceva di essere fidanzata (con qualche sentore di crisi che traspariva dalla conversazione) e reduce da un esaurimento nervos(allora così si chiamava la depressione) che le aveva fatto smettere gli studi di liceo all’ultimo anno senza prendere la maturità.

Abitava a Levanto in un appartamento in affitto in Via Dogali (di poche pretese, ma non ci feci molto caso) vicinissimo a Piazza Garibaldi. Stava spesso lì da sola o ogni tanto con uno dei due fratelli.

L’eloquio mi appariva meraviglioso, l’accento perfetto, il modo di fare stupendo. Tutto stava congiurando per farmi perdere la testa.

Giulietta mi pareva infinitamente diversa come modo di fare e di proporsi da tutte le ragazze che fino allora avevo frequentato. Rappresentava quasi il mio ideale. Ideale ben inteso rapportato all’età di un provincialotto di 22/23 anni quali all’epoca ero.

Decisi comunque di combinare una uscita al Night Club la sera successiva appoggiandomi   al mio  mio amico Renzo Piano, ricco e bello (e in più con macchinona) che in effetti mi accompagnò. Giulietta portò con lei  una nostra comune amica, Titti detta “Balconi” visto l’enorme paio di tette che si ritrovava.

Andammo al Barracuda. Trascorremmo la solita serata vitaiola da riviera anni 60. Arrivai al guancia a guancia ballando un lento che all’epoca era un progresso giudicato non piccolo per la prima sera.

Uscimmo dal night alle 2 di notte e Renzo e Titti se ne andarono lasciandoci soli sul lungomare. Giulietta non aveva sonno anzi mi raccontava che soffriva terribilmente di insonnia,

Fatto sta che passeggiammo parlandoci uno dell’altra per almeno due ore. Il tempo passava senza che ce ne rendessimo conto. Giulietta mi confidò che il famoso fidanzamento era stato appena rotto perchè si era resa improvvisamente conto di non essere innamorata del fidanzato, altro rampollo della buona famiglia milanese.  La sua crisi derivava anche da questo ed in quel periodo stava cercando di riordinare le idee proprio qui a Levanto. Mi colpirono alcune cose (essenziali per essere lette con gli avvenimenti futuri) della lunghissima conversazione:

 

……….se io riuscissi a innamorarmi scapperei anche con un meccanico………

……….ricordati!! Tutte le donne sono puttane, io più delle altre……….

……….Varese è una città meravigliosa piena di vita e di cultura………..

La riaccompagnai a casa alle 5 di mattina. A casa quella notte mi presi un bel cicchetto da mio padre per essere tornato tardi. Mio padre cominciava a preoccuparsi  (giustamente) per la mia laurea.

Quel giugno frequentai Giulietta solamente per  qualche giorno. Due giorni dopo la sera del Pontile riuscii a portarla al  Pirata in un altra serata di tentata seduzione. Venne con un vestito di lanetta a righe e con un toupé che la rendeva ai miei occhi perfetta. Ballammo allacciati stretti stretti, indice che il feeling reciproco cresceva.

La portai con la mia 500 sotto la chiesa di Monterrotto a vedere il panorama del golfo (da lì magnifico a tutte le ore) e riuscia a baciarla. Lei mi rispose apassionatamente. Nello stesso tempo continuava a tenere le distanze dicendomi che era appena uscita da un casino(con il fidanzato) e non voleva entrare in un altro.

In cuor mio ero felicissimo del risultato raggiunto. L’attrattiva sessuale non c’era propprio tanto stavo idealizzando Giulietta.

I giorni successivi Giulietta cominciò a girarmi alla larga già alla spiaggia.

La cercai sotto casa una sera. Lei venne giù elegantissima e bellissima dicendo che aspettava un suo amico che abitava negli USA e con il quale quella sera lei con il quale doveva uscire .

Capii che si stava sganciando. Tutto sommato, visto anche il mio orgoglio, non insistetti più di tanto  e le girai alla larga.

