About this blog

  • 25 posts
  • 3064 visits

» add a comment?

july 2008
  sun mon tue wed thu fri sat  
      1 2 3 4 5  
  6 7 8 9 10 11 12  
  13 14 15 16 17 18 19  
  20 21 22 23 24 25 26  
  27 28 29 30 31      

Archives

July 17, 08

UMBRIA JAZZ!

A PERUGIA 3 ANNI DOPO……

 

Dai coraggio Ascaro, mi sono detto..

Così un mese fa ho prenotato l’Hotel e domenica sono partito.

La solita Perugia. In tre anni (dal 2005 al 2008) è cambiata pochissimo, forse è anche migliorata.

Già! E’ la prima volta che vengo qui da solo. L’ultima volta è stata l’ultima vacanza con Mimi. Mimi sapeva ed io non ancora.

Ho cambiato hotel passando da un 2 stelle (IRIS) ad un 4 stelle lusso (SANGALLO), Mimi era parsimoniosa forse anche un po’ taccagna come solo quelli che sono stati molto poveri possono esserlo.

Ho mantenuto la Trattoria (Dalla BIANCA), perugina e frequentata solo da perugini. Costa poco e si mangia bene anzi benissimo….. La trattoria è sempre uguale, come uguale è il menu, il cameriere e la vecchia padrona impagliata su di una seggiola vicino al bar che fa da “Totem controllore” agli affari di famiglia.

Umbria jazz propone sempre musica ottima in una Organizzazione quasi perfetta. Quindi orgia di concerti, tutti di ottima qualità,   alcuni gratis alcuni a pagamento , forse anche un po’ cari ma chi se ne frega…..

I perugini sono simpatici e gentili, il pubblico ha l’aria signorile, colta ed educata che solo i jazzofili sanno avere. Gran brulicare di vecchie coppie over 60 o giu’ di li’.

Cazzo! Perché sono solo qua? Non potevo portarmi una qualsivolglia amica e mimetizzarmi nella fauna dei turisti. No! Ho preferito di no. Mi sarei visto come quello che va a limonare al cimitero.

Perché proprio a Mimi? Cosa aveva lei, così carina e giovanile, di peggio, di tutte queste befane colte col ganzo viagrato al seguito? Niente.. forse solo la sfiga!

Qualche vantaggio in fondo ad esser solo l’ho avuto. Per esempio quello di mangiarmi il primo giorno per merenda due Hot Dogs in pane caldo e ben pucciati de Keicth Up e senape. Mimi mi avrebbe preso a pedate in culo….

Poi ho potuto guardare non di nascosto le perugine, quelle vere, nere e di pelo nero con un portamento altero che solo loro hanno. Che sa perchè da ‘ste parti non si vede un culo basso? Ma! Questione di razza (Goebbels). Ahimè “’Un tzono miha guarito!”.

Ridi pagliaccio (Leoncavallo)…

Mimi mi diceva spesso quando mi lamentavo della qualità di un albergo o di un ristorante che giudicavo inadatto al ceto sociale così faticosamente raggiunto, “Senza di me ti saresti mangiato tutto in Porsches e puttane!!!”,

Io rispondevo ridendo: “No! In Porche e Maiale!!!!”

Cazzo come eravamo felici!

Bene! Dicevo: concerti e concertini con un unico comun denominatore: la buona musica. Sono stato proprio contento e musicalmente appagato. Anche i ricordi sembravano non pesarmi troppo…

Finchè…

L’ultima sera al Brufani (sei stelle super) all’aperitivo in jazz me ne seduto a fianco di un famoso attore americano e a una strafiga ovviamente mora. Suonava un complessino che si ispirava a Nat King Cole in un ambiente meraviglioso dove avrei voluto fermare il tempo. Ero immensamente sereno e felice…quandoooo…

Quando….quando quel figlio di puttana… quel negraccio del cantante si è messo a cantare “UNFORGETTABLE”!

Allora? Allora che cazzo! Mi son messo a piangere ! No!

‘FAN CULOOOOOOO  PERUGIAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!

 

© Published at 12:40 ( 0 comments / 57 visits )
This post is public

July 8, 08

LA SOLITUDINE.

LA SOLITUDINE.

 

(ovvero: manuale di sopravvivenza di un 66enne vedovo).

Dopo 10 mesi e qualche giorno di vedovanza penso sia bene ed utile, per autoschiarirmi le idee, fare il punto della situazione dando anche una serie di consigli ai malcapitati che possano essere nelle condizioni di vita simili alle mie.

 

La casa.

Normalmente sarete chiamati a vivere nella stessa abitazione in cui avrete vissuto da sposati, così densa di ricordi e di oggetti, che provoca sentimenti che vanno dal dolore disperato del ricordo del periodo della fase acuta della malattia al dolore sottile, e per questo non meno grande, del ricordo dei bei momenti trascorsi durante la vita di coppia.

La mia potrebbe essere definita una seconda casa, anche se fa 130 mq, e si trova in un quartiere esclusivo in una esclusiva località turistica sul mare. L’abbiamo abitata per 8 anni con Mimi. Personalmente senza troppi entusiasmi ma, essendo felicissima Mimi di abitarvi, un po’ pigramente come tutti i vecchi mariti innamorati, mi adeguavo al concetto che la felicità di mia moglie era un po’ anche la mia felicità.

Consiglio una profonda ristrutturazione dei muri, dei mobili (basta spostarli) e degli arredi sulle pareti.

La farete così un po’ meno sua e un po’ più vostra.

Dedicare poi un'attenzione maniacale alla pulizia e all'ordine della casa. Tutto deve essere in ordine e facilmente reperibile. Niente è più schifoso di un vecchio sporco e disordinato. Lavatevi spesso, deodoratevi e rispettate il vostro corpo. Fatelo imputridire con dignità.

Una vera e propria conquista sociale sarà la donna ad ore. Due volte la settimana. Non giovane e carina. Vi ecciterebbe subito e sareste ai suoi piedi. Possibilmente tracagnotta, pelosa e con non meno di 50 anni.

Ricordatevi: una bella casa pulita ed ordinata è l'inizio della serenità senile.  

La cucina.

Dovrà essere sana e non troppo abbondante. Fatevi da mangiare con ricercatezza scaricando le ricette dal web. Non potete immaginare quante mattinate di gioia ho passato quest'inverno a cucinare. Dopo un ragù alla salciccia particolarmente riuscito ho pianto di gioia!

Abolite aperitivi, vino e digestivi. Sono veri e propri veleni consumistici. Ciò vi garantiraà almeno 10 anni di vita serena in più. Che squallore un vecchio ubriaco di Amaro Averna... E quanti ce ne sono in giro....

Gli amici.

Categoria tra le più inutili per un tizio che vive solo. Di solito con voi coetanei e sposati. Quindi parlo di coppie di amici. Curiosi e interessati a sponsorizzare qualche single di sesso femminile in caccia di amori senili o di qualcuno che le levi dalle grane delle donne sole. In fondo gli amici son ben più contenti di commiserare il vedovo che essere commiserati loro se uno dei due fosse schiattato. Vi accorgerete piano piano che vi danno fastidio.E girerete alla larga se non lo faranno prima loro.

Stranamente vi sentirete più portati per stringere amicizie con gente più giovane di voi dai quali vi sentirete maggiormente attratti. Forse perché il frequentare i giovani vi aiuta a restare giovani (di testa) e perché loro sono un po’ come uno specchio nel quale rivedere la “vostra gioventu’”.

Attenti però con le donne. Oggi le donne sono cambiate: quando sentono di destare l’interesse di qualcuno pensano immediatamente che quel qualcuno se le voglia ingroppare. Mai una giovane (20 anni di meno) avrà una relazione con un vecchio ( 20 anni di più) se non per soldi o per interesse. La donna oggi è scopatrice ma sempre romantica e spera sempre di trovare un giorno l’amore della vita.

Vedasi in proposito le avventure del nostro Presidente impunito del Consiglio dei Ministri. Fellatio. Carfagna. Nano arrappato.

La barca.

E' componente essenziale di un vedovo che adora pescare al largo.In più con ogni tempo. Barca di 7metri, cabinata, l'ideale per la pesca alla traina. Il vero pescatore è solo e va al largo, molto al largo confortato dal sicuro rumore del diesel da 130 cavalli. Speriamo non si fermi col vento, se no finisco in Corsica. In mezzo al mare si pensa e si medita su tutto ed sul contrario di tutto. Vedovanza è sopratutto meditazione sulla giustizia e sull'ingiustizia divina che è particolarmente tangibile in mezzo al mare come in mezzo al deserto. Perchè è toccato a me????

