E' incredibile la reazione dei media occidentali alle vicende provenienti dall'Ossezia.Anzi, forse di strano non c'è nulla; l'asservimento dei nostri mezzi di comunicazione a realtà preconfezionate è ormai un dato di fatto inconfutabile.Non avevamo certo bisogno della classifica stillata da Celentano durante una delle sue noiosissime puntate di Rockpolitik, per capire lo stato larvale in cui riversa la libertà di stampa in questa Europa sempre più proiettata verso i dettami proclamati dal Trattato di Lisbona(che il nostro Parlamento da destra a sinistra ha approvato senza battere ciglio).

Ciò che hanno descritto i giornali e i telegiornali italiani ed Europei in questi giorni è un attacco senza mezzi termini da parte delle armate russe, condannato da più parti.Forse questi figli di Riotta o Rossella, si sono dimenticati di dire alcune cose che solo chi ha voglia di informarsi e conoscere può sapere, alcuni "dettagli" che meritano di essere ricordati per una migliore comprensione del accaduto:

Il ministero degli Esteri ucraino ha dichiarato che l’Ucraina si riserva il diritto di impedire il ritorno della flotta russa del Mar Nero, ora impegnata al largo della Georgia, nei porti ucraini. In base ad un accordo firmato fra i due Paesi, la flotta bellica russa ha il diritto di usare i porti ucraini fino al 2017. Evidentemente la «democrazia» ucraina, che deve la sua esistenza a Washington non meno della «democrazia» in Kartulia, arde dalla voglia di impicciarsi nel conflitto, troppo «limitato» secondo i gusti del suo padrone a Washington. Bisogna ampliarlo, e l’Ucraina si presta.
Gli americani si apprestano a trasportare, con ponte aereo, metà del contingente di Kartulia che è impegnato in Iraq, e che ne fa il terzo dei contingenti alleati, dopo americani e britannici. Mille uomini subito «entro 96 ore», gli altri mille al più presto, ha detto il colonnello Bondo Maisuradze: «Gli USA ci forniranno il trasporto» . Dunque il Pentagono, mentre chiede il cessate il fuoco a Putin, prepara il suo satellite georgiano ad un qualche contrattacco. E in ogni caso, il ponte aereo dell’USAF espone gli aerei americani al contatto con le armi russe: una provocazione aperta, magari alla ricerca di un «incidente».
• Nel lontano Kirghizistan, in una casa di Bishkeh (la capitale) affittata a cittadini americani con passaporto diplomatico, la polizia locale - allertata dai vicini - ha trovato un vero arsenale: 53 armi da fuoco anche «di grosso calibo» oltre a «lanciagranate, fucili mitragliatori, pistole, carabine da cecchino e 15 mila proiettili». I cittadini americani che sorvegliavano le armi sono «due dipendenti dell’Ambasciata USA e dieci militari americani nel Paese, dicono loro, per addestrare le forze speciali kirghize». Un dettaglio che il ministro degli Interni kirghizo, Temirkan Subanov, e il ministero della Difesa, negano con forza. C’è un accordo con gli USA, dicono, per addestrare gli agenti anti-droga (l’oppio afghano passa di lì), ma l’addestramento non richiede nè contempla armamento pesante. L’ambasciata USA ha emesso un comunicato in cui insiste: l’arsenale era lì con il permesso e su richiesta del governo kirghizo.(fonte effedieffe.it)

Altro interessantissimo aspetto è il ruolo giocato da Israele in questo conflitto.A fornirci notizie concrete sulla partecipazione israeliana è l'agenzia israeliana Dekra, notoriamente vicina al Mossad, che durante le prime ore del conflitto annunciava sprezzante:"Cingolati e fanteria georgiani, aiutati da istruttori militari israeliani, nella mattinata hanno conquistato la capitale della Sud-Ossezia secessionista, Tskhinvali». E, citando «le sue esclusive fonti militari» era in grado di spiegare quale sia «l’ìnteresse di Israele nel conflitto....."Gerusalemme possiede un forte interesse nella pipeline che porta gas e greggio del Caspio al porto turco di Ceyhan, senza bisogno di usare le reti di gasdotti russi. Sono in corso intensi negoziati tra Israele, Turchia, Georgia, Turkmenistan e Azerbaijian affinchè l’oleodotto raggiunga la Turchia e da lì il terminale petrolifero di Israele ad Ashkelon e di seguito il porto di Eilat sul Mar Rosso. Da lì, super-petroliere possono portare il gas e il greggio in estremo oriente attraverso l’oceano indiano».

Dunque la Vittima Eterna(Israele) non vuole solo assicurarsi il petrolio per i suoi consumi interni, bensì partecipare al grande business, far dipendere l’Asia dalla sua buona volontà di fornitrice.

L'America sta agitando i suoi satelliti a prendere posizioni antirusse, mentre  l’Europa - tramite le sue cosche non-elette - è della partita, all’insaputa dei suoi cittadini.Qualcuno pensa ancora che il pericolo per la pace sia l'Iran??