a letto con pigi

Piccole paure crescono mentre altrove grandi speranze muoiono.

di Pigi Mazzoli
(pubblicato in "Pride", novembre 2003)

Sì, la paura è sempre quella, quella della malattia, questa ne è la rubrica adatta. Ma questa volta vorrei raccontarvi di un aspetto parziale, quasi collaterale della grande paura, quella piccola, ma non tanto, che assale chi deve fare il test.
Confesso che spesso mi è stato confessato da amici e conoscenti: "dovrei fare il test ma ho paura", io non ho dato importanza alla cosa, preso com'ero, come sono, dai miei esami sulla progressione del virus in me e sull'efficacia delle cure. Non ho capito che quella frase non era un pensiero qualsiasi detto a voce alta, era proprio una reale richiesta d'aiuto, di solidarietà, di coraggio. Ho catalogato le loro affermazioni con la freddezza dello studioso che osserva un fenomeno che non lo riguarda. Alcuni non lo fanno per non sapere, altri perché son quasi certi di essere già sieropositivi e non sopporterebbero una conferma. Ci sono quelli che dicono che tanto il virus lo abbiamo tutti ma non è quello che scatena la malattia, altri per cui il virus non esiste ed è un'invenzione delle case farmaceutiche per speculare sui farmaci. Poi ci sono quelli che pensano che i farmaci non funzionano e quindi è inutile saperlo, dimenticando che sapendolo potrebbero proteggere con maggiore attenzione gli altri. Ed anche coloro che credono che i farmaci siano tanto potenti ed infallibili che è meglio aspettare di avere i primi sintomi della malattia conclamata per iniziare a curarsi, ma che intanto non è il caso di rovinarsi inutilmente la vita sapendolo. Vi sono pure quelli che cercano di infettarsi con consapevolezza, ma in questo caso il perché non l'ho ancora compreso. Scusate la freddezza, ma io ho un altro problema, e più di tanto non riesco ad emozionarmi per questi dubbi, al di là di enumerarli.
Marco, un mio caro amico, si è fidanzato da poco. Abbiamo passato un po' di sere assieme, seduti a tavola o ad ascoltare musica, parlando un po' di tutte le cose, ed anche dei nostri rispettivi fidanzati. Mi ha raccontato che pur essendo in coppia chiusa e pur essendo entrambi fedeli facevano ancora sesso sicuro perché Marco aveva fatto gli esami di rito, ma il suo fidanzato no.
Così quando finalmente ho conosciuto questo famoso fidanzato, quasi subito sono entrato in argomento.
"Perché non hai ancora fatto gli esami?" "Ho paura" "Sì, tutti hanno paura, anch'io ho paura quando aspetto l'esito dei miei, anche se è roba meno ansiogena, ma vanno fatti" "Io li potrei anche fare ma è l'attesa dei risultati che non sopporterei".
Ora devo parlarvi di questo fidanzato. Mi somiglia. O meglio, assomiglia molto a come vorrei essere io: professore di liceo, carattere calmo, riflessivo, buono, affettuoso. D'aspetto invece ci assomigliamo abbastanza, anche l'età è pressappoco la stessa, solo la barba è quasi identica. Saranno state le somiglianze, reali o sperate, ma io sono riuscito a mettermi nei suoi panni. E mi sono domandato se, essendo nella sua situazione, avrei il coraggio di mettere a repentaglio la mia tranquillità con un test. Forse no. Questo pensiero mi ha fatto rivivere in un lampo tutte le disperazioni, le paure, l'anestesia dalle emozioni gioiose che mi hanno accompagnato per anni. Mi ha fatto vivere per un attimo anche l'illusione di essere sano e di poter vivere senza quest'ombra col mio compagno adorabile.
Ecco, il mio compagno, vorrei fare l'amore con lui senza preservativo, non so perché, io che dico sempre, e con convinzione, che il preservativo non toglie nulla al rapporto ma anzi è tanto comodo e divertente. Forse lo sarebbe, certo, ma se non ci fossimo obbligati. Per me, ma credo di poter dire noi, il preservativo è il testimone che la bomba ad orologeria sta ticchettando mentre facciamo l'amore, impedendoci il totale abbandono ai sensi.
"Voi avete la fortuna di poterlo fare senza preservativo, basta che vi facciate gli esami, anche quelli delle altre malattie, li fate assieme, andate in un centro antivenereo e vi fate consigliare, è un po' come sposarsi, non sei solo, non siete soli, siete DUE, prendi coraggio e prendetevi quello che vi spetta di diritto, vi amate".
Non ho coraggio di chiedere loro se poi questi maledetti (benedetti) esami li hanno fatti. Io spero di sì. Se fossi in loro li farei di corsa e mi inginocchierei a baciare l'uscio del laboratorio. Peccato che non serva a nulla, nel mio caso, io gli esami li continuo a fare, di quell'altro tipo, però. Peccato.