 

Sentirsi solo.

Personalmente non mi sono mai sentito solo se riuscivo a stabilire con qualcuno una comunione di umani intenti applicata a comuni passioni tipo, politica, musica, letteratura e fotografia. Meglio ancora se su internet così riesci meglio ad idealizzare il rapporto. Stranamente sul web puoi avere, senza complessi di sorta,rapporti di amicizia anche con trentenni e giù di li.

 

 

Sesso.

Qui sono cazzi acidi. La libidine senile esiste ma è diversa dalla tradizionale. In più senza Viagra o Cialis è quasi impossibile avere un rapporto soddisfacente. Quindi con una di 20 anni più giovane potete immaginare l’imbarazzo ed il disagio…In attesa che la medicina faccia effetto potrete sempre mostrarle collezioni di stampe cinesi o declamare poesie di D'annunzio.

Ma vi assicuro c’è più rischio di farsi due risate che due scopate.

Potrete accoppiarvi o cercare di accoppiarvi con una coetanea, però la cosa diventerà ancora più difficile, forse meno ridicola, sicuramente un po’ tragica.

Quindi invito al sesso a pagamento con professioniste serie che sanno quel che trovano e che abbiano un buon rapporto prezzo/qualità.

Magari pensavate di trovare una puttana, invece avrete trovato un’amica.

Sconsiglio l’autoerotismo perché demode’.

Assordisce, e spendere 15 euro di viagra per una masturbazione è un po’ eccessivo!

 

La religione.

Ne sono assolutamente distante. Almeno da quella Cattolica. Le preghiere alla sera e basta! A volte arrivo all’esistenza di Dio attraverso ragionamenti spaziali cosmici sul sistema solare che mi fanno pensare che l’ordine dello spazio abbia una ragione. Lasciamo perdere Chiesa e Religioni varie. Se facessero il loro mestiere meno poveracci al mondo creperebbero di fame!

 

Il senso della morte.

C’è ed è molto vivo. Ho visto morire Mimi. Mimi è annegata per blocco renale con l’acqua che le ha invaso i polmoni.

Personalmente sarei quasi contento di crepare annegato in una tempesta al largo o trascinato fuori dalla barca da un tonno che ha abboccato e mi porta velocissimo in fondo al mare. Creperei si, ma rapidamente. Se fosse una cosa più lenta non so se avrei la forza d’animo che ha avuto la mia Mimi.

 

 

I soldi.

Ovviamente questo manuale non è fatto per pensionati poveri. Si presuppone un attore benestante che abbia budget per vivere bene. Come me insomma! Se però l'attore fosse un poveraccio non gli resta che trovare conforto nell'autoerotismo!

Se non ce la fa sarà un vecchio porco! Ma se ce la facesse potrebbe buttarsi in politica, in FORZA ITAGLIA, fare carriera, diventare ricco, e fottersi una VELINA!

W BERLUSCONI MODELLO DI VITA!

W il MINISTRO FELLANTE CARFAGNA!

 

© Published at 14:16 ( 6 comments / 91 visits )
This post is public

March 13, 08

VEDOVO DA SEI MESI!

Vedovo da sei mesi…Un primo bilancio.

 

Nella vita tutto dovrebbe essere visto positivamente ed io ho provato a farlo pur in questa nuova situazione di “vedovanza”.

La mia “vedovanza” non è stata improvvisa: un tumore, anzi due annunciano il trapasso con grande preavviso. Anzi per assurdo in 2,5 anni hai tutto il tempo di prepararti a questo evento.

Il tumore provoca tante e tali sofferenze (sia fisiche che mentali) nella tua partner che alla fine la morte sembra quasi una liberazione: per lei soprattutto ma anche (un po’ egoisticamente) anche per te.

Eppure, sembrerà strano, io e mia moglie abbiamo sempre vissuto com positività questi mesi ed anni terribili cercando e ottenendo da essi le ultime stille di un grande amore che ci ha accompagnato per 39 anni.

Strano... 39 anni sembra un tempo infinito ma a me è parso passare via in  un lampo come quando si assiste ad un bellissimo spettacolo e, tutti presi dalla rappresentazione scenica, ci accorgiamo che siamo arrivati improvvisamente alla schermata con su FINE o alla discesa del sipario.

Già, è stata una rappresentazione unica e senza repliche.

Bene il 2/9/08 mi sono ritrovato vedovo e condannato a vivere solo in una sonnacchiosa cittadina di provincia.

Mi direte: e gli amici? Quelli sicuramente mi hanno lasciato solo! E la carità cristiana dei tuoi amici (così portati a fare del bene) dove è finita?

Parliamoci chiaro: Non mi sono mai fatte troppe illusioni con l’amicizia. Anzi, dopo i miei 20 anni, ho sempre pensato all’amicizia come ad un sentimento tarocco, forse irreale. Irreale come il mondo di plastica che Berlusca e le sue TV ci hanno costruito attorno. Un mondo di parrucchini come quello di Pippo Baudo insomma….

Sono passati poi gli anni e gli amici sono sempre di più rivelati come una razza sconosciuta. Almeno a me e Christiane tutti e due barricati nel bunker della nostra felicità.

Ma ora viene il bello: Christiane ha il cancro (anzi ne ha due). Due operazioni. quattro Chemio. Sofferenza, stress e comprensibili ansie per entrambi.

Sempre più soli anzi, io tutto impegnato, con la mia managerialità, a gestire il quotidiano per farla assistere nel modo migliore possibile.

Amici? E chi li conosce ? Non ce ne è! Soli con la nostra battaglia già persa in anticipo. Di cancro di solito si muore alla faccia di quelli che …il cancro è stato sconfitto… delle interviste in tv e delle chemio a 2000 Euro a botta.

Nessun aiuto, niente. Erano cazzi miei, anzi cazzi nostri.

Gli anglosassoni maestri di sintesi usano dire FUCK YOU! ( fottiti!)

Bellissima frase che dice tutto. A noi il mondo ha detto FUCK YOU!

Cazzi miei sempre più acidi fino alla morte di Christiane!

E poi? Dopo la morte cosa è successo? Qualcuno ti ha aiutato a vincere il dramma della solitudine, della mancanza, delle giornate trascorse in solitudine?

Risposta: certamente e prevedibilmente NO! Nessuno mi ha dato una corda di salvataggio. Ne le vecchie né le nuove conoscenze!

I nuovi pseudo-amici che scambiavano la mia voglia di socializzazione con chissa’ quali depravate libidini senili!

Ma no! Mi direte, magari quelli più cristiani, quelli con più fede, e più portati all’altruismo. Io che correvo disperatamente alla ricerca della Fede, delle certezze non certo di avventure da letto viagrato!

Già FOTTITI è stata la cattolicissima risposta!

Forse ha ragione Zucchero quando cantava: “solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress dell’azione cattolica…”.

E i preti, i pastori di anime? Ma che cazzo vuoi? Tanto prima o poi si muore tutti! Tanti muoiono di cancro o di incidente stradale………….

L’ha detto recentemente anche il Papa: mica vorrete diventare immortali, in un modo popolato di incredibili zombies ultracentenari tipo Berlusca Pippo Baudo Rita Levi Montalcini Cossiga…

Ma sì! Forza cancro (che aiuti a riequilibrare la razza umana), forza IEO, forza Itaglia!

E quindi? Ho superato questi sei mesi con la forza della mia volontà di affrontare tutto e di tutto!

In fondo sono anche un po’ più sereno perché so che Christiane mi guarda da lassù e mi raccomanda: GUARDATI DALLE CATTIVE COMPAGNIE!!!!!!!!!!!! MEGLIO SOLO CHE MALE ACCOMPAGNATO.

 

 

© Published at 17:21 ( 4 comments / 415 visits )
This post is public

March 1st, 08

vedrai, vedrai..vedrai che passerà....

Così diceva Luigi Tenco, cantautore suicida, in una sua vecchia e bellissima canzone.

Già, mi diceva ieri un mio amico, il tuo dolore, e quindi la mancanza per la perdita di tua moglie, piano piano si attenuerà col passar del tempo, è una cosa inesorabile, succede a tutti così.

Risposi: la mia attuale sensazione a 6 mesi dalla morte di Christiane è di uno che abbia perso un braccio. Certo continua a vivere, ma non è più una vita. Una vita normale!

