Recensione per "Pride". Inedita.

Recensione del film: Sono Positivo, regia di Cristiano Bortone, con Giovanni Esposito, Paolo Sassanelli, Cristina Liberati, Manrico Gammarota, produzione italiana 1999, durata 96'. Dalla commedia teatrale Ciò l'aids di Giuseppe Pasculli. Distribuito da Cecchi Gori.

L'ennesimo epigono di Almodovar firma una commedia su gay e AIDS che vuole essere leggera ma è superficiale e, a tratti, noiosa.

Con la pretesa di strizzare l'occhio ai film di serie B e al cattivo gusto, ecco una sciatta trasposizione su pellicola di un "pezzo" nato per il teatro. Troppe citazioni almodovariane fanno dell'omaggio un plagio. Dopo Corsicato. Già pronto per un passaggio televisivo in seconda serata, mai una scena di nudo, che per un film sul sesso del 1999 è già un'anomalia. I protagonisti, si dice comici di un certo successo, riescono a sfigurare persino davanti alla recitazione di un Frassica. Canzonette napoletane. Un generico Sud fatto di miseria e sotterfugi. Vladimir Luxuria, nella parte di sé stessa.
Siamo a recensirlo perché si parla di gay e di AIDS.
Il marito, a cui "piace la baguette", si contagia a Parigi con un bel ragazzo e trasmette l'hiv alla moglie, la moglie al suo amante, questi al fratello gay della moglie, il quale alla fine, a chiudere il cerchio, si fidanzerà col marito della sorella. Dopo un po' di malumore dovuto alla scoperta della sieropositività, i quattro capiscono che hanno l'occasione per vivere felicemente vendendo l'unica proprietà senza pensare al futuro. L'annuncio alla radio di una nuova definitiva cura provoca una, per me incomprensibile quanto assurda, reazione di tristezza nei quattro. Nonostante la perdita dello speciale stato di "positivi", decidono di continuare a vivere felici: il marito col cognato e la moglie con il suo amante, nella stessa casa. Dopo i froci da macchietta ecco creati anche i sieropositivi da macchietta. Sembra Vacanze di Natale ma è meno professionale nella confezione, e questo è un complimento.
Si tratta l'AIDS perché lega la morte con il sesso. Ma questo non basta per fare "un'esilarante commedia nera" come viene riportato nella cartella stampa. Poca è l'indagine che si fa di ciò che la "malattia" muove. Anche per trattare con leggerezza un argomento, qualsiasi argomento, lo si deve conoscere a fondo. Qui siamo fermi ai luoghi comuni degli ultimi 10 anni. Se si vuole proporre una comicità dell'assurdo allora era forse meglio non scomodare l'hiv, a che pro farlo? Forse perché "tira" di più sul mercato? Dopo Philadelphia o Tutto su mia madre è delittuoso essere superficiali su certi argomenti, e anche infruttuoso.
Agli albori del contagio, noi infettati, dopo un grosso dramma iniziale, ci sentivamo di vivere un evento eccezionale, l'imminenza della morte ci faceva progettare film, autobiografie, opere d'arte, vendette. Personalmente il ricordo di Gli ultimi giorni di Brian, un melenso telefilm in cui si narra di un uomo che, nell'attesa della sua fine annunciata, si dedica ad opere di bene, mi ha salvato dal ridicolo. Con l'avvento di cure efficaci, siamo ritornati quasi tutti nei ranghi e abbiamo continuato a vivere un'esistenza sensata. Ma quei drammi passati, quei travagli, quelle esaltazioni potrebbero ora fornire spessore all'argomento. Questo mancava nel film.
E mi domando perché sia così difficile recitare una parte comica che riguardi un gay senza scadere nel banale e nell'offensivo. Gullotta con serenità in Uomini uomini ha rappresentato uno stereotipo, ma con tali sfaccettature da essere plausibilissimo, Orsini in Bionda fragola non sembrava neppure gay, ma era ugualmente vero e divertente: dimostrano che anche nella commedia all'italiana si può uscire dal luogo comune. Qui invece il personaggio gay è un clone di Mastelloni, ma non ha la sua genialità, e i due bisessuali giustificano il loro lato omosessuale come frutto di corruzione da parte di omosessuali che li contageranno con questo. Messaggi troppo forti per dichiarare che il film tratta l'argomento con "positività e leggerezza".
Io ho gusti datati e sono sicuramente molto snob, ma con Sono Positivo non ho riso molto. Avesse trattato di pescatori con melanoma non avrei riso comunque, ma mi sarei meno irritato. Se ci fossero state scene di nudo (l'orso nella parte del medico!) mi sarei meno annoiato.

28 maggio 2000