A nudo

Membrane diafane.
di Pigi Mazzoli
(pubblicato in "Pride", dicembre 2003)

Fra un malanno e l'altro son riuscito a mettere il naso fuori dalla porta, complice un messaggino sapiente di un amico: "galleria venti correnti. via cesare correnti 20. mostra beefcake. non ti dico nulla. da vedere. dante". Beefcake ha stimolato la fantasia e sono corso, una mattina un poco grigia, a battere alla porta della galleria chiusa. Aperta il pomeriggio, peccato. Gentilissimo il giovane gallerista dall'aspetto nordico, senza mai staccare il telefonino dal suo orecchio mi ha trattenuto spiegandosi a gesti, ha aperto e mi ha invitato silenziosamente ad entrare. Mi sono trovato da solo a girare tra diafane membrane erotiche. No, non preservativi, seppur anch'essi siano descrivibili in tal modo. Ma pizzi, veli, garze che pendevano dal soffitto, che con giochi di intarsi rappresentavano corpi maschili, accoppiamenti, volti trasfigurati dall'eccitazione. Nulla di lezioso, come potete vedere dalle immagini, ma una tecnica di cucito grossolana e maschia quel che basta per far stare uniti i pezzi di stoffa. A terra dei cuscini ricamati con annunci erotici. Sono opere di due artisti che lavorano in coppia: Renzi e Reale. Non so che aspetto abbiano, né come sia la loro casa, ma mi han lasciato l'idea che ci siano ancora in giro posti e atmosfere divertenti, che ci si possa ancora divertire, oggi.

Fra un malanno e l'altro ho passato molto tempo in attese nelle corsie dell'ospedale, assieme ad altri sieropositivi come me. Ci assomigliamo sempre meno, tra noi. Anni fa, all'apertura del nuovo reparto, ci si poteva dividere a colpo d'occhio in due squadre come gli scapoli e ammogliati delle partite delle domeniche di periferia: invece qui tossici e froci. La differenza tra i due gruppi saltava all'occhio. Nessuna partita, sembravamo due squadre ferme in panchina che sanno che non inizieranno mai a giocare. Una partita dove nessuno vince.
Dopo qualche tempo sono iniziati a comparire i vecchietti. Vestiti con l'abito buono, come si conviene per fare buona impressione coi dottori, anche se un po' fuori moda e profumato di naftalina. Ho immaginato che fossero i clienti della prostituzione, perché quando sono della stessa età, i gay si differenziano per l'abbigliamento oltremodo impeccabile, sia in quello formale che in quello sportivo.
Come logica prosecuzione dopo altro tempo hanno incominciato ad apparire i primi travestiti (mi sono appena chiamato "frocio", lasciate che io chiami sbrigativamente "travestito" il popolo trasgender). I primi ad apparire erano timidamente ri-travestiti da uomo. Le fattezze del volto denunciavano spesso un'origine sudamericana ma con nasi tutti rifatti che mal s'adattavano a quei lineamenti da Maya, con sopracciglia depilatissime e scarpe enormi. Le mani tozze che stringevano fogli, stiamo tutti sempre con dei fogli in mano nelle nostre attese. Cosa vengono a fare qui, con quel che costano le cure, pensavo tra me e me. No, non lo pensavo, sinceramente, anzi tutte le volte che capisco che non sono italiani penso a tutti quelli non occidentali ma ugualmente infetti, che sono i più, e che non si possono curare perché non ci sono soldi. E poi immagino anche le loro vite scomode da prostituta, fatte di lavoro notturno alle intemperie e di maltrattamenti e di rischio e di ostracismo sociale. Ma quanti lo penseranno? A quanti darà invece fastidio che si prestino cure gratuite, e tanto costose per di più, a degli immigrati? A delle prostitute, poi. A dei travestiti, ancor peggio. Pensavo tutto questo, con fastidio nello scavare in me su certi argomenti etici, per cercare di capire certi atteggiamenti, che fortunatamente appartengono al mio passato, che ho dovuto subire io come frocio ammalato per sesso. Perché dobbiamo curare quei pervertiti anziché operare al cuore i nostri neonati, avanno pensato altri. E probabilmente la squadra dei sani nel frattempo pensava al perché dovesse sostenere il costo delle cure per la parte debole della società anziché lasciar fare alla natura la sua buona selezione naturale. Pensieri cattivi che prendono il via aspettando la visita. Pensieri cattivi che albergano nella testa di persone che non sono cattive, ma che non hanno mai dovuto mettersi nei panni di chi ha meno di loro, o che hanno evitato di farlo per la tremenda certezza che tutto ciò che si ha è effimero e non vogliono interrompere un sogno tanto bello.