 

© Published at 08:14 ( 0 comments / 151 visits )
This post is public

February 7, 08

LA FEDE ED I MISTERI DELLA VITA!

Niente è più banale e nello stesso oscuro come la nascita di un essere umano.

Ecco cosi si intende per casualità.

In funzione di dove (stato e famiglia) uno nasce, è già fissata una buona parte del suo destino.

Si può nascere con le stesse probabilità figli del Padrone della Fiat o figli di un morto di fame della Somalia. Il primo destinato a carriere, onori e impunità, il secondo destinato ad una orrenda vita se riuscirà a sopravvivere alle più micidiali malattie dell’infanzia. E se poi gli andrà bene ad una orrenda vita di stenti e di malattie!

Questo perché? Il Dio creatore ha avuto qualche criterio nella localizzazione della nascita dei nostri due individui di cui sopra?

Mi si dirà: il Dio creatore è imperscrutabile. Se hai fede, devi accettare tutto e BASTA. Quindi anche questo!

Un po’ semplicistica questa risposta.

Certo sulla Fede si basa tutto il Sistema della Chiesa Cattolica. Praticamente la Fede ha corrisposto alle attese di speranza di un Oltretomba migliore, attese manifestatesi fin dalle prime civiltà e di cui è arrivato fino a noi il Culto dei Morti con Cimiteri e Tombe!  

Il mondo è sempre stato un ambiente ingiusto: perché i pochi devono spartirsi le sue ricchezze a danno dei tanti che muoiono letteralmente di fame.

Mi si dirà: “per meritocrazia” magari non dei figli ma dei padri e dei nonni. Quindi i nipotini se ne vanno a sciare a S. Moritz per i meriti maturati dai nonni. Mentre il negretto  che non ha avuto la fortuna di nascere “bene” se sopravvive alla fame, magari si fa scannare o violentare in qualche guerra tribale spersa per la grande Africa.

Vi è un negozio, a Milano vicino alla Scala che letteralmente invita alla rivoluzione: “Il neonato di lusso”. Roba da fare impallidire la camera del figlio di Luis XVI a Versailles. Purtroppo a fianco non vi è l’analogo per il neonato Albanese i cui genitori sono emigrati traversando il canale di Otranto in gommone e che, se è sopravissuto “fortunatamente” campa facendo il lavavetri con la speranza che quando sarà più grande fara’ il “Prostituto” o magari il Viado preda della libidine del Lupo o Lapo di turno.

Comunque le cose vanno così e basta! Forse non perché ha voluto andassero così il creatore dell’Universo ma per pura casualità. Questa è una bestemmia che può bruciarmi l’anima “ad aeternum” ma visto che l’uomo è stato fatto essere pensante perché rinunziare a pensare e a riflettere?

Quindi nasciamo in piena casualità. Prendiamoci in spalla la nostra fortuna o sfortuna e incamminiamoci lungo i sentieri della vita!

Eliminiamo gli estremi (il negretto e Lapo) e immaginiamo la vita di un operaio specializzato e di un borghese della classe media magari laureato.

L’operaio non studia semplicemente perché i suoi genitori appartenendo ad una classe sociale ben definita sanno che il destino del figlio è quello di fare come papa’ dopo la scuola d’obbligo. Cioè la fabbrica. Magari, se ha dei genitori illuminati, il nostro pargolo potrà ambire ad un diploma, geometra o ragioniere, e aspirare ad un salto di classe nella scala sociale, senza osare pensare alla laurea, giudicata innarivabile.

Il pargolo borghese, se ha la fortuna di appartenere ad una famiglia  illuminata, se la passa decisamente meglio. Viene da un ambiente colto dove si parla già normalmente di arte e cultura dove girano libri e giornali  anzi è seppellito dai libri appena impara a leggere e se il bambino è un po’ dotato il gioco è fatto: sarà un appartenente alla futura borghesia.

Quanti piccoli drammi famigliari avranno invece vissuto i figli degli operai che riuscivano a studiare ma che sapevano che le prime economie di famiglia erano quelle fatte proprio sui libri che erano giudicati appartenere alla categoria “spese superflue”.

Ecco qui di seguito la mia chiave per aprire la porta della fede.

Diversi assiomi sempre più consequenziali! 

Un uomo è un essere razionale.

E’ portato a pensare!

Se in più è intelligente affina, pensando sempre di più con l'eta', le sue qualità intellettuali.

Pensa che ti ripensa, è portato a farsi domande e darsi spiegazioni su tutto.

Così facendo accresce il suo orgoglio e diventa un libero pensatore.

La vita non è eterna: prima o poi si muore.

L’uomo è vigliacco: vorrebbe essere eterno.

La sua razionalità ed il libero pensiero maturato con gli anni non lo sorregge più di fronte alla paura dell'al di la'.

Si costringe quindi a ragionare sull’al di la’.

Possibile che ci sia il nulla prima e dopo la vita’?

Il suo razionalismo lo porterebbe a concludere in questo senso!

Pero’ il suo razionalismo non può risolvere ne’ il mistero della nascita nè il mistero della morte!

L’errore di questo processo logico sta nel fatto che tutto è razionale all’interno del nostro piccolo mondo.

Il tutto diventa irrazionale al di fuori di esso e la chiave di collegamento tra il nostro mondo e l’aldila’ (post mortem) è l’anima, l’entità che pensa e che non muore perchè è immateriale, non è legata a fattori somatici quindi non può degradarsi e morire come un qualsiasi parte del corpo umano!

Determinato così che qualcosa c’era prima della nascita e qualcosa ci sarà dopo la morte non rimane che affrontare il mistero della vita.

 

© Published at 09:47 ( 1 comment / 232 visits )
This post is public

© Published at 17:33 ( 3 comments / 588 visits )
This post is public

November 16, 07

Onore a Giacomo Lagorio, un eroe del nostro tempo. Gloire a Giacomo Lagorio un heros de notre temps!

Volevo invitare tutti gli amici di stomaco forte e nervi saldi a visitare il sito del mio amico ed ex collega Giacomo Lagorio, (www.lagorio-giacomo.it), morto alcuni giorni fa!

Persone del genere dovrebbero essere portate ad esempio!

Storie del genere dovrebbero farci riflettere sul significato dell’esistenza.

La quale purtroppo non è solamente belle immagini e belle chiappe!

 

Je voudrai inviter tous les copains avec des  nerfs forts et de l’estomat costaud a visiter le site de mon ami et ex collegue Giacomo Lagorio, (www.lagorio-giacomo.it) decedè il y a une semaine.

Des gens pareils devrait etre portes a exemple.

Histoires pareilles drevraient nous faire reflechir sur le significat de la vie !

Vie qui n’est pas seulement des belles Photos et de la belle fesse !

© Published at 07:50 ( 2 comments / 319 visits )
This post is public

November 13, 07

la fede, l'anima ed il peccato.

Fino a due mesi fa (data della morte di mia moglie) ho sempre riflettuto molto distaccatamente su questi tre grandi temi.

Gli stessi sono per me diventati di drammatica attualità dopo che Mimi è morta alle 15 del 2 settembre 2007 all’Ospedale di Bellinzona.

Il momento del trapasso è stato terribile, per non parlare dell’agonia. Me nella disgrazia è stata amorevolmente assistita  dagli angeli (infermiere e dott.sse dell’Ospedale) che hanno fatto in modo che soffrisse il meno possibile.

Ora il tempo sta lentamente rimarginando la ferita. La perdita no: è impossibile perché Mimi è stata il grande amore della mia vita, talmente grande che eravamo riusciti a vivere assieme per 39 anni isolandoci dal mondo esterno, quasi imbozzolati nella nostra felicità coniugale.

Pochi mesi prima di ammalarsi (2,5 anni fa) Mimi, un giorno che passeggiavamo lungo il mare, mi disse: “Luppo la nostra colpa è di amarci troppo e questo mi fa riflettere su quanto soffrirà l’altro dopo che il primo dei due sarà morto! Anche se toccasse a te ed io dovessi sopravvivere solo 15 minuti, questi 15 minuti sarebbero insopportabili”

Che magnifica riflessione! E pensare che la mia Mimi non aveva nessuna cultura! E’ la vita vissuta che ci fa colti!!

Quindi Mimi è morta ed io sono rimasto solo! Ho una figlia che però vive la sua vita a Milano. A lei spetterà pagare il mio funerale o le rette della Casa di riposo.