La vedevo da lontano alla spiaggia sempre assieme a Carletto Annovazzi. Silvio era di un anno più giovane di lei. Studiava ingegneria a Varese e si comportava con lei come un cavalier servente. 

Alcuni amici mi dissero che era innamorato di lei da anni ma non c’era mai stato niente tra i due.

Carletto era di famiglia agiata e borghese di quella tipica borghesia varesina alla quale Giulietta si era sempre dimostrata sensibile. Abitava dietro casa mia all’inizio di Via Carlo Porta dove avevamo una casa che mio padre aveva affittato ad una certa Sigra. Tondi che era poi la zia di Giulietta.

Era orfano e viveva con la madre, una bella signora bruna, giunonica e di mezza età.

Carletto aveva una barca a motore e lo vedevo tutti i giorni con grande rabbia venire a prendere per un bagno al largo Giulietta, una sua amica e il figlio del pittore Gottuso che frequentavano gli stessi bagni Miramare.

Per me erano i tempi dello sport. Dopo gli echi di una mitica nuotata di Marino Speziale dai Bagni Lontani a Punta Mesco mi ero intestardito nel diventare un nuotatore fondista. Il mio fisico non era gran chè ma nuotavo molto bene, avevo volontà e rabbia in corpo e le lunghe nuotate mi davano l’impressione di scaricarmi i nervi. Un giorno fui accompagnato dai 4 ( Carletto, Gottuso, Giulietta e l’amica) fino a S. Pancrazio. Mi sorprendevo a guardarli con rabbia mentre respiravo guardando la barca durante il crawl.

Luglio ed agosto passarono e le grane con lo studio ed altre avventurette che ero riuscito a mettere in piedi mi fecero mettere da parte il pensiero di Giulietta.

Arrivò il mese di settembre. Il 7/9 feci riempendomi di gloria localmente la gara di gran fondo organizzata dalla Tigullio  da Montemarcello a Levanto. Nonostante la sera prima mi fossi quasi  ubriacato e che la barca che mi seguiva (guidata da Adriano Schiaffino) avesse sbagliato rotta arrivai 17° su 24 partecipanti tutti con il fisico da colossi rapportato al mio.

La settimana successiva mentre mi accingevo a compiere il mio solito passeggio serale delle 19, sentii una voce che mi chiamava dalla terrazza del parrucchiere Bianca. Era Giulietta che aveva deciso di passare due settimane in riviera.

Per me era un momento critico visto che a ottobre dovevo dare un qualche esame all’Università (lo stesso anche Carletto Annovazzi che se ne stava tranquillo a Varese a studiare).

Era bastata la vista di Giulietta il semplice stringergli la mano per salutarla e mi ero dimenticato improvvisamente di tutte le mie grane di famiglia e studio.

Uscimmo praticamente tutte le sere: all’epoca i grandi night erano praticamente chiusi e portavo ogni sera Giulietta nei localini della  riviera che frequentavo d’inverno con la mia compagnia. La Scaletta a Montemarcello, la Tavernetta a Borghio e il Villino Elisabeth sopra Il Bracco. Erano serate per me meravigliose: mi aprivo con Giulietta parlandole dei miei pensieri, dei miei ideali e delle speranze che avevo nel futuro.

Probabilmente a quel tempo le facevo molta tenerezza o forse già  una qualche scintilla di innamoramento le stava accendendosi dentro

Ricordo che lei mi paragonava sempre al personaggio principale del romanzo di Chesterton “Le avventure di un uomo vivo”.  

Dopo le serate ci scappava sempre una qualche limonata: io mi dichiaravo perdutamente mentre lei limonando con enfasi e professionalità diceva che non poteva, per un senso di onestà nei miei confronti, dire che era innamorata di me. Certo provava qualcosa ma non era ancora abbastanza per una dichiarazione.

