Scavando nei ricordi di Ranieri si possono rintracciare curiosità,fatti e personaggi legati alla sua giovinezza che dipingono una Siena ed anche una società in generale molto diversa da quella di oggi;una società in cui vi era molta miseria ma anche tanti valori autentici che forse ora stanno sparendo e che non riscontriamo nella nostra contemporaneità. Il primo palio che lui ricordava distintamente era quello del luglio 1937 vinto dalla Lupa ed in particolare ricordava la luminaria della Festa della Vittoria lungo tutta Vallerozzi. Ricordava anche la nostra vittoria nel 1938 con Tripolino e Sansano con la luminaria lungo via S.Marco. Erano anni molto difficili durante i quali si avvertivano i presagi della distruzione che l’imminente Guerra Mondiale avrebbe portato infatti ad esempio la Torre festeggiò nel 1945 la vittoria conseguita nell’agosto 1939. Durante la Guerra la Contrada era vuota,non era vissuta apparte la sera dove ci si ritrovava per giocare a carte; tra i giocatori figuravano Marmo,Victor Hugo Zalaffi,il Ciabattini e il Bindocci. In Società i bambini fino a 18 anni non potevano entrare e comunque sia anche a 18 anni non si poteva fare baldoria altrimenti c’era anche il rischio di prendersi qualche sonoro ceffone. Lui insieme a tutti gli altri bambini di S.Marco passava interi pomeriggi a giocare Fuori Porta con una palla di cencio fatta di stracci e spago; le partite erano interminabili con punteggi tipo 37 a 25. L’unico che aveva un pallone ‘’vero’’ fatto con una specie di gomma era Giorgio Bassi. Si giocava anche a pamela,a buchetta,a barberi e con le spennacchiere;spesso questi giochi si svolgevano davanti alla chiesa del Carmine in Pian dei Mantellini sulla strada che all’epoca era sterrata. Un ricordo particolare del periodo bellico è quello relativo  al luglio del 1942 quando un dirigente della Gioventù Hitleriana venne in visita a Siena e in quell’occasione fu fatta una sorta di passeggiata storica con un tamburino, due alfieri e un duce per contrada nonostante il Palio in quegli anni non si corresse. Erano anni duri e di sofferenza; bisognava fare la fila per comprare pane e latte,la gente era triste perché il Palio era stato interrotto e le Società di contrada chiudevano presto per via del coprifuoco inoltre famiglie numerose anche con 15 figli erano costrette a vivere in una stanza sola. In particolare lui ricorda le corse a casa quando c’era l’allarme antiaereo e il sabato quando andava alle adunanze dei Balilla. Raccontava anche di un episodio riguardante un chiocciolino.Successe che un tedesco un giornò dette noia a sua moglie e lui venendolo a sapere lo picchiò. Il tedesco quando si riprese andò a dirlo ai suoi compagni che per rappresaglia con una jeep iniziarono a mitragliare a caso per Via delle Sperandie proprio mentre Ranieri stava passando di lì. Le attività svolte durante l’anno in Contrada erano poche,c’ era la Società dei 14 (una società di Mutuo soccorso antenata della moderna società di contrada) e il Banchetto di ottobre rappresentava l’ultimo appuntamento dell’ anno contradaiolo. Quando era già più grande (sempre nel periodo bellico e anche dopo) Ranieri raccontava che andava spesso a dare una mano alla trattoria dell’Aquila di proprietà di suo nonno dove conobbe vari personaggi come Pappio, il babbo del Meloni, Birillo e Benzina dell’Onda.
Dopo la Guerra ricordava l’entusiasmo dei senesi per il ritorno alla vita normale e quindi anche del Palio. Il palio della Pace corso il 20 agosto del 1945, lo vide dai ferri del Casato e ricordava quando la Tartuca dopo due mosse false in cui era partita entrambe le volte prima ritirò il cavallo per protesta seguita per solidarietà dalle alleate Onda e Oca. Quello era il palio del Bruco e dell’Arzilli ma come sappiamo fu il Drago a vincere con Folco e Rubacuori. A fine palio Ranieri vide i dragaioli che, andati per scendere il palio furono sovrastati dai brucaioli i quali strapparono il palio in mille pezzi e Rubacuori il quale scortato dai Carabinieri,prese una bandierata da un alfiere del Bruco. La contrada di Barbicone fu costretta a far ridipingere il palio a proprie spese per riconsegnarlo al Drago e il pittore Dino Rofi inserì nel drappellone un drago con un bruco in bocca. Del palio da noi vinto nel luglio del ’49,Ranieri rammentava  che non volevamo vincere avendo un cavallo sconosciuto ed essendo la Tartuca tra le favorite con Piero e il Gentili. Per le prove non riuscivamo mai a partire, così fu fatta un’adunanza per sostituire il fantino Bazza ma il capitano Enrico Civai decise di confermarlo ed ebbe ragione lui infatti il giovane Eletto portò alla vittoria lo sconosciuto Lirio nerbando Tartuca e Bruco. Nell’immediato Dopoguerra si girava solo in campagna in 20 quando andava bene. Il giro veniva fatto tutto a piedi e la mattina partivano quattro alfieri e quattro tamburini per S.Agostino dove c’erano alcuni protettori. Gli altri passavano da Costafabbri,Monastero,S.Andrea fino ad arrivare quasi a S.Rocco dove c’era il protettore Bartali. Si mangiava a Costalpino oppure alla villa del Ciseri,poi nel pomeriggio si ripartiva fino a Certano e si ritornava indietro. Era molto dura, c’era molto caldo e le strade erano tutte sterrate,diceva Ranieri. Durante il Palio le donne a cena non c’erano e anche i cittini aspettavano fuori dai cancelli. Il giorno della tratta andavano una quindicina tutti a mangiare la trippa da Dante Bruni. Come nel periodo bellico le attività svolte erano poche, la più importante era il Veglione Giallo-Rosso durante il periodo di Carnevale dove ci si divertiva molto. Anche la Tartuca aveva il suo veglione e spesso se finiva prima, i tartuchini venivano tutti a bere in S.Marco. Questa era la Siena magica di Ranieri,una Siena più povera che forse molti di noi vorrebbero rivivere sulla propria pelle.
 
Francesco Zanibelli