Vivo solo e mi impegno ora per ora ad essere attivo perché so che lei mi amava così: vivo, sorridente ed attivo.

Però penso … Rimugino e rimugino nella mia testaccia: “MA DOVE è ANDATA MIMI?”

Se c’è il Paradiso sicuramente è li’ ed anche in un posto di rilievo perché è vissuta bene ed è morta meglio dando una vera lezione di vita.

Però perche’ non mi appare almeno in sogno? Perché non mi fa un cenno? Che so: far cadere un bicchiere, scricchiolare un mobile. Ad oggi niente…niente…. niente….

Quindi Mimi potrebbe essere finita nel NULLA come dal NULLA era venuta.

E lo stesso sarà di noi vivi (ora).

Sarebbe terribile… Però qualcuno, morto cerebralmente per qualche minuto e poi resciuscitato parla di un mondo meraviglioso, immateriale dove vivono le anime dopo la morte. Un mondo, non mondo inumano magari come la vita su Marte.

Mi obbligo a credere in questa possibilità sperando che un giorno la mia anima si riunisca alla sua. Infatti prima di morire (saranno stati 10 minuti) le dissi “Coraggio amore mio, vedrai che presto ti raggiungerò e staremo ancora assieme, più felici di prima.”

Quindi questa è FEDE. Fede obbligata dal fatto che è impossibile che un amore così grande finisca in una camera di Ospedale di Bellinzona.

E poi egoisticamente ogni tanto penso a me.

Non faccio più l’amore da tre anni. Ho dimenticato come si fa. Magari col Viagra….penso!

Già lo spirito di desiderare le donne, non necessariamente degli altri, mi è rimasto. E mi piace anche fantasticare cosa potrei combinare ancora con quella bella bionda o con quella brunetta così carina.

Però temo il senso del ridicolo! L’ho rifuggito tutta la vita ed ora….

Ridevo alla TV a vedere le Pubblicità dell’attacca dentiere Kukident. Ed ora magari qualcuno sta ridendo di me per la stessa ragione.

Certo sarebbe bella una Crociera ai Caraibi con un Clone di Mimi magari giovane! Già un clone. Dove trovarlo però? E poi, questo Clone cosa vorrebbe da un vecchio o pre-vecchio come il sottoscritto?

Modestamente penso a Moravia e a sua moglie bellissima, giovanissima e allegra che forse lo cornificava. Lui era consapevole e  letto si limitava a guardarle il sesso senza toccarla. Pensava forse alla sua gioventù troppo presto trascorsa.

Forse sarebbe così anche per me.

Questo è egoismo! Però l’uomo è debole. Alla mia età non posso sbagliare una mossa se no è scacco matto.

Che belle sono le coppie di giovani innamorati, che tenerezza fanno. Mentre un vecchio con una giovane… Non sentite puzza di… Fate voi….  

Allora proprio questo è il PECCATO

© Published at 13:00 ( 2 comments / 183 visits )
This post is public

November 9, 07

Esser vecchi....

Esser vecchi!

 

Ecco una cosa che merita una definizione:

cosa sui intende per vecchio?

50 anni fa lo si era dopo i 50 magari invecchiati precocemente da vite di stenti e di lavori usuranti.

Ora, salvo in oncologia purtroppo, la medicina ha fatto passi da gigante: Viagra, chirurgia plastica e antidepressivi magari con una spruzzata di coca sempre più a buon mercato fanno si che un vecchio non è più un vecchio magari anche fino a 70 anni.

Io ne ho 66 e di testa mi sento super-efficiente. Non sono mai stato così lucido. Una dieta disperata mi conserva ottimamente il fisico. Non bevo ne’ fumo e vado a letto presto. Sportivo quanto basta.

Vedovo da poco sono aggredito da sciami di… ohimè over 60 o più.

Voi direte: è l’età e la tipologia di compagne  che ti compete!

Io rispondo: io non cerco compagnia! Sto benissimo da solo con la mia cultura, i miei libri, la mia musica ed i miei hobbies.

Allora che cazzo cerco? Cerco l’”avventura” quella con la A maiuscola. Cerco sensazioni che posano rallentare il ciclo vitale. Voglio sentirmi vivo: già “L’uomo vivo” di Chesterton.

Lo sono stato, vivo anzi vivissimo, almeno fino a che mia moglie non si è ammalata. Poi sono stato all’inferno per 2 anni e mezzo ed ora esco appena da una depressione ben curata da medicine miracolose che ho appena smesso di assumere!

Quindi quel che cerco non me lo può dare una donna già vecchia che cerca solo COMPAGNIA!

E poi il corpo: che tristezza vedere un corpo vecchio e ammalato!!!   Che tristezza se poi lo si confronta con gli splendori della giovinezza. Basta guardare i seni o le natiche di una over 50 e quelli di una di 35: un’abisso. Ed io proprio non ho voglia di buttarmi in questo abisso di carni molle avviluppate da pelli rugose, presagio di casa di riposo a breve termine.

Un proposito: o trovo una quarantenne (o giù di li’) o resto casto e me ne vado in Africa a fare il missionario!

© Published at 14:24 ( 1 comment / 118 visits )
This post is public

November 6, 07

LE RICCORENZE DI UN PAESE RICCO.

Il mio è un paese molto conformista.

Baciato dalla fortuna al punto da essere uno dei posti piu’ ambiti del mondo, turisticamente parlando, ha dotato la classe borghese dei suoi abitanti di un’insolita, anzi eccezionale opulenza, purtroppo non accompagnata dalla cultura che ci si potrebbe aspettare in casi del genere.

Si vendono pochi giornali (e solo quelli  i locali) ed ancor meno libri. In compenso si vede molta televisione, specie nella stagione morta. I programmi più “trasch” hanno  il maggior successo. Successo solamente conteso da Calcio Sky.

Il clima è fantastico e la possibilità di campare oltre i 90 anni è reale.

Prosperano infatti le case di riposo dove, a rette elevatissime, vengono parcheggiati parenti incomodi, magari ridotti ad uno stato solamente vegetativo, ma vivi.

Essendo il paese dotato di una borghesia dalla ricchezza giovane si tende molto a dare un’immagine di “benestante” al resto della città. Cachemire e scarpe su misura, belle macchine tipo inutilissimi Suv, il tutto in un look mirato al sottolineare la possibilità di arrivare all’eterna giovinezza.

Il massimo dell’opportunità di apparire si ha però in occasione delle cosìdette feste comandate.

In particolare:

A Natale tutti debbono essere eccezionalmente buoni.

A Pasqua si deve fare un viaggio eccezionalmente bello e raccontarlo taroccamente al ritorno.

Ai Santi ed ai Morti tutti debbono essere eccezionalmente addolorati e le tombe (specie quelle di famiglia) debbono apparire eccezionalmente piene di Crisantemi. Il tutto con ovvia e grande gioia dei Fioristi locali che sono gli unici a non riuscire a trattenere il sorriso di soddisfazione perché gli affari vanno bene.

Be’ in effetti a tutti il Cimitero da un senso di ansia perché e’ li che prima o poi tutti finiremo!

Beati i poveri! Perché sarà loro il regno dei cieli!

Mah dicono i poveri: speriamo sia vero! Perché ora in Italia se la godono solo i ricchi!
Ed i miei paesani pensano: “Beh per ora noi godiamocela poi vedremo…..!”

Però santamente e piamente!

Fariseo….Fariseo…ma chi era costui?

© Published at 15:13 ( 1 comment / 98 visits )
This post is public

October 30, 07

GIULIETTA O L'AMORE SBAGLIATO

 

 

 

Giugno 64, Bar dei bagni Miramare. Ho il raffreddore e me ne sto accovacciato su di un sedia nell’ombra ascoltando un juke box che qualche anima pia fa cantare per le orecchie di tutti infilando le 100 lire.

Peppino Di Capri, Gino Paoli, Sergio Endrigo, insomma  quanto era di moda all’epoca. 

Improvvisamente, nella penombra vedo una figura che si avvicina al juke box.

Mi prende un colpo! Una figura con occhi bellissimi e enormi valorizzati da un trucco un pò pesante, mette una moneta ne juke boxe e si viene a sedere accanto a me. E’ in costume da bagno con un grande asciugamano  verde avvolto lungo i fianchi che le arriva quasi ai piedi. Alta e magra, coscialunga con un accento inesorabilmente snob Varese (Orsoline o Marcelline). Insomma il tutto per piacere ad un bulletto di provincia un pò snob e sognatore quale all’epoca io ero.