Ultimamente un nuovo gruppo si è mescolato a noi, le signore anziane. Io suppongo siano le mogli inconsapevolmente infettate da mariti fedifraghi che han ceduto al fascino del sesso mercenario. Magari invece sono morfinomani che si sono bucate in gruppo con le amiche al tè delle cinque. No, non credo, hanno lo sguardo troppo spento per essere delle viziosette. Si vede che sono spiazzate. Non parlano del più e del meno col loro vicino di sedia come son solite fare in fila alla posta, non sferruzzano a maglia come fanno quando sorvegliano il nipotino che gioca nel giardino, non leggono neppure ricette di cucina, non hanno idea di scappare a casa a impastare una torta. Aspettano il loro turno, gli occhi fissi al pavimento o alla parete di fronte.

Anni fa andava in onda un telefilm ambientato non a caso a San Francisco, "Phillis", e in una scena la protagonista, vedova che abitava con la figlia a casa dei genitori del marito scomparso, vede la centenaria bisnonna seduta sul divano del soggiorno intenta a ricamare. "Cosa state ricamando?" "Burt Reynolds nudo a mezzopunto".
Ecco, vorrei cooptare quelle vecchiette della sala d'attesa a creare un po' di tende e copriletti con i disegni di Tom of Finland, ispirato dalla visita appena fatta alla mostra Beefcake nella galleria milanese. Ma non so quanto abbiano voglia di divertirsi. Neppure io, a volte.

Tra una visita e l'altra. Ci diciamo spesso che ora ci sono farmaci migliori, per noi occidentali che ce li possiamo permettere. Ma che a volte non funzionano, si deve essere fortunati sempre nella vita, anche con le malattie. Io avevo trovato finalmente un bel farmaco che funzionava, sperimentale, poche pillole (solo dieci), pochi effetti collaterali, mi sembrava. Invece mi hanno danneggiato il fegato (un farmaco precedente mi aveva danneggiato i reni, invece me la sono cavata quando ho preso quello che danneggiava il pancreas). Ora sono senza farmaci da un po', ma faccio ancora pipì marrone. Aspettano che io stia meglio per darmi qualcos'altro. Sensazione strana quella di non dover prendere le pillole, mi sembra che le giornate non siano più scandite come una volta, come da sempre, e che il tempo scorra liscio. Come sentire che il cuore non batte più, si è fermato. Come se sei per strada e scopri di non avere il portafoglio e non sai se te lo hanno rubato, lo hai perso o se solo ti aspetta a casa appoggiato sull'angolo del tavolo di cucina. Il tempo si ferma.
E tutte le volte che faccio all'amore col mio fidanzato penso che il virus sta aumentando giorno per giorno nel mio sangue e che ora sono più pericoloso per lui di quanto non lo fossi ieri. Vorrei scappare ma proprio ora ha maggiore bisogno di vedermi e starmi vicino. Brutta situazione, non solo non ci possiamo sposare ma anche c'è questa cosa fra di noi. Il virus non lo sento mio, è ancora un estraneo entrato in me. Faccio finta che tutto sia normale, con me e con lui, e gli confesso pezzetto per pezzetto ogni mia paura. Non c'è fretta, tanto sto, stiamo aspettando.

Devo ammettere che telefonando agli amici che stavano peggio di me mi sono sempre sentito un po' in colpa, da tempo ho imparato ad non esordire trionfante coi nuovi strabilianti valori che le medicine mi regalavano, ma sono sempre telefonate dure, e poi con gli amici si deve essere sempre sinceri. Ora posso approfittare per l'usuale giro di telefonate di auguri con un umore più mesto ma con tanti sensi di colpa in meno.
Per ora. Mi auguro che il 2004 mi porti, ci porti, una bella curetta nuova, efficace ma leggera, che non dia troppi disturbi e che non richieda di passare troppo tempo all'ospedale. Ho troppa voglia di divertirmi, di divertirmi per davvero, per credere che non mi arriverà presto la medicina giusta.

Pensare che se avessi usato il preservativo non sarebbe successo tutto questo.