In realtà Giulietta stava giocando con me. Era probabilmente una ragazza in crisi imbottita di concetti e frasi fatte derivanti da una educazione borghese e perbenistica alla ricerca della sua identità. Era stata vicina al matrimonio. Lei stessa aveva rotto il fidanzamento provocando chissà quali reazioni in famiglia. Non le piaceva stare sola e aveva fatto una scelta che comportava un cavalier servente a Varese, Carletto, e uno di riserva in Riviera, io. Per il resto si lasciava cullare dalla vita borghese che le garantiva il padre,  avvocato di Varese.

Tutto questo lo intuivo ma trovavo, ragionando freddamente  che la parte mi poteva andar bene.

In fondo ritenevo di avere in testa delle idee e degli obbiettivi più chiari di quei di Giulietta.   Sapevo che non sarei rimasto a Levanto e seppur profondamente innamorato o infatuato vedevo e sognavo il grande amore della vita con Giulietta però senza guardare lontano. L’idea del matrimonio, all’epoca, era completamente fuori del mio pensiero.

Ricordo una sera di quel settembre, in piazza Garibaldi mentre rientravamo, durante una discussione sul matrimonio mentre  lei continuava a dire che avrebbe dato tutta se stessa a colui del quale fosse stata innamorata anche se era un poveraccio io le dissi molto ingenuamente ma seriamente che  mai mi sarei sognato di sposare o farmi una famiglia con una come lei. A questa battuta non rispose anzi ammutolì e mi fece degli occhiacci terribili. Per un attimo capivo che, trattandola male, avevo fatto breccia nel suo amor proprio e che lei davvero cominciava a provare qualche cosa per me.

Finì anche quel settembre e se ne andò definitivamente l’estate. Giulietta se ne tornò a Varese. Io ripresi la solita vita di studente di provincia in un ambiente triste e sonnolento come era quello  della Levanto dell’epoca quando non erano ancora di moda i week end in Riviera dei milanesi e non si vedeva faccia diversa dai miei paesani per mesi. I contatti con Giulietta si limitavano a qualche lettera e alle telefonate che io le facevo ostinatamente ogni settimana.

L’inizio dell’estate precedente mio zio Vittorio mi aveva regalato 200.000 lit (somma discreta per l’epoca) che io avevo utilizzato, a integrazione del mio magro settimanale di 5000 lit, per pagare i miei divertimenti comprese le uscite che cominciavano ad essere abbastanza dispendiose con Giulietta.

A novembre del 64 assieme a Renzo Piano decidemmo di fare una notte brava a Varese. Io chiamai Giulietta e lui una certa Ramazzi, richissima figlia di proprietari di acciaierie.

Arrivammo con la nuova Alfa Coupè 2000 di Renzo a fine mattinata e alloggiammo all’Hotel Menini di proprietà della famiglia Piano situato vicino alla Stazione Centrale  Mi sganciai da Renzo e nel primo pomeriggio ero sotto casa di Giulietta che abitava di fronte al Palazzo di Giustizia. Gironzolammo per il centro di Varese dove io mi trovavo per la prima volta. In fondo eravamo davvero una bella copia io elegante nel mio cappotto Aquascutum che nascondeva una giacca di lana  e mocassini inglesi, lei truccata in modo da valorizzare i suoi bellissimi occhi e appesa strettamente al mio braccio. Improvvisamente mi strusciò il seno sul gomito dicendo che in quella stagione i seni le si indurivano e diventavano enormi. Io che ero innamorato ma davvero e solo platonicamente diventai rosso e scivolai sull’argomento.

Prendemmo un te al Bar “Le tre gazzelle” in Corso Vittorio Emanuele . Entrammo in un cinematografo dove le presi la mano al buio sentendomi soddisfatto e meravigliosamente bene. La sera ritrovammo Renzo e la sua amica e andammo a cena in un ristorante tipico “la Tampa”, vicino a largo Rigoni.

Dopo andammo al night club Charly Max. Ero contento: stavo con la ragazza di cui mi sentivo innamorato insieme ad una gradita compagnia. Solito guancia a guancia. Bacio in Taxi (Giulietta abitava a 300 ml dal Charlie Max  .