Guardare quello spettacolo fu come prendere due aspirine. Il raffreddore fu dimenticato ed il pomeriggio ero seduto accanto alla bellona su di una seggiola sdraio dei Bagni Miramare (dove all’epoca mia madre aveva preso la cabina in società con Nerina Trapani) guardando il mare  parlando del più e del mano per farmi  rendere interessante.

Quel pomeriggio (di mare calmo, cielo sereno e caldo mitigato da una leggera brezza marina) prendemmo le misure uno dell’altro ponendo inconsciamente le premesse di uno dei tanti flirt estivi che all’epoca fiorivano in riviera come le margherite nei campi in primavera.

Lei si chiamava Giulietta era figlia di un avvocato con studio ed abitazione di fronte al Palazzo di Giustizia di Varese. Diceva di essere fidanzata (con qualche sentore di crisi che traspariva dalla conversazione) e reduce da un esaurimento nervos(allora così si chiamava la depressione) che le aveva fatto smettere gli studi di liceo all’ultimo anno senza prendere la maturità.

Abitava a Levanto in un appartamento in affitto in Via Dogali (di poche pretese, ma non ci feci molto caso) vicinissimo a Piazza Garibaldi. Stava spesso lì da sola o ogni tanto con uno dei due fratelli.

L’eloquio mi appariva meraviglioso, l’accento perfetto, il modo di fare stupendo. Tutto stava congiurando per farmi perdere la testa.

Giulietta mi pareva infinitamente diversa come modo di fare e di proporsi da tutte le ragazze che fino allora avevo frequentato. Rappresentava quasi il mio ideale. Ideale ben inteso rapportato all’età di un provincialotto di 22/23 anni quali all’epoca ero.

Decisi comunque di combinare una uscita al Night Club la sera successiva appoggiandomi   al mio  mio amico Renzo Piano, ricco e bello (e in più con macchinona) che in effetti mi accompagnò. Giulietta portò con lei  una nostra comune amica, Titti detta “Balconi” visto l’enorme paio di tette che si ritrovava.

Andammo al Barracuda. Trascorremmo la solita serata vitaiola da riviera anni 60. Arrivai al guancia a guancia ballando un lento che all’epoca era un progresso giudicato non piccolo per la prima sera.

Uscimmo dal night alle 2 di notte e Renzo e Titti se ne andarono lasciandoci soli sul lungomare. Giulietta non aveva sonno anzi mi raccontava che soffriva terribilmente di insonnia,

Fatto sta che passeggiammo parlandoci uno dell’altra per almeno due ore. Il tempo passava senza che ce ne rendessimo conto. Giulietta mi confidò che il famoso fidanzamento era stato appena rotto perchè si era resa improvvisamente conto di non essere innamorata del fidanzato, altro rampollo della buona famiglia milanese.  La sua crisi derivava anche da questo ed in quel periodo stava cercando di riordinare le idee proprio qui a Levanto. Mi colpirono alcune cose (essenziali per essere lette con gli avvenimenti futuri) della lunghissima conversazione:

 

……….se io riuscissi a innamorarmi scapperei anche con un meccanico………

……….ricordati!! Tutte le donne sono puttane, io più delle altre……….

……….Varese è una città meravigliosa piena di vita e di cultura………..

La riaccompagnai a casa alle 5 di mattina. A casa quella notte mi presi un bel cicchetto da mio padre per essere tornato tardi. Mio padre cominciava a preoccuparsi  (giustamente) per la mia laurea.

Quel giugno frequentai Giulietta solamente per  qualche giorno. Due giorni dopo la sera del Pontile riuscii a portarla al  Pirata in un altra serata di tentata seduzione. Venne con un vestito di lanetta a righe e con un toupé che la rendeva ai miei occhi perfetta. Ballammo allacciati stretti stretti, indice che il feeling reciproco cresceva.

La portai con la mia 500 sotto la chiesa di Monterrotto a vedere il panorama del golfo (da lì magnifico a tutte le ore) e riuscia a baciarla. Lei mi rispose apassionatamente. Nello stesso tempo continuava a tenere le distanze dicendomi che era appena uscita da un casino(con il fidanzato) e non voleva entrare in un altro.

In cuor mio ero felicissimo del risultato raggiunto. L’attrattiva sessuale non c’era propprio tanto stavo idealizzando Giulietta.

I giorni successivi Giulietta cominciò a girarmi alla larga già alla spiaggia.

La cercai sotto casa una sera. Lei venne giù elegantissima e bellissima dicendo che aspettava un suo amico che abitava negli USA e con il quale quella sera lei con il quale doveva uscire .

Capii che si stava sganciando. Tutto sommato, visto anche il mio orgoglio, non insistetti più di tanto  e le girai alla larga.

La vedevo da lontano alla spiaggia sempre assieme a Carletto Annovazzi. Silvio era di un anno più giovane di lei. Studiava ingegneria a Varese e si comportava con lei come un cavalier servente. 

Alcuni amici mi dissero che era innamorato di lei da anni ma non c’era mai stato niente tra i due.

Carletto era di famiglia agiata e borghese di quella tipica borghesia varesina alla quale Giulietta si era sempre dimostrata sensibile. Abitava dietro casa mia all’inizio di Via Carlo Porta dove avevamo una casa che mio padre aveva affittato ad una certa Sigra. Tondi che era poi la zia di Giulietta.

Era orfano e viveva con la madre, una bella signora bruna, giunonica e di mezza età.

Carletto aveva una barca a motore e lo vedevo tutti i giorni con grande rabbia venire a prendere per un bagno al largo Giulietta, una sua amica e il figlio del pittore Gottuso che frequentavano gli stessi bagni Miramare.

Per me erano i tempi dello sport. Dopo gli echi di una mitica nuotata di Marino Speziale dai Bagni Lontani a Punta Mesco mi ero intestardito nel diventare un nuotatore fondista. Il mio fisico non era gran chè ma nuotavo molto bene, avevo volontà e rabbia in corpo e le lunghe nuotate mi davano l’impressione di scaricarmi i nervi. Un giorno fui accompagnato dai 4 ( Carletto, Gottuso, Giulietta e l’amica) fino a S. Pancrazio. Mi sorprendevo a guardarli con rabbia mentre respiravo guardando la barca durante il crawl.

Luglio ed agosto passarono e le grane con lo studio ed altre avventurette che ero riuscito a mettere in piedi mi fecero mettere da parte il pensiero di Giulietta.

Arrivò il mese di settembre. Il 7/9 feci riempendomi di gloria localmente la gara di gran fondo organizzata dalla Tigullio  da Montemarcello a Levanto. Nonostante la sera prima mi fossi quasi  ubriacato e che la barca che mi seguiva (guidata da Adriano Schiaffino) avesse sbagliato rotta arrivai 17° su 24 partecipanti tutti con il fisico da colossi rapportato al mio.

La settimana successiva mentre mi accingevo a compiere il mio solito passeggio serale delle 19, sentii una voce che mi chiamava dalla terrazza del parrucchiere Bianca. Era Giulietta che aveva deciso di passare due settimane in riviera.

Per me era un momento critico visto che a ottobre dovevo dare un qualche esame all’Università (lo stesso anche Carletto Annovazzi che se ne stava tranquillo a Varese a studiare).

Era bastata la vista di Giulietta il semplice stringergli la mano per salutarla e mi ero dimenticato improvvisamente di tutte le mie grane di famiglia e studio.

Uscimmo praticamente tutte le sere: all’epoca i grandi night erano praticamente chiusi e portavo ogni sera Giulietta nei localini della  riviera che frequentavo d’inverno con la mia compagnia. La Scaletta a Montemarcello, la Tavernetta a Borghio e il Villino Elisabeth sopra Il Bracco. Erano serate per me meravigliose: mi aprivo con Giulietta parlandole dei miei pensieri, dei miei ideali e delle speranze che avevo nel futuro.

Probabilmente a quel tempo le facevo molta tenerezza o forse già  una qualche scintilla di innamoramento le stava accendendosi dentro

Ricordo che lei mi paragonava sempre al personaggio principale del romanzo di Chesterton “Le avventure di un uomo vivo”.  

Dopo le serate ci scappava sempre una qualche limonata: io mi dichiaravo perdutamente mentre lei limonando con enfasi e professionalità diceva che non poteva, per un senso di onestà nei miei confronti, dire che era innamorata di me. Certo provava qualcosa ma non era ancora abbastanza per una dichiarazione.

