Dedicato a chi non fa sesso sicuro
di Pigi Mazzoli
Pubblicato su “Pride” Maggio 2000 – pag. 22


Credo che molte volte abbiate iniziato a leggere qualche articolo attirati dal titolo “AIDS” nella speranza di avere la conferma che ormai il male è quasi sconfitto. Annoiati dalle cifre e dalle percentuali lo avete scorso velocemente alla ricerca di frasi tipo “si può fare anche senza preservativo”, non trovandole lo avete abbandonato a metà richiudendo gli occhi sulla realtà che vi ostinate a non vedere. E poi avete seppellito il tutto sotto la sensazione che se non l’avete preso non lo prenderete mai. E che tanto prenderlo non è più tanto drammatico perché ci si cura e presto verrà il vaccino e che...

Voi non volete sapere. Se aveste voluto leggere avreste saputo, se aveste voluto ascoltare senza toccarvi le palle chi ci è passato sapreste come stanno le cose.
Io sono sieropositivo e mi curo, ma la mia vita è cambiata. E per consolarmi posso solo guardare morire gli amici a cui la triterapia non ha fatto effetto.
Ma voi credete che sia aspirina? Il primo inibitore che mi hanno dato mi faceva andare di corpo circa 20 volte al giorno, scariche violentissime, giravo sempre con due mutande di scorta per potermi cambiare, non volevo usare i pannoloni. Ho smesso di farmi scopare, avrei smerdato chiunque. Ci telefonavamo fra di noi (si creano dei piccoli gruppi di solidarietà fra amici che prendono lo stesso farmaco) per consolarci: “pensa che ho avuto una scarica 5 minuti dopo che se ne era andato, ho rischiato di cagargli addosso tutto” oppure “me la sono fatta di nuovo addosso in macchina mentre ero già quasi al lavoro e dovuto tornare a casa a cambiarmi”. Vi fa schifo? Male, dovete abituarvi se volete prendere certi farmaci. Quando le scariche sono diventate 40 ha iniziato a sanguinarmi il culo ed allora mi hanno cambiato farmaci. Mi avvisano che se gli altri non funzioneranno non potrò più ritornare a prendere questi perché non funzionano una seconda volta. Devo decidere io. Io? E che ne so? Non lo sanno neppure loro, si fanno tentativi. Cambio di farmaci: devo bere molto, pericolo di calcoli. Altri effetti collaterali: pelle e mucose secche. All’inizio è divertente farsi spalmare di creme ogni giorno da chiunque passasse da casa (farlo da soli è una noia). Poi inizia sanguinare il naso, poi la pelle, poi macchiette rosse, poi una colica renale, poi un’altra. Il farmaco ti ha rovinato i reni, cambiare farmaco. Questi che sto prendendo ora vanno meglio ma (c’è sempre un ma) ecco che devo imparare una parola nuova: dislipidemia. Detto in soldoni: ti dimagriscono le gambe, il culo sparisce, ti viene una ciambella attorno alla vita e ti spunta il doppio mento, a volte ti vengono due buchi sulle guance. Non si sa il perché. Non vuoi più guardarti allo specchio, non ti riconosci più, è difficile amarsi guardandosi così peggiorati in fretta. Non c’è niente da fare, accettare. Tentano di consolarti “che per le donne è peggio, ma per un uomo è accettabile avere la pancia e le gambe secche”. Accetti guardando i CD4 che salgono un poco.
Due giorni alla settimana all’ambulatorio c’è la fila di quelli che aspettano l’iniezione nell’occhio. L’attesa. Ho fatto sempre fatica a vederli attendere di entrare nella sala operatoria dove “Guarda di lato!”, ago infilato nell’occhio e il farmaco iniettato a curare il citomegalovirus. Però li guardo, per abituarmi. Quando succederà a me voglio tentare di curarmi per non diventare cieco. Tentare, perché sono tutte cure che si spera che funzionino. Un ragazzo sordomuto é diventato cieco nonostante le iniezioni all’occhio: hanno tentato di insegnargli il linguaggio dei cieco-sordomuti fatto di toccate di mano. Ora è morto, non ha funzionato neanche la triterapia con lui. Ma non è qui per dirvelo, lo faccio io per lui.
Questo non vuole essere un lamento e neppure sto facendo terrorismo. Vi sto solo raccontando cosa ho passato io, io che sono fortunato, io che ci sono qui dopo 17 anni dal contagio. Ma se non parlassi di tutti quelli che continuano a morire nonostante i farmaci non vi farei un buon servizio. Leonardo li ha provati tutti, ad ogni farmaco che provava si gonfiava, diventava rosso, iniziava a peggiorare. Doveva aspettare un po’ prima di provarne un altro. E intanto il virus si moltiplicava. E’ morto l’anno scorso, è stata una lenta e straziante agonia. Non bastano 3 milioni di lire in farmaci al mese per avere assicurata la vita.
Poco tempo fa si è ucciso un nostro amico, perché? I farmaci funzionavano, stava meglio. Allora perché? Io credo di averlo capito. Quando la tua vita si riempie di esami, conte, appuntamenti, visite, pillole si svuota piano piano di tutto il resto: nel momento che va finalmente meglio ti fermi un attimo a guardarti dentro e scopri che non c’è rimasto più nulla di quello che eri ed allora decidi di buttare anche il contenitore. Io ho un compagno che amo: ma credete che il mio amore per lui possa essere lo stesso che gli poteva dare il Pigi che studiava architettura, che voleva mettere su uno studio, che voleva girare il mondo, che voleva costruire una grande casa col giardino, che voleva finire la vita a cent’anni guardando il tramonto mano nella mano del suo ragazzo? Credete che sia bello, quando facciamo l’amore, che io debba sempre avere paura di infettarlo? No, eppure io sono fortunato, i farmaci con me funzionano, per ora.
Adesso lo inizierete ad usare il preservativo? Sempre?