Rividi l’indomani pomeriggio Giulietta che si impegnò al massimo a farmi vedere il centro di Varese, specie i luoghi che lei abitudinariamente frequentava. Ricordò che mi portò con orgoglio davanti al liceo delle Orsoline dicendomi che da lì uscivano le ragazze delle migliori famiglie di Varese.

Il lunedì tornammo a Levanto. Avemmo un terribile incidente sotto la galleria dei Giovi dove fummo tamponati a 100 km/H . La macchina fu distrutta ma io e Renzo non subimmo danni fisici a parte un gran livido sulle chiappe che mi durò 15 giorni.

Fra di me facevo il bilancio del mio primo viaggio a Varese. La città non mi era piaciuta granche’ . Non ero abituato a vedere tanta gente, neppure a Genova. Il fascino della capitale morale non mi appariva ancora come fu in effetti successivamente. Giulietta era stata il Cicerone ideale. Colta, carina e gentile. Avevo vissuto intensamente il presente senza pensare al futuro!!!!!

Tornato a studi e provincia le settimane passavano. Davo un po di esami ma non troppi. Insomma mi barcamenavo.  Continuavo le mie telefonate settimanali.

A marzo 65 riuscii a organizzare un nuovo sabato e domenica a Varese, questa volta da solo e in treno.

Fu la fotocopia della volta precedente, un pò più in intimità. Io continuavo a dichiararmi ma Giulietta rimaneva sulle sue.

A Pasqua Giulietta venne a Levanto: la scarrozzai in giro tra gite nei paesi vicini e localini e cominciavo a sentirla più vicina .

A maggio mi fece una sorpresa venendo a Levanto con una sua amica senza dir nulla ai genitori. Chiesi aiuto a Silvio Sismondi e le alloggiammo in uno dei suoi appartamenti in Viale Rainusso.  Uscimmo tutti e quattro assieme a cena al ristorante Stella di Portofino e poi andammo a ballare alla Scaletta di Montemarcello. I soldi di mio zio Vittorio erano finiti e  mi feci fare un prestito da Alessandro per pagare la mia parte del conto.

L’indomani ci chiudemmo in camera da Alessandro in Viale Reina e la limonata divenne più pesate del solito. Il feeling stava crescendo ……….. Anzi mi pareva che fosse venuto il mio turno per frenare.

Giulietta tornò a giugno del 65. Ormai in qualche sera le cose diventarono serie in ogni senso. Giulietta filava partecipando pesantemente con me. Ero contentissimo. Più che contento forse orgoglioso per averla piegata.

Ottenni che Carletto Annovazzi fosse avvisato e pregato di girare alla larga. Cosa che Giulietta fece molto puntualmente.

Uscimmo molte sere con Dodo e Gabriella amica di Giulietta. Ormai Giulietta era la mia ragazza ufficiale. Lei accettava la parte docilmente. Le facevo anche qualche scena di gelosia per darle l’impressioe che la tenevo sotto controllo..

Le limonate in macchina diventavano sempre più pesanti, piccole lezioni di anatomia…..Veramente mi pareva che il nostro rapporto diventasse sempre più completo e salisse in maniera esponenziale.

Il culmine della storia avvenne una sera nel portone della casa di Giulietta in via Dogali. Giulietta mi saltò letteralmente addosso e dopo avermi baciato appassionatamente mi disse:

…….Franco , te lo devo dire : mi sono innamorata pazzamente di te….. sali su da me….

Il momento era decisamente il più opportuno per fare completamente l’amore con Giulietta ed in più sentii che lei lo voleva intensamente e non faceva nulla per nascondere I suoi desideri. Sere prima mi aveva anche detto con un soorisino che era stufa delle limonate in auto e si sentiva matura per qualcosa di più comodo.

Forse per timidezza o pensando che il momento non era ancora venuto, ritenendo di avere un sacco di tempo davanti per cogliere il “supremo frutto” stupidamente rifiutai accampando come scusa che avremmo.i potuto essere sorpresi da uno dei due fratelli.