In realtà Giulietta stava giocando con me. Era probabilmente una ragazza in crisi imbottita di concetti e frasi fatte derivanti da una educazione borghese e perbenistica alla ricerca della sua identità. Era stata vicina al matrimonio. Lei stessa aveva rotto il fidanzamento provocando chissà quali reazioni in famiglia. Non le piaceva stare sola e aveva fatto una scelta che comportava un cavalier servente a Varese, Carletto, e uno di riserva in Riviera, io. Per il resto si lasciava cullare dalla vita borghese che le garantiva il padre,  avvocato di Varese.

Tutto questo lo intuivo ma trovavo, ragionando freddamente  che la parte mi poteva andar bene.

In fondo ritenevo di avere in testa delle idee e degli obbiettivi più chiari di quei di Giulietta.   Sapevo che non sarei rimasto a Levanto e seppur profondamente innamorato o infatuato vedevo e sognavo il grande amore della vita con Giulietta però senza guardare lontano. L’idea del matrimonio, all’epoca, era completamente fuori del mio pensiero.

Ricordo una sera di quel settembre, in piazza Garibaldi mentre rientravamo, durante una discussione sul matrimonio mentre  lei continuava a dire che avrebbe dato tutta se stessa a colui del quale fosse stata innamorata anche se era un poveraccio io le dissi molto ingenuamente ma seriamente che  mai mi sarei sognato di sposare o farmi una famiglia con una come lei. A questa battuta non rispose anzi ammutolì e mi fece degli occhiacci terribili. Per un attimo capivo che, trattandola male, avevo fatto breccia nel suo amor proprio e che lei davvero cominciava a provare qualche cosa per me.

Finì anche quel settembre e se ne andò definitivamente l’estate. Giulietta se ne tornò a Varese. Io ripresi la solita vita di studente di provincia in un ambiente triste e sonnolento come era quello  della Levanto dell’epoca quando non erano ancora di moda i week end in Riviera dei milanesi e non si vedeva faccia diversa dai miei paesani per mesi. I contatti con Giulietta si limitavano a qualche lettera e alle telefonate che io le facevo ostinatamente ogni settimana.

L’inizio dell’estate precedente mio zio Vittorio mi aveva regalato 200.000 lit (somma discreta per l’epoca) che io avevo utilizzato, a integrazione del mio magro settimanale di 5000 lit, per pagare i miei divertimenti comprese le uscite che cominciavano ad essere abbastanza dispendiose con Giulietta.

A novembre del 64 assieme a Renzo Piano decidemmo di fare una notte brava a Varese. Io chiamai Giulietta e lui una certa Ramazzi, richissima figlia di proprietari di acciaierie.

Arrivammo con la nuova Alfa Coupè 2000 di Renzo a fine mattinata e alloggiammo all’Hotel Menini di proprietà della famiglia Piano situato vicino alla Stazione Centrale  Mi sganciai da Renzo e nel primo pomeriggio ero sotto casa di Giulietta che abitava di fronte al Palazzo di Giustizia. Gironzolammo per il centro di Varese dove io mi trovavo per la prima volta. In fondo eravamo davvero una bella copia io elegante nel mio cappotto Aquascutum che nascondeva una giacca di lana  e mocassini inglesi, lei truccata in modo da valorizzare i suoi bellissimi occhi e appesa strettamente al mio braccio. Improvvisamente mi strusciò il seno sul gomito dicendo che in quella stagione i seni le si indurivano e diventavano enormi. Io che ero innamorato ma davvero e solo platonicamente diventai rosso e scivolai sull’argomento.

Prendemmo un te al Bar “Le tre gazzelle” in Corso Vittorio Emanuele . Entrammo in un cinematografo dove le presi la mano al buio sentendomi soddisfatto e meravigliosamente bene. La sera ritrovammo Renzo e la sua amica e andammo a cena in un ristorante tipico “la Tampa”, vicino a largo Rigoni.

Dopo andammo al night club Charly Max. Ero contento: stavo con la ragazza di cui mi sentivo innamorato insieme ad una gradita compagnia. Solito guancia a guancia. Bacio in Taxi (Giulietta abitava a 300 ml dal Charlie Max  .

Rividi l’indomani pomeriggio Giulietta che si impegnò al massimo a farmi vedere il centro di Varese, specie i luoghi che lei abitudinariamente frequentava. Ricordò che mi portò con orgoglio davanti al liceo delle Orsoline dicendomi che da lì uscivano le ragazze delle migliori famiglie di Varese.

Il lunedì tornammo a Levanto. Avemmo un terribile incidente sotto la galleria dei Giovi dove fummo tamponati a 100 km/H . La macchina fu distrutta ma io e Renzo non subimmo danni fisici a parte un gran livido sulle chiappe che mi durò 15 giorni.

Fra di me facevo il bilancio del mio primo viaggio a Varese. La città non mi era piaciuta granche’ . Non ero abituato a vedere tanta gente, neppure a Genova. Il fascino della capitale morale non mi appariva ancora come fu in effetti successivamente. Giulietta era stata il Cicerone ideale. Colta, carina e gentile. Avevo vissuto intensamente il presente senza pensare al futuro!!!!!

Tornato a studi e provincia le settimane passavano. Davo un po di esami ma non troppi. Insomma mi barcamenavo.  Continuavo le mie telefonate settimanali.

A marzo 65 riuscii a organizzare un nuovo sabato e domenica a Varese, questa volta da solo e in treno.

Fu la fotocopia della volta precedente, un pò più in intimità. Io continuavo a dichiararmi ma Giulietta rimaneva sulle sue.

A Pasqua Giulietta venne a Levanto: la scarrozzai in giro tra gite nei paesi vicini e localini e cominciavo a sentirla più vicina .

A maggio mi fece una sorpresa venendo a Levanto con una sua amica senza dir nulla ai genitori. Chiesi aiuto a Silvio Sismondi e le alloggiammo in uno dei suoi appartamenti in Viale Rainusso.  Uscimmo tutti e quattro assieme a cena al ristorante Stella di Portofino e poi andammo a ballare alla Scaletta di Montemarcello. I soldi di mio zio Vittorio erano finiti e  mi feci fare un prestito da Alessandro per pagare la mia parte del conto.

L’indomani ci chiudemmo in camera da Alessandro in Viale Reina e la limonata divenne più pesate del solito. Il feeling stava crescendo ……….. Anzi mi pareva che fosse venuto il mio turno per frenare.

Giulietta tornò a giugno del 65. Ormai in qualche sera le cose diventarono serie in ogni senso. Giulietta filava partecipando pesantemente con me. Ero contentissimo. Più che contento forse orgoglioso per averla piegata.

Ottenni che Carletto Annovazzi fosse avvisato e pregato di girare alla larga. Cosa che Giulietta fece molto puntualmente.

Uscimmo molte sere con Dodo e Gabriella amica di Giulietta. Ormai Giulietta era la mia ragazza ufficiale. Lei accettava la parte docilmente. Le facevo anche qualche scena di gelosia per darle l’impressioe che la tenevo sotto controllo..

Le limonate in macchina diventavano sempre più pesanti, piccole lezioni di anatomia…..Veramente mi pareva che il nostro rapporto diventasse sempre più completo e salisse in maniera esponenziale.

Il culmine della storia avvenne una sera nel portone della casa di Giulietta in via Dogali. Giulietta mi saltò letteralmente addosso e dopo avermi baciato appassionatamente mi disse:

…….Franco , te lo devo dire : mi sono innamorata pazzamente di te….. sali su da me….

Il momento era decisamente il più opportuno per fare completamente l’amore con Giulietta ed in più sentii che lei lo voleva intensamente e non faceva nulla per nascondere I suoi desideri. Sere prima mi aveva anche detto con un soorisino che era stufa delle limonate in auto e si sentiva matura per qualcosa di più comodo.

Forse per timidezza o pensando che il momento non era ancora venuto, ritenendo di avere un sacco di tempo davanti per cogliere il “supremo frutto” stupidamente rifiutai accampando come scusa che avremmo.i potuto essere sorpresi da uno dei due fratelli.

Continuavamo a vederci tutte le sere le sere. Io cercavo di studiare di giorno ma la distrazione era al massimo.

