ESSER VECCHI.

 

Cosa vuol dire l’”esser vecchi”. E come si fa a rendersene conto?

Per me è stato molto semplice.

Tanto semplice quanto improvviso e naturale.

Si, c’era la pancia che non scendeva più nonostante la dolorosa ginnastica per gli addominali.

La sonnolenza che mi prendeva dopo ogni pasto. L’inesorabile inizio della caduta di libido.

Il cervello però sembrava migliorare in rapidità e lucidità come misura la vista di un miope che si mette un paio di occhiali nuovi.

Mettevo a fuoco particolari di vita vissuta moltissimi anni fa. Gli stessi non mi parevano affatto lontani inseriti nel paesaggio della mia città dove cambiavano le facce ma i muri, gli oggetti ed i colori erano sempre immutabili, quasi eterni e comunque atti a vedere nascere e morire più generazioni di esseri umani.

Vedevo l’infanzia e la giovinezza scorrere via veloci quasi da incosciente che non voleva ne’ vedere ne’ capire certe situazioni pur potendolo.

Vedevo la volontà di rifiutare un presente triste nella certezza di un futuro migliore.

A volte mi è capitato negli ultimi tempi di incontrarmi con vecchi amici o conoscenti con la caratteristica di essere dei veri e inesorabili falliti. Il loro fallimento stava scritto sul volto che si era fatto più vecchio della loro effettiva età.

Pur senza desiderarlo ero portato a guardarli fisso negli occhi quasi volessi indagare e rendermi meglio conto delle loro effettive miserie umane. Tutti, uomini e donne. Dimostravano con le loro parole banalissime di essere inesorabilmente soli. E soprattutto di esserlo senza alcuna speranza di trovare per il futuro un compagno od una compagna che rendesse meno triste e disperata la loro vecchiaia.

Già poveri e vecchi.

Quante volte mi era capitato di pensare: “Un giovane povero ha lo spirito dell’avventura e della vita mentre un vecchio povero ha lo squallore della morte”.

Ora vedevo realizzarsi questo detto che sapeva di un certo snobismo letterario.

Mi rendevo conto soprattutto dei rischi che avevo corso sempre senza rendermene conto. Degli equilibrismi e dei volteggi che avevo effettuato senza rendermi conto che non avevo una rete di sicurezza sotto di me e un certo brivido di paura veniva a raggelarmi la spina dorsale.