NANA’

L’uomo non ama la donna ma un’immagine purissima che si è costruto nel tempo nel suo intelletto.

Nella più parte dei casi questo ideale è assolutamente fuori dal reale. Quando l’uomo prende coscienza di ciò l’amore crolla. Ma dopo una delusione l’uomo torna al vecchio ideale e qui nasce il rimpianto per la vecchia fiamma.

Ad essa si abbinano anche i migliori ricordi della gioventù…che non torna più…… con quel che segue.

Luglio 1959. Una terrazza di un bel condominio a ………. con vista sul mare.

Festa pretenziosa data dalla figlia del daziere del posto.

Arrivo li per caso invitato da un compagno di liceo, tale ……...

La vedo ballare. Non mi sembra neppure la più bella o una delle più belle. Anzi mi pare un po’ goffa o troppo ondeggiante nel muoversi.

La rivedrò poi.  Inizia il filarino che forse era per la vita e che invece, durò solo 9 mesi.

Mi costruisco il mio “ideale”, categoria ragazza da idealizzare adorandola senza la minima pulsione od attrazione sessuale. E’ di moda a quei tempi: le ragazze la tengono ben stretta e non la danno prima del matrimonio.

Per il sesso ci sono le puttanelle, le servette o le straniere di passaggio a giugno ed a settembre.

Finisco il liceo riportando un’inattesa rimandatura in filosofia e fisica (se non era per mio padre, rischavo di più).

Comincio l’università, mi monto la testa. Anche perchè un’onda improvvisa di benessere familiare mi fa guardare più in alto. Scarico malamente la povera Nana’ e mi ritrovo dopo circa un anno  solo, precipitando al fondo del pozzo per la nuova crisi economica famigliare, le difficoltà a fare ingegneria e le delusioni con scornata solenne riportate per voler  guardare troppo in alto.

Una fotografia. Genova davanti al CARLO FELICE diroccato. Entrambi carini lei guara a destra e io il fotografo. Che bella coppia sembravamo essere in prospettiva.

E’ stata forse la prima ed unica volta che sono stato CATTIVO. Degno figlio di cotanta progenie (m. e p.). Il rimorso di questo comportamento mi ha accompagnato quasi tutta la vita aggravato dal fatto che il rimpianto c’era tutto. Dopo di allora non sono stato più CATTIVO con nessuna.

Posso dire che il mio buonismo è nato con Nana’

La cattiveria commessa ha forse giustificato tutte I bidoni rimediati successivamente.

Gli occhi di Nana’ erano la cosa più bella del suo corpo. Unici.  Non ne ho mai più visti di un così dolce e aggressivo azzurro. Il parlare era lento, dolce e educato con una cantilena genovese che a quell’epoca non percepivo. C’era poca grinta, è vero, ma una dolcezza infinita. Non si faceva nulla se non qualche limonata. Non avevo ancora la patente.

E il petting con Nana’ non mi passava neppure per la testa.

Quei nove mesi mi sono però rimasti impressi come una serie di acquarelli sfumati con colori teneri e tenui. I prati sopra ………i. Le passeggiate a ………. Qualche incontro a Genova. L’arrivo al treno di sabato pomeriggio alla stazione di ……… ed il relativo saluto ai miei compagni di scuola in collegio o. Il bagno a …….i o a …..i. Il bello che non ho mai guardato con un qualche desiderio le sue nudità che apparivano molto coperte e per nulla valorizzate da  castigatissimi costumi da bagno dell’epoca. Le guardavo gli occhi e questo bastava. Non facevo progetti per il futuro che mi appariva lontano e insicuro.

E poi la mia arroganza dell’epoca mi portava a pensare che un avvenire di avventure di donnaiolo  mi attendeva e nulla al mondo avrebbe potuto sottrarmi al mio luminoso destino.

Nana’ era nata nel novembre 42, figlia di un avvocato di Genova e di una professoressa di lingue, maggiore di un fratelo, ……

I genitori avevano una seconda casa a ……. Quando Nana’ aveva 15 anni si separarono e Nana’

andò a vivere a ……. con la madre ed il fratello.

Come spesso accade in casi del genere quella che era una famiglia agiata, scindendosi in due, divenne una famiglia infelice. E in particolare quella che faceva capo alla povera moglie che da un giorno all’altro si trovò a dover mondare avanti la baracca con due marmocchi sul gobbo.