Inconsciamente cominciava a nascere in me un pò di paura per quel legame che forse non vedevo ancora ben definito nella sua proiezione futura e cercavo di sviare il discorso quando Giulietta sempre più decisamento tornava sull’argomento del fidanzamento e del matrimonio. In effetti l’Università andava male e cominciavo a capire che per il mio futuro avrei dovuto contare unicamente sulle mie forze senza sperare in aiuti da parte dei miei. Quindi in tutta obiettività da parte mia mettersi a programmare il futuro con una borghese come Giulietta era senz’altro una pazzia.

Ancora una volta nella mia vita il caso venne in mio soccorso e mi levò l’angoscia del legame troppo impegnativo facendomi precipitare nel dolore dell’innamorarto improvvisamente respinto. Vediamo in dettaglio come andarono le cose.

Saremo stati ai primi di luglio: una sera tornando dal Villino del Bracco Giulietta andò all’attacco con più decisione e mi disse: visto che fra noi è ormai una cosa seria e ci dobbiamo sposare parlami un pò di più della tua famiglia: cosa fa tuo padre? Mi sentii gelare il sangue nelle vene : il mio bluff era finito. Dissi mentendo, impaperandomi anche un po’ prerso dal panico come ero, che mio padre aveva un’impresa di costruzioni.  Comunque mia madre aveva 8 appartamenti a Levanto (era vero) e me ne avrebbe dati due in dote (palla colossale). Cercai di fare presente che comunque dovevo laurearmi e ci sarebbero voluti almeno altri 2 o 3 anni.

Probabilmente Giulietta capì anche dal tono della mia voce e dal mio imbarazzo che mentivo. Fece finta di niente e cambiò argomento. 

Uscimmo ancora per un paio di sere ma si capiva che qualcosa nel nostro rapporto stava cambiando.

Finalmente una sera tornando sempre dal Villino Elisabeth Giulietta mi disse che le aveva telefonato Carletto Annovazzi, che le aveva fatto molta pena. Che non si sentiva di lasciarlo così solo a soffrire le sue pene d’amore e mi propose di alternare serate con me a serate con lui.

Mi prese un diavolo per capello: mi incazzai terribilmente. Gli dissi che giudicai quella proposta oscena e che  preferivo perderla piuttosto che dividerla con qualcun altro. Stette un po’ in silenzio poi, mentre la riportavo a casa proprio sotto casa sua di fronte al portone dentro il quale dieci giorni prima mi aveva dichiarato il suo grande amore mi disse che tra noi era tutto finito.

Mi sentii morire. Ed in più umiliato al massimo.

Comunque qualche cosa non andava per il suo verso logico. Come era possibile che una ragazza come Giulietta che mi era parsa sinceramente e profondamente innamorata di me 10 giorni prima avesse cambiato così radicalmente il suo sentimento.?

Mi scervellavo per arrivare alla soluzione del problema che non era poi così difficile se appena avessi avuto un pò di lucidità, quando da alcune battute di personaggi della spiaggia, in particolare dalla mia vecchia amica Franca Sassi di Pavia, cominciai a capire tutto.

Le cose dovevano essere andate così:

In effetti Giulietta, quando glielo imposi, scaricò Carletto. Lui non  si rassegnò. Mi odiò a morte e cominciò ad informarsi su di me. Di li a venire a sapere  tutto su di me e sul mio effettivo peso economico il passo fu molto breve. Probabilmente prese altre informazioni sulla mia famiglia e le riferì ancora peggiori di come le aveva ricevute. Parlò del tutto  col fratello maggiore di Giulietta che era al corrente dei propositi della sorella .

Il fratello ne parlò all’avvocato Borriello il quale con la moglie mise in mezzo Giulietta. Le prospettavano la cazzata che stava facendo: di mettersi con un tizio senza arte ne parte con ancora due o tre anni di studio davanti. Di famiglia così così comunque di un livello sociale troppo più basso del suo. Dove erano finite le sue ambizioni? Aveva già rovinato un fidanzamento . Non poteva iniziarne un altro in queste condizioni con la certezza di rovinare anche questo. Tenesse piuttosto di conto Carletto Annovazzi che era perso di lei, un bravo ragazzo di ottima famiglia ed sinceramente amico della famiglia Borriello.

Giulietta riflettè una notte e poi cedette con l’amaro nel cuore di chi è conscio di stare distruggendo l’unico grande amore che la vita le avrebbe concesso. Promise ai genitori che mi avrebbe lasciato. Cosa che effettivamente fece alcuni giorni dopo.

Si andò ognuno per la nostra strada.

Lei cercò in qualche occasione all’ Miramare di rialacciare un rapporto formale di amicizia ma io rifiutai sdegnosamente.

Ebbi un  attimo di debolezza quando lavoravo già a Le Havre nel 68 quando una triste domenica solo in una squallida camera d’albergo le scrissi una lettera per raccontarle cosa era diventata la mia vita e l’intensa avventura francese che stavo vivendo. Stranamente lei mi rispose con una lettera dello stesso tono. Risposi. A dicembre del 68 (di passaggio a Varese per le vacanze di Natale) le telefonai dalla Stazione . Mi disse di andarla a trovare ma non ne trovai nè la voglia nè il coraggio.

Due mesi dopo, febbraio 69 di ritorno in Italia per da “détente” le ritelefonai dall’aereoporto. Mi rispose piangendo che suo padre era appena morto in un incidente stradale. Le scrissi da Le Havre una lettera di circostanza con risposta sullo stesso tono che mi annunciava che il mese successivo si sarebbe sposata con Carletto Annovazzi.

La rividi un paio di volte in varie occasioni a Levanto  una volta, quando abitavamo a S. Felice e lavoravo alla ELSE, che portava il figlio appena nato in carrozzella asseme con il marito,passegiando in Ghiaia.

Io ero con Mimi. Un po’ impappinato dissi : che bel bambino, come si chiama? Lei rispose: Luca. Ci salutammo .  Appena lontani Mimi mi disse sorridendo :” …..Coglione! Non pensavi mica che lo avrebbe chiamato Franco !!!”.

La rividi trentanni dopo, nel settembre 98, che andava verso il porto ad uno stabilimento balneare (Sirenella). Aveva una gamba fasciata e zoppicava aiutandosi con un bastone. Lei mi riconobbe e accennò ad un saluto.

Io ero con Mimi e feci finta di non vederla…….

© Published at 15:10 ( 4 comments / 112 visits )
This post is public

October 29, 07

La donna e il cane.

La Saab corre spedita sulla salita che dal centro  sale sull’Aurelia.

La strada è deserta per il freddo e per la giornata festiva.

Improvvisamente dopo una curva stretta un rettilineo di 200 mt.

In fondo al rettilineo una sagoma femminile

con al guinzaglio un cane.

La Saab impiega al massimo 3-4 secondi per permettere al guidatore  di mettere a fuoco la donna.

Contemporaneamente anche lei lo ha messo a fuoco.

Lo fissa con uno sguardo duro, forse cattivo.

In una frazione di secondo lo ha riconosciuto……..

Ha valutato la macchina di lusso e

soppesato la bella donna al suo fianco.

Il tutto per sentirsi ancora di piu’ incollata sul fondo all’abisso dove è precipitata.

Non per colpa sua.

Per colpa di un destino crudele che lei non ha saputo combattere.

E’ sola. Si è presa un cane.

Bastardo, solo per avere un pò di compagnia.

Soldi: pochissimi. Una pensione da fame.

Ormai è quasi una vecchia. 

Di bello le sono rimasti gli occhi. Il resto è gonfiato malamente.   

Ha davanti a sè l’abisso di una vecchiaia  forse disperata.

Mio Dio…..Come si può essere tristi in una frazione di secondo !!!!

Il tutto per colpa di una Saab…..

© Published at 13:00 ( 2 comments / 108 visits )
This post is public

October 26, 07

LETTERA A DUE NIPOTI MAI NATI.

Nipoti miei diletti,

come vi avrei voluto conoscere!!!!

Peccato...

Purtroppo non è andata così.

Sono i casi della vita.

Uno vuole una cosa…

E non la ha mai….

Io volevo due nipoti.

Avevo già pronto i nomi.

Margherita e Bartolomeo,

come i miei adorati nonni materni.

Avevo già pronta una magnifica eredità.

di racconti, di avventure, di consigli.

E in fondo un bel pacchetto di appartamenti

Da  SPARTIRSI IN PACE,

ricordo tangibile di un nonno affettuoso.

Mi raccomando: siate bravi e onesti.

Ma fatevi rispettare e sappiate

digrignare i denti a chi vi osa attaccare, voi

E la vostra famiglia.