Continuavamo a vederci tutte le sere le sere. Io cercavo di studiare di giorno ma la distrazione era al massimo.

Inconsciamente cominciava a nascere in me un pò di paura per quel legame che forse non vedevo ancora ben definito nella sua proiezione futura e cercavo di sviare il discorso quando Giulietta sempre più decisamento tornava sull’argomento del fidanzamento e del matrimonio. In effetti l’Università andava male e cominciavo a capire che per il mio futuro avrei dovuto contare unicamente sulle mie forze senza sperare in aiuti da parte dei miei. Quindi in tutta obiettività da parte mia mettersi a programmare il futuro con una borghese come Giulietta era senz’altro una pazzia.

Ancora una volta nella mia vita il caso venne in mio soccorso e mi levò l’angoscia del legame troppo impegnativo facendomi precipitare nel dolore dell’innamorarto improvvisamente respinto. Vediamo in dettaglio come andarono le cose.

Saremo stati ai primi di luglio: una sera tornando dal Villino del Bracco Giulietta andò all’attacco con più decisione e mi disse: visto che fra noi è ormai una cosa seria e ci dobbiamo sposare parlami un pò di più della tua famiglia: cosa fa tuo padre? Mi sentii gelare il sangue nelle vene : il mio bluff era finito. Dissi mentendo, impaperandomi anche un po’ prerso dal panico come ero, che mio padre aveva un’impresa di costruzioni.  Comunque mia madre aveva 8 appartamenti a Levanto (era vero) e me ne avrebbe dati due in dote (palla colossale). Cercai di fare presente che comunque dovevo laurearmi e ci sarebbero voluti almeno altri 2 o 3 anni.

Probabilmente Giulietta capì anche dal tono della mia voce e dal mio imbarazzo che mentivo. Fece finta di niente e cambiò argomento. 

Uscimmo ancora per un paio di sere ma si capiva che qualcosa nel nostro rapporto stava cambiando.

Finalmente una sera tornando sempre dal Villino Elisabeth Giulietta mi disse che le aveva telefonato Carletto Annovazzi, che le aveva fatto molta pena. Che non si sentiva di lasciarlo così solo a soffrire le sue pene d’amore e mi propose di alternare serate con me a serate con lui.

Mi prese un diavolo per capello: mi incazzai terribilmente. Gli dissi che giudicai quella proposta oscena e che  preferivo perderla piuttosto che dividerla con qualcun altro. Stette un po’ in silenzio poi, mentre la riportavo a casa proprio sotto casa sua di fronte al portone dentro il quale dieci giorni prima mi aveva dichiarato il suo grande amore mi disse che tra noi era tutto finito.

Mi sentii morire. Ed in più umiliato al massimo.

Comunque qualche cosa non andava per il suo verso logico. Come era possibile che una ragazza come Giulietta che mi era parsa sinceramente e profondamente innamorata di me 10 giorni prima avesse cambiato così radicalmente il suo sentimento.?

Mi scervellavo per arrivare alla soluzione del problema che non era poi così difficile se appena avessi avuto un pò di lucidità, quando da alcune battute di personaggi della spiaggia, in particolare dalla mia vecchia amica Franca Sassi di Pavia, cominciai a capire tutto.

Si andò ognuno per la nostra strada.

Lei cercò in qualche occasione all’ Miramare di rialacciare un rapporto formale di amicizia ma io rifiutai sdegnosamente.

Ebbi un  attimo di debolezza quando lavoravo già a Le Havre nel 68 quando una triste domenica solo in una squallida camera d’albergo le scrissi una lettera per raccontarle cosa era diventata la mia vita e l’intensa avventura francese che stavo vivendo. Stranamente lei mi rispose con una lettera dello stesso tono. Risposi. A dicembre del 68 (di passaggio a Varese per le vacanze di Natale) le telefonai dalla Stazione . Mi disse di andarla a trovare ma non ne trovai nè la voglia nè il coraggio.

