Ieri 17/12/04 ho assistito ad una pessima “Traviata” al Carlo Felice.

Negli intervalli la mia distratta attenzione è stata attirata da quattro coppie che si pavoneggiavano nel foyer.

Provo a descriverle.

Bellocci ed azzimati gli uomini.

Meno belle ma tutte alte, bionde, forse un po’ grifagne come sanno essere le liguri di antico casato, le donne.

Il gruppetto faceva un educato casino, lo stretto necessario per mettersi in mostra quanto basta.

Chiaramente tutti, uomini e donne di buona, forse ottima famiglia.

Uomini in carriera, magari locale e piccolo borghese, ma in carriera.

Donne colte ed eleganti.

L’ideale di moglie padrona di casa che aiutava il marito nelle scalate sociali più o meno carrieristiche.

Casa ad Albaro e seconde e terze case in riviera o in montagna con un grosso fuori strada nel parcheggio del Teatro.

Il mio pensiero allora improvvisamente è tornato agli anni 60.

Come mi sarebbe piaciuto essere uno di questi fighetti.....

Gioventù serena e protetta.

Matrimonio di coronamento di lungo fidanzamento con una ragazza di bel partito.

Non bellissima ma di buona famiglia, magari anche laureata.

Già sarebbe stato bello…. Ma impossibile.

Ero costretto a fare, autosuggestionandomi, di necessità virtù.

All’epoca guardavo con fastidio quel tipo di coppie, embrione di future famiglie, convinto che una vita di avventure sarebbe stata sicuramente migliore di una paciosa e serena esistenza da borghese.

Ora mi trovavo a guardarle con curiosità, irritazione e rammarico, convinto che le avventure le avevo si avute ma l’agiata giovinezza borghese mi era irrimediabilmente sfuggita.