Penso che incosciamente proprio da questo esempio nacque in me la profondissima solidarietà con i figli dei genitori separati.

Nana’ risentiva della situazione che si era creata in famiglia. Divenne svogliata e perse un anno al liceo. Fu bocciata e ripetè la prima liceo classico.

Era insicura e timida e mi era fortemente affezionata come a quell’età si può esserlo.

Il mio egoismo e/o menefreghismo prese il sopravvento e la scaricai appena dopo iscritto all’università. Novembre 1990. Vigliaccamente cercai di imporle che dopo 5 anni ci saremmo rivisti per fare il punto della situazione fissando fin dall’ora l’appuntamento davanti al bar ……Defilla di …….

Passarono i miei lunghi, lenti e odiosi anni dell’università. Il biennio fu un disastro e superai gli esami di slancio dopo i primi due anni quasi buchi non so neppure come. Ingegneria non faceva per me. Non ero più il primo della classe e non lo sarei più stato fino alla fine dell’Università. Cominciavo ad abbassare la cresta ed a essere meno presuntuoso.

Nel contempo Nanà si era brillantemente ripresa nella vita e negli studi.

Io ero stato dimenticato dopo qualche lacrima tipica di quell’età e rapidamente sostituito da un biondino tutto riccioli.

La scuolo andava bene. Si iscrisse a Biologia e si lareò un anno porima di me.

Ricordo ancora la rabbia che mi prese quando la incontrai lungo il viale di S. Martino a braccetto del suo bel biondino.

Le parti si erano invertite: ero io che soffrivo.

Cominciò una lotta tremenda con gli studi: ogni esame era per me una battaglia che durava mesi e che combattevo all’arma bianca. Di cultrura mi rimaneva ben poco.

Mi sembrava di passare in una lavatrice mentale dopo aver superato un esame e dopo pochi giorni non mi ricordavo più nulla. A suon di madonne mi laureai il 17/12/67.

Rividi Nana’ due volte tra il 1960 e la laurea, la prima mi rivolsi inconsciamente a lei come medicina per la delusione amorosa patita. Finalmente arrivò il17/12/67 strappai la tanto agognata laurea.

La mia situazione familiare era nel contempo molto peggiorata dal punto di vista economico. Non erano stati venduti appartamenti ma in casa arrivava poco, forse quanto bastasse per una famoglia normale, ma non per la mia. Mi padre era già sulla strada dell’invecchiamento e cominciava o ma essemi indifferente o a farmi pena.

Quello che era un sogno romantico della fanciullezza, viaggiare per il mondo in cerca di avventure si rivelava ora una necessità perchè la vita in famiglia non era più sostenibile.

Fortunatamente dopo la batosta con la …………….. (salutare, con il senno di poi) comincia a passare gli esami: alcuni quasi brillantemente e ne inannellai 15 nell’ultimo anno; mi sbrigai con la tesi e finalmente anche il sasso della laurea in ingegneria fu inghiottito.

Scrissi quasi per caso ad una inserzione del Corriere e trovai lavoro da SOLETANCHE a Parigi. Toccavo il cielo con un dito anche se me ne andavo di casa con 300.000 lit e due vestiti.

Partii a fine gennaio 68. Lavorai bene e anche se la vita era dura specie perchè senza soldi e macchina. Le vecchie conoscenze francesi, seppure appena sfiorate, mi parevano lontane un miglio dalle mie possibilkità economiche. Tenni duro pensando solamente a lavorare e a mettere da partre quanto bastasse per comperarmi una macchina di occasione.

Maggio 98 : periodo storico: una piccola rivoluzione francese del 900 che vissi intensamente come importante formazione umana.

A fine febbraio arrivai in BELGIO dove conobbi MIMI e arrivai alla  “serenita”.

Tornai in vacanza a ……. alla fine di Luglio 1969.

Mia nonna era morta a giugno 68 per un ipodosaggio insulinico, spegnendosi tristemente nel locale ospedale. Assurdamente I miei genitori per pagare il conto o conticino dell’ospedale vendettero o svendettero il magnifico appartamento di Via ………………. La cosa non mi diede oltremodo fastidio, tutto teso come ero a vivere la mia vita, anche se mia nonna mi diceva spesso che quello era l’sappartamento che mio nonno mi aveva moralmente lasciato. Restai indifferente e come per caso mi venne voglia di fare una telefonata ad Nana’. Era un paio d’anni che non la sentivo nè vedevo.