Due mesi dopo, febbraio 69 di ritorno in Italia per da “détente” le ritelefonai dall’aereoporto. Mi rispose piangendo che suo padre era appena morto in un incidente stradale. Le scrissi da Le Havre una lettera di circostanza con risposta sullo stesso tono che mi annunciava che il mese successivo si sarebbe sposata con Carletto Annovazzi.

La rividi un paio di volte in varie occasioni a Levanto  una volta, quando abitavamo a S. Felice e lavoravo alla ELSE, che portava il figlio appena nato in carrozzella asseme con il marito,passegiando in Ghiaia.

Io ero con Mimi. Un po’ impappinato dissi : che bel bambino, come si chiama? Lei rispose: Luca. Ci salutammo .  Appena lontani Mimi mi disse sorridendo :” …..Coglione! Non pensavi mica che lo avrebbe chiamato Franco !!!”.

La rividi trentanni dopo, nel settembre 98, che andava verso il porto ad uno stabilimento balneare (Sirenella). Aveva una gamba fasciata e zoppicava aiutandosi con un bastone. Lei mi riconobbe e accennò ad un saluto.

Io ero con Mimi e feci finta di non vederla…….

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November 6, 07

LE RICCORENZE DI UN PAESE RICCO.

Il mio è un paese molto conformista.

Baciato dalla fortuna al punto da essere uno dei posti piu’ ambiti del mondo, turisticamente parlando, ha dotato la classe borghese dei suoi abitanti di un’insolita, anzi eccezionale opulenza, purtroppo non accompagnata dalla cultura che ci si potrebbe aspettare in casi del genere.

Si vendono pochi giornali (e solo quelli  i locali) ed ancor meno libri. In compenso si vede molta televisione, specie nella stagione morta. I programmi più “trasch” hanno  il maggior successo. Successo solamente conteso da Calcio Sky.

Il clima è fantastico e la possibilità di campare oltre i 90 anni è reale.

Prosperano infatti le case di riposo dove, a rette elevatissime, vengono parcheggiati parenti incomodi, magari ridotti ad uno stato solamente vegetativo, ma vivi.

Essendo il paese dotato di una borghesia dalla ricchezza giovane si tende molto a dare un’immagine di “benestante” al resto della città. Cachemire e scarpe su misura, belle macchine tipo inutilissimi Suv, il tutto in un look mirato al sottolineare la possibilità di arrivare all’eterna giovinezza.

Il massimo dell’opportunità di apparire si ha però in occasione delle cosìdette feste comandate.

In particolare:

A Natale tutti debbono essere eccezionalmente buoni.

A Pasqua si deve fare un viaggio eccezionalmente bello e raccontarlo taroccamente al ritorno.

Ai Santi ed ai Morti tutti debbono essere eccezionalmente addolorati e le tombe (specie quelle di famiglia) debbono apparire eccezionalmente piene di Crisantemi. Il tutto con ovvia e grande gioia dei Fioristi locali che sono gli unici a non riuscire a trattenere il sorriso di soddisfazione perché gli affari vanno bene.

Be’ in effetti a tutti il Cimitero da un senso di ansia perché e’ li che prima o poi tutti finiremo!

Beati i poveri! Perché sarà loro il regno dei cieli!

Mah dicono i poveri: speriamo sia vero! Perché ora in Italia se la godono solo i ricchi!
Ed i miei paesani pensano: “Beh per ora noi godiamocela poi vedremo…..!”

Però santamente e piamente!

Fariseo….Fariseo…ma chi era costui?

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November 9, 07

Esser vecchi....

Esser vecchi!

 

Ecco una cosa che merita una definizione:

cosa sui intende per vecchio?

50 anni fa lo si era dopo i 50 magari invecchiati precocemente da vite di stenti e di lavori usuranti.

Ora, salvo in oncologia purtroppo, la medicina ha fatto passi da gigante: Viagra, chirurgia plastica e antidepressivi magari con una spruzzata di coca sempre più a buon mercato fanno si che un vecchio non è più un vecchio magari anche fino a 70 anni.