Stamattina andando al lavoro sono passata, come tutte le mattine, davanti alla fabbrica della Maserati. Oggi aveva un aspetto assai diverso da tutti gli altri giorni. Oggi c'era sciopero. I metalmeccanici avevano issato le loro bandiere rosse. E volevo tirare giù il finestrino e sorridergli e dirgli forza ragazzi, sono con voi e magari alzare timidamente al cielo grigio il mio bel pugnetto sinistro.
Al semaforo, con un leggero sorriso sulle labbra, mi sono tornati alla mente i tempi in cui, bambina, vedevo mio padre alzarsi presto la mattina per andare a fare i picchetti davanti alla fabbrica. E mi ricordo di tutti quei discorsi da grandi tra i miei genitori su scioperi, picchetti, comunismo e padroni fascisti. Io ci capivo poco, ma ho sempre pensato che erano gli operai quelli dalla parte giusta. Così come gli indiani d'America. E ammiravo il mio papà che usciva di casa pieno di entusiasmo, fervore politico e un briciolo di rassegnazione.
Sempre lui che, pur essendo un chimico - e negli anni '70 avere un diploma era già tanto - non ha mai baciato il culo al padrone e dal laboratorio l'hanno sbattuto a lavorare negli altiforni.
E non potrò mai dimenticare quell'odore di quando tornava a casa e puzzava di carbone. Non so perché, ma tutto sommato a me quell'odore piaceva, mi dava forza e sicurezza.

Per me quella puzza è l'odore degli ideali.

Il semaforo è diventato verde e i miei pensieri sono scivolati via, lenti e sonnolenti.
Hasta la victoria siempre e buona giornata.