Lo strano del rapporto con Nana’ era che dopo un tempo quasi infinito, per i comuni mortali, la chiamavo e per telefono o di persona ci comportavamo quasi come ci fossimo salutati l’ultima volta il giorno precedente. L’adeguamento l’uno alla compagnia dell’altro era immediato e meraviglioso. Penso che il segreto di questo scambio tra me ed Nana' sia stato tutto in questa comunione di sensi, sensazioni o ideali.

Ci vedemmo la sera del giorno dopo. Andammo a cena a Sestri Levante. A ballare alla Torre del Capitano di Cavi di Lavagna.

Alle 23 limonavamo felici come due innamorati che si incontrano da anni tutti i sabato sera.

Restai a …… per 4 giorni e passai praticamente il mio tempo sempre con Anna.

Ricordo al mare a Riva Trigoso o su degli scogli forse a Zoagli dove ci guardavamo negli occhi senza quasi parlare. Una frase storica mi sfuggì. “….vedi, Nana', sai perchè stai bene con me? Il fatto è che tu mi hai sempre amato un pò e mi vorrai sempre un pò di bene….”

L’ultima sera dopo il  night andammo a parcheggiare, come ogni coppietta dell’epoca, la macchina su un posto panoramico e guardavamo il mare sentendo entrambi lo strazio della separazione.

Mi resi conto che Nana' aspettava solo una mia parola per trasformare quel delizioso flirt estivo in una relazione molto più consistente. Improvvisamente mi venne alla mente Mimì e le dissi con tutta la mia sfrontatezza che ormai il mio cuore era impegnato e che sarei rimasto fedele alla mia promessa sposa belga anche se la sbandata c’era stata eccome!!

nana' si indurì (era logico) e si fece accompagnare a casa a ………. in un viaggio diventato improvvisamente silenzioso ed imbarazzante per entrambi.

L’indomani mattina presto partii per Mentone dove mi aspettava Mimi, ospite di Annette sua amica belga, mi adeguai alla situazione come se dalla sera precedente fossero trascorsi già 20 anni. In quel periodo andai un po’ in crisi con Mimi ma superai facilmente anche questo breve momento di sbandamento avviandomi nella discesa che portava al matrimonio.

Tornai a Parigi, dove nel frattempo il lavoro andava meno bene che nei primi tempi.

Mimi era con me e restammo assieme una ventina di giorni nell’appartamento (squallido) di Place d’Italie.

Un giorno in cantiere mi arrivò una lunghissima lettera di Nana’ che si dichiarava apertamente mi accusava di averla turlupinata ancora una volta.

Era vero, me ne rendevo conto, e ci rimasi molto male. Come al solito, un pò vigliaccamente mi defilai e impelagato in grossi casini connessi al lavoro mi dimenticai per qualche mese dell’Italia in generale e di nana’ in particolare.

Questa volta lo strappo fu netto e importante. La mia strada si separò da quella di Anna . Mi sposai nel 70 e per uno strano destino degli astri anche Anna si sposò nello stesso anno.

La vidi passare da lontano davanti al Bar …..ell’estate del 71. Io con Mimi , lei con un gruppo di amici. Ci vedemmo entrambi e ci scambiammo un breve saluto seguendoci con lo sguardo.

Nel 79 incontrai il fratello di nana' all’aereoporto di Genova  che mi parlò brevemente di lei. Mi disse che aveva una bambina e che viveva una vita tranquilla a …….

Nel 91 quando lavoravo a Genova una sera fui invitato a cena da mia cugina Pupi . Stranamente il discorso scivolò sui bei tempi andati e venni a sapere che Nana' era diventata sua amica. Che recentemente erano usciti lei ed il marito con Nana' e il suo compagno…. Nana' aveva divorziato anni prima dopo che il marito l’aveva lasciata.La cosa mi intristì molto oltre che incuriosirmi.

Decisi di telefonarle e di saperne di più.

Non fu sorpresa più di tanto quando la ebbi al telefono. Il fluido funzionava anche attraverso gli anni.

La invitai fuori. Ci rivedemmo solo una sera. Fu a Sestri Levante. Cena due passi sul molo e poi la riportai a casa a Camogli.

Restammo insieme dalle 19,30 alle 23,30. Fu ancora la stessa sensazione di parlarci dopo esserci lasciati appena da qualche giono. Si stabilì un feeling intellettuale immediato. Entrambi parlavamo velocissimi accavallando i rispettivi racconti consci che il tempo a disposizione per comunicare era limitatissimo ma entrambi contentissimi di godere quel momento di intimità intellettuale.

