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OI VITA OI VITA MIA di Andrea David Ciattini
Quando Solange mi ha chiesto di intervenire con carta e penna sul suo nuovo, sicuramente splendido libro e di spiegare che cosa penso della vita, sono stato due o tre giorni a interrogarmi profondamente.
Come si può prendere l’approccio giusto, dare a chi legge l’impressione che un (poco) illustre signor nessuno riesca a dire cose interessanti e nuove evitando inutili panegirici, banalità scontate, certezze presuntuose e pochezze letterarie che lasciano il tempo che trovano già alla prima riga?
Da buon operaio della penna mentre ero sospeso tra una tazza di caffellatte e una Lucky Strike senza filtro, l’idea buona “salva autore” è arrivata come un fulmine: solo allora mi sono chiuso nello studio, ho preso in mano il cellulare e la mia vita l’ho chiamata, scovandola per caso a un vecchio numero di una casa dove vivevo una trentina di anni fa. Sicuramente la cosa che so far meglio, un’intervista. Trentanove ventotto novantacinque… tu tu…..
“Pronto?”
“Ciao vita, come stai?”
“Per ora bene, ma non si può mai dire”.
“Sei la vita mia o ho sbagliato numero?”
“Non senti quanto sono noiosa? Ti sembro la vita di Garibaldi o quella di Barack Obama? Se intervisti una di loro ti ci vuole una vita”.
“Sei pur sempre una vita intera…”
“Per ora no, almeno spero. Sono una gran parte di vita, un buon inizio, qualche lunga pausa, momenti super e qualcuno mediocre, spunti da cavallo di razza e qualche grande cazzata, il tutto nella media di un uomo fortunato, di buona famiglia blandamente intelligente, furbo e leale quanto basta, pronto a cogliere sempre il momento giusto per entrare e l’istante precedente a quando bisogna andarsene. Se ancora ci fosse questa categoria tutto sommato ti considererei un saggio”.
“Non mi stai trattando bene”.
“E quando mai la vita tratta bene qualcuno? Nei film forse, ma mai nella realtà”.
“Il mio pregio maggiore?”
“Ti sottovaluti, ma sei un ottimo produttore di vite: hai tre figli che sono tre gioielli, cosa vuoi di più dalla vita?”
“Hai qualche rimpianto?”
“Qualche? Direi che sono una vita di rimpianti. Ma del resto, un’esistenza senza nostalgia che esistenza è?”
“Non fare la vittima, ce ne sarà uno più grande di tutti…”
“Certo, il fatto che la vita sono io ma a viverla sei stato tu. Sono un soggetto passivo, non capisci? Nasci? Io sono solo all’inizio. Ti sposi? Sono costretta a incrociare qualche altra vita, il più delle volte noiosa quasi come me. Divorzi? Tutti a dire che la tua vita cambia, ma non è mica vero, io sono sempre la stessa. Muori? Fine di te, ma soprattutto di me, anche perché se c’è una seconda vita, questa non sono io”.
“Ti sei intristita!”
“Molto, e visto che per la prima volta qualcuno mi fa parlare, voglio cogliere l’occasione per ricordare le vite che io e te abbiamo incrociato e che oggi non ci sono più: vite belle, intense, fatte di cose, di frasi, di momenti, di emozioni, di nomi e soprattutto di storie”.
“Vuoi ricordarne qualcuna?”
“No, le ricordo tutte. Ogni vita è tutta la vita”.
“Cos’è che ami di più?”
“E tu Andrea invece chi ami?”
“Direi la vita”.
“Dirò una banalità, ma la cosa che amo di più in assoluto è la persona che questa vita la sta vivendo, cioè te, vecchio cretino”.
“Quindi siamo innamorati”.
“Tu non è che mi piaccia sempre, per dir la verità”.
“Perché?”
“Stai sempre a citarmi, a dire a una donna, staremo insieme per tutta la vita, a recitare da oggi cambio vita, questo momento vale una vita, ti conosco da una vita, sei la mia vita, o addirittura, quando sei depresso, che merda di vita. Per te e per tutti quelli che vivono un momento vale sempre più di una vita intera, cioè me. E’ come se i tuoi cinquant’anni fossero giudicati in tre minuti”.
“Filosofa. Cos’è che odi di più?”
“Senza dubbio chi si toglie la vita, o chi la toglie a qualcun altro. Non c’è niente di peggiore e di più aberrante. E’ come leggere un libro e strappare le pagine che vanno dopo i primi dieci capitoli. Se quel libro non ti piace non lo leggere, ma perché non vuoi dar modo di farlo a qualcun altro e a lasciare che quel libro esista e continui a raccontare la sua storia?”
Qual è il momento più bello della tua vita?”
“Questo dovresti dirlo tu. Io sono la tua vita e mi sento francamente bella in ogni istante”.
“Ci sarà stata una volta in cui non ne potevi più”.
“Dipende da te, quando hai poca voglia di vivere, di fare, quando sei stanco e io valgo poco, sei pronto a buttarmi nel cesso e a dimenticarti di me, delle persone che hai accanto, delle belle cose che vivi ogni giorno, di Sofia, di Alessio, delle bimbe, di Tico e della Roma, mi irriti!”
“Quando da vita diventi vitaccia”.
“Siamo precisi: quando tu mi fai diventare una brutta vita”.
“Lasciamo perdere, come vorresti finire?”
“Non vorrei finire mai, e spero che quando succederà non me ne accorgerò. Tutti gli esseri viventi… pensanti pretendono che la vita termini quando è tutto realizzato e compiuto, ma a me questa pare una gigantesca stronzata”.
“In che senso?”
“Che voglio finire nel bel mezzo di una cosa da fare, di un viaggio da progettare, di un amore da inventare, sono una vita io, mica mi posso fermare con le mani in mano per dire è tutto fatto, ora potete spegnere i riflettori”.
“Ovvero?”
“Finché c’è, la vita non finisce mai”.
“Bella massima”.
“No, questa è solo la verità, ma non è ora di attaccare il telefono e ricominciare a vivere?”
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