Nei secoli si è dedicata una grande attenzione alle ombre, nonostante queste siano cose strane e inafferrabili. Spesso si è messo in luce il loro lato oscuro, e le mitologie occidentali e non occidentali raccontano di ombre inquietanti, vendute ai demoni, messaggere di sventura. Platone stesso, con il mito della caverna, ci ricorda che non possiamo fidarci delle ombre, rappresentazioni infedeli delle cose vere.
Ci sono voluti duemilacinquecento anni di ricerche da parte di filosofi, pittori, astronomi per mettere nella giusta luce il contributo delle ombre alla conoscenza del mondo. Ancora oggi non sappiamo tutto della percezione delle ombre, e le ricerche in scienze cognitive ci riservano continue sorprese.
Keplero, il principe degli astronomi, contemporaneo di Galileo, ha detto che “tutte le scoperte astronomiche vengono fatte per mezzo della luce e dell'ombra.” In effetti fino all'epoca dei primi telescopi l'astronomia ottica si è avvalsa delle ombre per una serie di scoperte che hanno allargato la nostra concezione del cosmo. Dalle prime indagini greche (il sole è molto più distante della luna dalla terra, la terra è sferica) alle gradi scoperte dell'epoca classica (le fasi di Venere e la fine dell'astronomia geocentrica, la forma della luna, gli anelli di Saturno, la vera dimensione di Mercurio, la velocità della luce...) sono sempre le ombre a rendere possibile le misure del cosmo.
Galileo era astronomo ma anche disegnatore, e non è escluso che proprio la sua capacità pittorica di interpretare le ombre sia quello che gli ha permesso di trasformare le sue osservazioni del cielo in scoperte di primaria importanza.

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