Nana' raccontò la sua storia iniziando dal quel giorno che l’avevo mollata nel 1960.

In un primo momento non si rassegnava al dolore ed all’umiliazione conseguente il pacco che le avevo appena dato. Si sedeva sulla spiaggia Camogli guardando desolatamente il mare e piangendo amare lacrime. In più tutti la sfottevano dicendole che l’avevo scaricata perchè da buon figlio di papà ambivo a una ragazza più ricca e di miglior famiglia.

Poi cominciò a riprendersi e iniziò un rapporto col biondino (figlio di un comandante maritimmo) che durò fino al ‘68 e sembrava destinato al matrimonio. Invece in concomitanza con il mio incontro dell’estate 68 il rapporto andò in crisi e lo piantò.

Questa avventura le costò se non altro la verginità. Cominciò fra l’altro a chiedersi come mai io non avessi mai provato con lei qualche avance un pò più spinta

Alla fine di questa esperienza conobbe quello che sarebbe divenuto suo marito dopo un breve ed intenso periodo di fidanzamento. Ricco e belloccio: amava godersela senza complessi .  Trasferì ad Nana’ la sua gioia di vivere. Finalmente uno normale che mirava al sodo. Amore definitivo pieno di passione ed attrazione spirituale e fisica il che portò inesorabilmente al matrimonio. 

Si stabilirono a …….. in una bella casa del marito. Ebbero una bella bambina, Daniela, e tutto sembrava andare per il meglio.

Il diavolo era però in agguato.

Nana’ andava molto d’accordo con il fratello ….. che nel contempo si era sposato con il suo primo amore, una brunetta abbrozatissima e nera di carnagione, che ricordavo molto bene fin daglia anni 60-61. La famiglia di Anna e quella del fratello si frequentavano e la vita sembrava scorrere lenta ma serena e felice.

CENSURA

Nana’ si ritrovò sola, con pochi soldi e  con una figlia su gobbo da mantenere in una situazione del tutto simile quella in cui suo padre aveva lasciato  sue madre negli anni 50.

Ottenne solamente di restare nella casa del marito e  gli alimenti.

Riprese ad insegnare  chimica all’istituto tecnico di Chiavari.

Dopo qualche mese si riprese. Cominciò una storia con un ragazzo parecchi più giovane di lei che durò qualche anno e poi andò a puttane anche quella.

Poi iniziò a frequentare un amico di mia cugina Pupi e di li venni a sapere la sua storia.

Durante il racconto Nana' cercava di stupirmi calcando la mano sulle sue avventure post matrimonio esaltandone la componente sessuale.

Frasi come “ …. Me lo sono scopato” riuscirono a scandalizzarmi come una educanda alle prime armi.

Capivo il suo dramma e il dolore (misto a soddisfazione) che il racconto rapido ed irruento della sua vita le dava e la cosa amplificava il mio stato di disagio a sentimi raccontare cotante disgraziate avventure.

Stranamente me ne sentivo in gran parte responsabile. Come se tutto fosse dipeso dal mio pacco del 1960 che aveva fatto da miccia ad una vita infelice e piena di poiccoe grandi   sconfitte.

Da un anno prima di quell’incontro Nana’ stava con un certo ……, altro vecchio amore, reduce anche lui da una delusione amorosa e relativo divorzio, il che gli aveva permesso di ritrovare un certo equilibrio e sperava di vivere con lui il resto della sua vita.

Insieme ci accorgemmo che  quelle poche ore di flash back  ci avevano apportato un benefico effetto quasi purificatore: era stato un pò come andare entrambi dallo psicanalista e sdraiarsi assieme sullo stesso lettino. Ci guardammo per un attimo negli occhi e ci vedemmo come infatti in effetti eravamo: due cinquantenni  nemmeno troppo ben conservati ognuno un pò triste per aver preso coscienza di un’occasione irrimediabilmente perduta.

Portai nana’ a casa sua, la baciai sulle guance e le dissi un “arrivederci fra 20 anni” oppre nell’al di la’ nel paradiso dei primi amori perduti.

Lei scese silenziosa senza guardarmi e si incamminò verso il portone.

L’indomani le inviai delle orchidee.

 

Non ci vedemmo mai più.