Eravamo a fine anno 1971. Soletanche era finita male.

Tornavo a casa con le pive nel sacco e con il dubbio (poi felicemente svanito) se quei quattro anni trascorsi in Francia fossero stati positivi, almeno nel processo della mia formazione professionale.

Di certo era che non avevo più un lavoro e per di più avevo una moglie sul gobbo.

I miei genitori, allora ancora giovani, mia madre 49 e mio padre 62, avevano preso con un fastidio egoista il mio ritorno a casa. Insomma ero un problema per gente che non ne voleva.

Mimi era spaurita ma stranamente fiduciosa.

Decisi di fermarmi, quasi per caso a Diano Marina, dove affittai un bilocale. Le giornate erano vuote e fredde riscaldate solo dall’amore che ci legava.

La mattina comperavo ogni giornale dove potessi trovare una proposta di lavoro e scrivevo a tutti comprese le imprese di fondazioni reperite sulle pagine gialle.

La cosa durò fino a metà gennaio quando fui chiamato ed assunto dalla ELSE di Milano, reperira tra l’atro sul Sole 24Ore.

Non fu un periodo lungo in fondo, circa un mese.

Negli anni successivi lo dimenticai o meglio lo cancellai dalla mia mente come un brutto sogno.

Ora 34 anni dopo mi ricordo di quel semaforo lampeggiante ad un incrocio proprio sotto la casa che avevamo in affitto. Lo guardavo di notte stralunato ed impaurito come se quell’incrocio fosse stato il bivio della mia vita e che se avessi sbagliato strada sarei stato rovinato per sempre.

Però non ero disperato: ero come un alpinista che era scivolato dalla parete ghiacciata durante una difficile scalata, ma che si era salvato perche’ il chiodo di sicurezza aveva tenuto.

Quel chiodo si chiamava Mimi ed era fatto di un amore purissimo r che, quindi, non poteva cedere.....