Eravamo soli nella nostra debolezza intrinseca



costituitasi su famiglie balorde.

Ci siamo sposati da soli pur circondati da un mondo di zombies

in una cerimonia assurda e paradossale.

Abbiamo vissuto da soli, ignorando amicizie e vita sociale

per paura che la nostra solitudine fosse rovinata.

Abbiamo lottato e affrontato da soli, senza aiuto,

le difficoltà che la vita poneva ad una coppietta

partita dal nulla in una bella giornata di sole primaverile in quel di Bruxelles.

Di plastica erano le valigie di dozzinale qualità comperate in un

supermercato di periferia.

Li riponemmo tutto quello che avevamo. Poco e di povera qualità.

E ce ne andammo in Africa, sfuggendo ad un mondo che ci faceva paura .

Arrivò una figlia. La abbiamo fatta quasi assieme quella notte di luglio.

Tu partorivi ma io pativo e soffrivo con te,

alla clinica di Cocody, tra levatrici e ginecologi neri come la notte africana,

laggiù, nel nostro primo paradiso terrestre, Abidjan.

E poi…. quante avventure, amore mio…

Vedevamo il mondo con occhi da vincenti.

Il mondo che giravamo vedendolo poco,

ma guardandoci tanto dentro….

Mentre costruivamo la nostra solitaria famiglia.

Soldi e carriera….La prima casa….

Le valigie diventarono di pelle….. di lusso…

Carriera vertiginosa e discesa altrettanto vertiginosa.

E tu sempre li, a calmarmi, a eccitarmi ed a sopportarmi.

Tutto questo da soli e senza amicizie,

imbozzolati e barricati nel bunker della nostra felicità.