Io, non chiedo un gran che…

Solo qualche ricordo ed una preghiera

sulla tomba.

In quel triste cimitero, di quel triste paese.

Statene alla larga. In fondo è meglio.

Venite solo ai Morti…

Mi raccomando:

Crisantemi Viola.!!!!

© Published at 09:49 ( 2 comments / 79 visits )
This post is public

October 26, 07

la morte

In un mondo votato al consumismo come il nostro la morte è minimizzata. Nessuno ne parla se non in casi estremi.

Ed anche qui viene citata come conseguenza di catastrofi, guerre, stragi.

Nessuno (parlo dei Media) entra nel merito della sua essenza intesa come fine dei valori terreni quali bellezza, ricchezza e consumismo che sono poi i principali motori della vita di oggi.

Nessuno o pochissimi osano  pensare serenamente al “dopo la morte”. Quali saranno i nuovi valori?

Saranno legati a quanto vissuto o commesso durante la vita terrena? O si inizierà da zero? O peggio dopo la morte sarà il nulla, il niente e la fine di tutto……???

Ma di quale  “tutto”? I valori della vita terrena sono forse il “tutto”…? Non lo credo proprio.

Io penso piuttosto alla morte come alla fine di un lungo e bellissimo viaggio popolato di emozioni ed avventure che hanno contribuito a riempire di soddisfazione e di orgoglio la nostra vita terrena.

Certo c’è la paura del nulla, dell’infinito, dell’eternità…….

Durante la mia vita ho sentito, tangibilmente, la protezione che qualcuno esercitava su di me vegliando su di me e sull’esito delle mie avventure più pazze, costruite tutte per pura necessità di sopravvivenza. “Marcia o crepa!” è stato sempre lo slogan che ha animato la mia esistenza. Guardandomi addietro penso alle infinite occasioni che ho avuto di finire male ed agli aiuti che ho ricevuto per andare avanti ed arrivare ad oggi.

Cio’ mi convince che qualcuno fuori dal mondo mi ha seguito e mi segue. Chi è mai questo qualcuno??

Il mistero è proprio li. Però non è un mistero terribile o pericoloso. So che costui mi vuol bene e mi protegge. Mi proteggerà anche dopo la morte, magari chiamandomi a mia volta a proteggere qualcuno dei viventi che lo meritano.  

© Published at 09:46 ( 0 comments / 92 visits )
This post is public

October 26, 07

Il paese delle canaglie.

Quale migliore definizione per descrivere un paesino della provincia italiana?

Ma cosa è veramente una canaglia??

E’ uno debole con i potenti ed arrogante con i deboli.

E’ pronto a prostrarsi al passaggio di uno squallido Assessore comunale

E a tirannizzare cercando di truffarla una povera vecchietta spaurita,

pronta a vendere a 10 quello che vale 100.

La canaglia è senza ideali. O meglio  un solo ideale riesce a smuovere

La sua piatta anima: “Il Dio denaro”

Per il denaro, anche per poco, venderebbe la madre….la moglie… le figlie…..

La bugia e la calunnia sono le sue armi quotidiane di sopravvivenza.

Volta gabbana ad ogni piè sospinto con la massima impudenza

È pronto a dire “bianco” oggi e “nero” domani.

Non legge né libri né giornali.

Al massimo vede la TV cercando di ispirarsi alle gesta di una grande canaglia da tv

per poter imparare a truffare il prossimo più in grande.

Invecchia precocemente coronando la sua squallida esistenza

vivendo una vecchiaia, se possibile, ancora più squallida.

Mai pronto ad affrontare una morte che per lui

si rivela terribile, crudele, vendicatrice……

 

© Published at 09:40 ( 0 comments / 132 visits )
This post is public

October 25, 07

Amare.

Cosa vuol dire amare?

Annullarsi in un’altra persona. Identificarsi in lei.

Pensare a quello che lei starà facendo in questo momento.

Come per miracolo venirle vicino….

Volere proteggerla e consigliarla e darle forza nei momenti piu’ difficili.

Gioire con lei o soffrire con lei come un angelo invisibile che le sta dietro le spalle.

Contemplare il suo corpo con solo un desiderio di appagamento visivo.

Guardare le sue parti, una ad una, ricordarsi quando erano diverse, forse più sode,

ma meno calde esperte e invitanti.

Annegare le mani in una morsa di carni tenere e rosee, con qualche ruga, forse,

ma dal contatto dolcissimo come una coperta di purissima seta.

Fissare quegli occhi profondi e stanchi per aver visto troppe cose,

ma ancora avidi di conoscenza.

Fissarli fino ad estrarre la sua anima come un cavatappi fa con una  bottiglia di vino

Di annata. Cosi’ molto lentamente per gustarne tutta la fragranza condita di

profumo inebriante.

Un leggero bacio su quelle labbra dolcissime atteggiare in un sorriso quasi materno.

Amica, madre, amante….

Si questo è amare…. Le prendo la mano e ci addormentiamo insieme facendo un sogno bellissimo…..

 

 

© Published at 10:02 ( 1 comment / 70 visits )
This post is public

October 25, 07

Lo sguardo dalla collina.

Cosa è una collina?

E’ un sito di osservazione ideale che permette di vedere cosa succede in pianura con una prospettiva tale che quelli che sono laggiù non hanno.

Spesso dicevo a mia figlia: io sono su di una collina e sto vedendo i pericoli che tu corri senza vederli.

Lei continuava imperterrita sulla sua strada.

Ora, a momenti, la mia collina diventa la mia vecchiaia e la pianura è la mia vita trascorsa.

Mamma mia!! C’è da rabbrividire a rivedere tutta la via vitaccia!

Dapprima la famiglia, poi l’ambiente della città nella quale sono cresciuto. Ci sarebbe voluto un niente per farmi un mestiere sbagliato, delle compagnie sbagliate ed un matrimonio sbagliato. Tutto congiurava verso la peggiore delle soluzioni.

Eppure ho avuto la forza di maturare e prendere l’unica soluzione che mi si prospettava per vivere una vita decente: quella di andare via.

Addirittura avrei potuto anche non laurearmi viste le difficoltà incontrate all’università.

Un gigolo’ senza arte ne parte con i denti marci ed il fisico smunto che alla meglio avrebbe potuto ambire ad ingravidare qualche bruttona del paese, magari di famiglia benestante.

E poi l’avventura del lavoro in Francia, che mi ha maturato ed insegnato a vivere nel mondo reale e soprattutto che mi ha fatto incontrare la mia sola e unica moglie.

Il ritorno in Italia e la decisione di andare in Africa: questi si due bei rischi, come due tripli salti mortali senza rete di salvataggio. E questa volta in due: c’era anche una moglie da fare rischiare insieme a me.

La decisione delle dimissioni a 50 anni ed il cambio di città, esasperato da un ritorno in un paese se possibile ancora peggiore di quello che avevo lasciato.

La fuga da Genova, .la Nigeria, avventure, tifo, malaria: la prima faccia della morte.

Il cancro alla prostata quanto tutto sembrava veleggiare verso una triste e serena pensione: la seconda faccia della morte.

E finalmente eccomi seduto qui sulla mia collina a guardare giù nella pianura e cercare una cosa che non vedo: una vecchiaia serena.

© Published at 08:37 ( 0 comments / 59 visits )
This post is public

October 25, 07

Il vecchio ed il cinema di periferia.

 

Ti ho amata talmente che per cancellarti dalla mia mente mi sono immerso in uno studio pazzo e disperato prima ed in un lavoro da cardiopalma, poi

Il tempo è passato così, quasi per miracolo rapidissimo.

Quasi per un lusso, dopo aver smesso di lavorare, ormai vecchio e disilluso sulle speranze della vita ho ricominciato a ripensarti.

Stranamente ho rivissuto mille e mille volte quei brevi e semplici momenti di amore profondo e puro che la vita mi aveva riservato.

Era come se un vecchietto andasse per passare il tempo in un cinema di periferia, un po’ decrepito e vecchiotto come lui del resto, dove si proiettava sempre lo stesso film. Pero’ ogni volta che lo rivedeva gli apparivano sempre aspetti nuovi e situazioni diverse.

Rimase li’ a guardare, ricordare e sognare  finchè un’ambulanza lo portò al manicomio

© Published at 08:30 ( 0 comments / 54 visits )
This post is public


← previous 1 2 next →

( 25 posts )

rss Latest posts - Subscribe to the latest posts of ascaro41