Ho inviato il seguente commento sul sito “Mangialibri”, dove appare un’intervista al grande scrittore Erri De Luca, all’indirizzo internet:

http://www.mangialibri.com/?q=node/2459


 

Dice Erri De Luca:

"Gli ebrei sono per tradizione poliglotti avendo spesso abitato presso diversi domicili, dunque che a inventare l'esperanto sia stato un ebreo non stupisce: ma una lingua universale non si addice tanto all'umanità. Si è di un posto perché se ne parla la lingua, non perché ci si è nati."

Desidero commentare così:

E' vero, si è di un posto perché se ne parla la lingua, ma questo non può portarci a concludere che una lingua universale non si addica all'umanità. Una tale conclusione, infatti, s'appoggia sul presupposto implicito che noi si possa appartenere pressocché esclusivamente ad un solo "luogo linguistico", laddove invece (e la relazione affettiva e intellettuale di De Luca con l'ebraico antico lo mostra chiaramente) le appartenenze liguistiche possono essere molteplici, possono strutturarsi su strati diversi, su strati che si intrecciano, su strati che si delimitano l'un laltro, su strati che si sovrappongono e che sfumano l'uno nell'altro, e così via.

Questo è proprio ciò che accade con l'esperanto: essendo una lingua che è entrata nella sua "vita semiologica" (come afferma Ferdinand De Saussure nel suo capitale "Corso di Linguistica Generale") in virtù della sua concreta utilizzazione da parte di una comunità che, fin dagli albori, è stata autenticamente internazionale, l'esperanto ha gradualmente creato una cultura letteralmente "trans-nazionale" (una cultura che supera le divisioni culturali etniche, e che tuttavia lo fa passando attraverso ciascuna di esse, arricchendosi nel passaggio: la letteratura originale in esperanto è uno straordinario esperimento di cultura autenticamente "pan-umana"...); il risultato di tutto ciò è che l'esperantista medio possiede almeno due identità linguistico-culturali, che si collocano _su due "strati" o livelli differenti_: uno nazionale e uno trans-nazionale.

Piuttosto comune è poi, tra gli esperantisti, la tripla identità: in un mondo in cui le lingue locali (impropriamente chiamate dialetti) muoiono, giovani esperantisti, appartenenti alla generazione in cui la "catena di trasmissione" di tali lingue s'è spezzata, riscoprono il valore della cultura e della lingua locale dei genitori e degli avi, e la recuperano per trasmetterla ai loro figli: ecco, quindi, un esempio piuttosto comune, tra gli esperantisti, di identità linguistico-culturale "a tre strati": locale, nazionale e trans-nazionale.

Non raro, infine, è il fenomeno degli esperantisti poliglotti, che s'appropriano delle più disparate lingue del mondo: quando, attraverso le fessibilissime ed espressivissime traduzioni in esperanto realizzate da _madrelingua_, l'esperantista medio accede - ad esempio - ai "Promessi Sposi cinesi" (Il Sogno della Casa Rossa, di Cao Xequin) o alla "Divina Commedia finnica" (il "Kalevala"), per non parlare di letterature ancor più sconosciute, lo stimolo allo studio di altre lingue diventa molto potente. Ecco quindi che appare la figura dell'esperantista che recupera il dialetto degli avi, che approfondisce la lingua nazionale, che si sente parte della cultura transnazionale della letteratura originale in esperanto, che accede ai principali capolavori di _tutte_ le culture del mondo per mezzo di traduzioni in esperanto eseguite da madrelingua, che si appropria di altre lingue nazionali solitamente poco studiate (diversi miei conoscenti esperantisti si studiano lingue come il persiano, il kechua e il mongolo...). Quale migliore esempio del fatto che noi tutti possiamo "appartenere" contemporaneamente a tanti diversi "posti" linguistici, strutturati su molteplici livelli o gusci, e interagenti gli uni con gli altri in un modo complesso e ricco?

Pensare che la Lingua Internazionale esperanto sia un ostacolo ad una tale strutturazione dell'identità linguistico-culturale è un errore concettuale e fattuale: al contrario, le caratteristiche linguistche, lo spirito, e l'uso della lingua esperanto favoriscono e facilitano in misura notevole proprio questo tipo di strutturazione dell'identità linguistico-culturale, che al di fuori del mondo esperantista è molto più rara...

Per un approfondimento del tema, invito ad ascoltare il dibattito "Anno internazionale delle lingue: l'esperanto è una lingua che salva le lingue materne dall'estinzione?" all'indirizzo internet:

www.ipernity.com/blog/28233/62756

Con stima,

Andrea Fontana.