Un altro mondo, tollerante e pieno di salsicce.
di Pigi Mazzoli
pigi.mazzoli@libero.it
(pubblicato in "Pride", ottobre 2008)

Il 26 maggio 2008 a Berlino, capitale della Germania, è stato inaugurato il monumento commemorativo delle vittime omosessuali del regime nazista. Gli artisti Ingar Dragset e Michael Elmgreen hanno disegnato un grande parallelepipedo di cemento grigio con una finestra, affacciandosi alla quale si vede un video di due ragazzi che si baciano. L'opera si trova nel Tiergarten, il grande parco al centro della città, proprio di fronte al vasto monumento alle vittime ebree del nazismo, riecheggiandone la forma. Inaugurato del sindaco gay della città, è stato realizzato con fondi pubblici, con una spesa di 600.000 euro.

Ad agosto siamo stati a Berlino. Una breve vacanza, il tempo necessario per visitare i musei della città. Pensavamo di trovarci spaesati, di avere difficoltà con la lingua, che non conosciamo. Non ci aspettavamo altro che importanti opere d'arte e qualche palazzo interessante.
Invece ci siamo sentiti a casa. Una delle prime sere ci siamo incontrati con un amico in un bar gay per orsi per un saluto. Ci siamo ritrovati in un quartiere, in centro, completamente gay, con locali uno dopo l'altro, pieni di gente simpatica, con panche e tavoli sulla strada e grandi vetrate sugli interni. Bar, pizzerie, discoteche, alberghi e pure un chiosco delle tradizionali salsicce al curry, tutto gay.
Eravamo estasiati da tanta abbondanza e serenità. Il nostro amico ci ha raccontato un po' di antefatti socioeconomici di quella situazione, degli altri quartieri gay della città, del sindaco gay e ci ha assicurato che, a parte qualche zona periferica della ex Berlino est dove si trovano anche dei neonazisti, tutta la città è molto liberale e liberata rispetto all'omosessualità. Camminando verso l'autobus eravamo ormai arrivati nel grande viale centrale, di fronte ai famosi magazzini KaDeWe, e il nostro amico, quasi per dimostrarcelo ha iniziato a baciare il suo fidanzato in un abbraccio lunghissimo. Come se fossero trasparenti. Nessuno dei passanti s'è girato, né incuriosito né scandalizzato. Ci siamo lasciati andare un po' anche noi...
Uno dei giorni seguenti, tralasciando qualche museo, abbiamo fatto un giro dei monumenti-attrazione turistica, Reichstag, Porta di Brandeburgo, monumento all'olocausto, fino al seminascosto monumento alle vittime omosessuali del nazismo.
Vedere questo macigno piantato nell'erba, e sapere che era gay, mi ha commosso. Mi ha fatto sentire tra amici. Il vetro a cui ci si affaccia per vedere il filmato è a specchio, e col sole si devono appoggiare le mani a schermare la luce per vedere all'interno. Il vetro era un po' sporco. Ho tirato fuori il fazzoletto dalla tasca e mi sono messo a pulirlo. Mi sono venute in mente quelle vecchiette nei cimiteri che lucidano le tombe dei loro cari, io non l'ho mai fatto. Ed invece ero lì a pulire, con gli occhi umidi, perché quel monumento lo sentivo anche mio.

Questa volta il ritorno in Italia è stato ancor più duro e cupo delle altre volte, come se le speranze e i progetti di questi ultimi anni fossero ormai da dimenticare. Matrimoni, unioni, adozioni, lotta all'omofobia, tutto da cancellare. Come se noi due, qui, non fossimo dei veri cittadini ma qualcosa un gradino più sotto. E poi, ritornare a leggere i giornali, che voglia di fuggire.